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L'alleanza tra le religioni e l'ecologia

Mary Evelyn Tucker

Docente di Religione e Ambiente all'Università di Yale

Tradotto da Sgi Quarterly, luglio 2010

Le maggiori religioni del mondo sono spesso considerate inclini a preservare visioni e comportamenti tradizionali, e di conseguenza conservatrici nelle loro concezioni. Quello che non dovrebbe perdersi di vista è che le religioni possono essere anche un fattore di emancipazione, capace di provocare un cambiamento sociale. Benché le religioni non balzino immediatamente alla mente come catalizzatrici di un intervento sull'ambiente, l'autorità morale e il potere istituzionale che possiedono fanno sì che si trovino in una posizione privilegiata per contribuire a un cambiamento delle attitudini, delle pratiche e delle politiche sociali, nel rispetto della sostenibilità.

Ovviamente le religioni hanno un ruolo centrale nel formulare visioni del mondo che orientano gli esseri umani verso il mondo il mondo naturale e nell'articolare rituali ed etiche che guidano il loro comportamento. Per giunta, esse possiedono la capacità istituzionale di raggiungere milioni di persone in tutto il mondo. Islam, induismo e cristianesimo rappresentano ciascuna più di un miliardo di persone. La dimensione e la complessità dei problemi che abbiamo di fronte richiedono sforzi collaborativi tra le religioni, e un dialogo con altri ambiti chiave dell'impresa umana come la scienza, l'economia e le politiche pubbliche.
La definizione di religione
Una definizione allargata di religione è di grande aiuto per comprendere questa convergenza tra le religioni mondiali e l'ecologia. La religione è più di una semplice credenza in una divinità trascendente o un mezzo in vista di una vita dopo la morte. È anche un orientamento nei confronti del cosmo e del nostro ruolo in esso. Per questo fa riferimento a storie cosmologiche, a sistemi simbolici, a pratiche rituali, a norme etiche, a processi storici e a strutture istituzionali che trasmettono una visione dell'umano inserito in un mondo di significato e di responsabilità, trasformazione e celebrazione. La religione mette in contatto gli esseri umani con una presenza divina o numinosa, con la comunità umana e con la più vasta comunità della Terra. Lega gli umani alla più grande matrice di mistero in cui la vita sorge, si dispiega e fiorisce.

Allo stesso tempo, la natura fornisce un contesto "di rivelazione" che induce gli umani a porsi questioni religiose sulle origini cosmologiche dell'universo, sul significato dell'apparizione della vita e sulla responsabilità umana riguardo ai processi vitali. Così la religione mette gli esseri umani in relazione sia con il mondo naturale che con quello umano per quanto riguarda il significato e la responsabilità. Per molte religioni, il mondo naturale è inteso come una fonte di insegnamento, di guida, di ispirazione, di rivelazione o di potere. Allo stesso tempo la natura è anche una fonte di cibo, abbigliamento e riparo. Così, le religioni hanno sviluppato sistemi intricati di scambio e dono collegati alla dipendenza umana da animali e piante, foreste e campi, fiumi e oceani.

Le religioni sono state significative catalizzatrici nel far fronte ai cambiamenti e nel trascendere la sofferenza, portando allo stesso tempo gli esseri umani a vivere a ritmo con la natura. Le tensioni creative che si producono tra il tentativo umano di trascendere il mondo e l'anelito a restarvi attaccato fanno parte delle dinamiche delle religioni. Questa consapevolezza porta a una comprensione più equilibrata delle possibilità e dei limiti delle religioni nei confronti delle problematiche ambientali. Molte religioni, pur conservando una concezione della salvezza personale al di fuori di questo mondo, promuovono l'impegno per la giustizia sociale, per la pace e l'integrità ecologica nel mondo. Ci sono nuove alleanze emergenti che collegano la giustizia sociale alla giustizia ambientale. La preoccupazione di come le comunità povere siano state sfavorevolmente colpite dal cambiamento climatico ha dato avvio a un'intensa discussione riguardo alla "giustizia climatica".

In questo spirito, i capi religiosi stanno parlando in modo sempre più chiaro in favore della protezione dell'ambiente. Figure come il Dalai Lama, il patriarca Bartholomew della Chiesa greco-ortodossa, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e Papa Benedetto XVI hanno tutte preso posizione in difesa dell'ambiente. Nel dicembre 2009 in una storica riunione del Parlamento delle religioni del mondo, a Melbourne, l'ambiente è stato uno dei maggiori argomenti di discussione. Molti capi religiosi hanno anche inviato messaggi alla conferenza di Copenhagen sul clima. La Sgi ha giocato un ruolo di primo piano nella conferenza e continua a dare il suo sostegno all'ambiente anche con la promozione della Carta della Terra, una dichiarazione di etica globale per un futuro sostenibile che mette insieme l'integrità ecologica, la giustizia sociale ed economica, la democrazia, la nonviolenza e la pace. Con una struttura unificatrice finalizzata ad abbracciare la più ampia comunità della Terra, la Carta è stata accolta da molte comunità religiose in tutto il mondo. Inoltre, negli Stati Uniti, l'Interfaith Power and Light ha contribuito a portare nuova consapevolezza nelle congregazioni religiose della loro "impronta del carbonio" (carbon footprint, contenuto di CO2 in quanto misura dell'impatto che le attività umane hanno sull'ambiente in termini di ammontare di gas serra prodotti, misurati in unità di anidride carbonica, n.d.r.). Il film Renewal ha documentato otto casi di ambientalismo su base religiosa. Così, come chiave per la riaffermazione dei valori e come sostegno indispensabile alla trasformazione morale, le religioni stanno giocando un ruolo sempre più importante nel prospettare visioni convincenti di un futuro più sostenibile.
L'ambito accademico
Lo storico Lynn White ha osservato che le nostre attitudini nei riguardi della natura consciamente o inconsciamente sono state condizionate dalle visioni religiose del mondo: "Cosa le persone fanno a proposito della loro ecologia dipende da cosa pensano di sé stesse in relazione a ciò che le circonda. L'ecologia umana è profondamente condizionata dalle credenze su noi stessi e sul nostro destino - cioè dalla religione" (Science, 1976). Questa prospettiva riassume uno dei principali orientamenti grazie al quale il campo della religione e dell'ecologia è entrato negli ultimi quindici anni in ambito accademico. Sebbene sia ancora un campo relativamente nuovo, lo studio accademico della religione e dell'ecologia si sta differenziando rispetto ad altre discipline, e gli studiosi ne stanno sviluppando le dimensioni teoretiche, storiche, etiche, culturali e di impegno.

Dal 1996 al 1998 nel Centro studi delle religioni del Mondo (CSWR) presso l'Università di Harward ebbe luogo una serie di conferenze internazionali che avevano lo scopo esaminare i differenti modi in cui le relazioni tra gli esseri umani e la Terra erano state concepite dalle religioni del mondo. Fine del progetto era ottenere una rassegna generale che fornisse la base per avviare un nuovo campo di studi su religione ed ecologia. Visto il divario tra i testi antichi e le tradizioni da un lato, e i recenti cambiamenti ambientali dall'altro, ha evidenziato la necessità di un metodo più ampio di recupero delle informazioni, rivalutazione e ricostruzione. Le conferenze di Harvard furono anche concepite per promuovere incontri interdisciplinari che facessero ricorso alla sinergia tra storici, teologi, studiosi di etica e scienziati e le azioni ambientaliste della società civile. Gli studiosi si impegnarono nel riportare criticamente aspetti delle tradizioni religiose per riesaminarli e rivalutarli in relazione al contesto contemporaneo. Storicamente, ciò è stato parte integrante della fioritura dinamica delle religioni, che si sono sforzate di equilibrare l'ortodossia con le necessità di adattarsi a nuove circostanze o culture.

Le tradizioni religiose non sono state mai monolitiche, ma hanno abbracciato un ampio raggio di posizioni interpretative che vanno dall'ortodossia alla riforma. Per secoli, separare un cambiamento necessario dai valori fissi della tradizione è stata una parte importante della vita dei maestri religiosi. Rabbini ebraici, teologi cristiani e imam islamici in Occidente; maestri indù, monaci buddisti e studiosi confuciani in Oriente: tutti si sono impegnati nell'interpretazione delle loro rispettive tradizioni nel corso del tempo. Il progetto di un'alleanza tra religione ed ecologia riguarda direttamente l'attuale processo di discernimento ed esegesi, e punta a una fase costruttiva in cui gli studiosi di varie religioni possano indicare quali siano le fonti, attuali o potenziali, di consapevolezza e di azione ecologica nel contesto delle diverse tradizioni. (La raccolta dei contributi di questa conferenza è stata pubblicata in dieci volumi dalla Harvard University Press).

Il Forum su Religione ed ecologia è stato stimolato da queste conferenze ed è culminato nella conferenza delle Nazioni Unite del 1998 prendendo forma compiuta. Il Forum ha sede ora presso l'Università di Yale dove si tiene aggiornato un sito web, con newsletter mensili.
Il Forum continua a lavorare dentro e fuori il mondo accademico incoraggiando lo sviluppo dell'ambientalismo religioso.
Venerare la Terra
I valori comuni che la maggior parte delle religioni del mondo sostengono in relazione al mondo naturale possono essere riassunti con venerazione, rispetto, moderazione, redistribuzione, responsabilità e rinnovabilità. Sebbene rispetto a questi principi vi siano variazioni interpretative sia all'interno di ogni religione sia tra le diverse religioni, si può dire che tutte stiano muovendo verso una comprensione sempre più allargata dei propri orientamenti cosmologici e dei propri impegni etici. Sebbene questi siano stati in precedenza intesi prima di tutto in rapporto agli altri esseri umani, oggi si tende a estenderli al mondo della natura. Con l'avanzare di tale ampliamento - e ci sono segni che ciò sta già accadendo - le religioni possono sempre più sostenere l'idea di una riverenza verso la Terra e i suoi profondi processi cosmologici, di un rispetto per le miriadi di specie del pianeta, di un'etica estesa a ogni forma di vita, di una limitazione nell'uso delle risorse naturali combinata col sostegno a efficaci tecnologie alternative e a un'equa distribuzione della ricchezza. Le religioni possono portare a un più ampio riconoscimento della responsabilità umana nella continuità della vita sul nostro pianeta e contribuire a rinnovare le energie della speranza per far sì che questo lavoro di trasformazione sia portato a compimento.

Negli ultimi quindici anni, il connubio tra religione ed ecologia è emerso sia come un campo di studi accademici definito, sia come una forza impegnata in questioni ambientali. Senza dubbio continuerà a crescere col crescere dell'interesse degli studiosi, del clero, dei laici e dei capi religiosi.
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