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Verso un Artico libero dal nucleare

Adele Buckley

Fisica, ingegnere e scienziata ambientale. Fa parte del Pugwash Council


Tradotto da Sgi Quarterly, luglio 2010

Nell'agosto del 2007 il gruppo Pugwash del Canada richiese pubblicamente l'istituzione dell'Artico come zona libera dalle armi nucleari. Una proposta sostenuta da altri attivisti anti-nucleare e ripresa dal presidente dell'SGI Ikeda nella sua proposta di pace del 2008. La dottoressa Adele Buckley, ex presidente del gruppo Pugwash canadese, esplora i passi da compiere verso la realizzazione di questa ipotesi.

L'apertura delle acque dell'Artico crea un potenziale di profitto enorme grazie all'abbreviarsi delle rotte di commercio internazionale e a un più agevole accesso al petrolio, al gas del fondale, e alle risorse marine. Il diritto del mare consente agli stati di esercitare la giurisdizione territoriale all'interno delle 200 miglia nautiche dalla costa, ma le nazioni stanno prendendo misure per assicurarsi l'accesso, i diritti e, in certi casi, la sovranità su porzioni di fondale marino, al di fuori di queste zone. Le pretese e contro-pretese territoriali saranno una fonte di tensione che potrebbe degenerare in aperto conflitto.

Le operazioni navali di Russia e Stati Uniti - le due potenze nucleari della regione - aumenteranno all'aprirsi delle acque, creando il rischio di uno scontro militare, specialmente perché entrambi in possesso di sottomarini nucleari. Da nessun altra parte le due maggiori potenze atomiche sono in così stretta, reciproca, prossimità. C'è la possibilità di una ulteriore nuclearizzazione di terra e mare.

Nella regione, le armi nucleari costituiscono sotto diversi punti di vista un pericolo per i paesi e i popoli dell'Artico, e occorre prendere misure preventive prima che sia troppo tardi. Si sta cominciando a discutere della creazione di strutture e procedure legali, ed è importante che la questione delle armi nucleari venga messa all'ordine del giorno, altrimenti l'attuale status quo tenderà a consolidarsi. Gli accordi esistenti e lo status attuale dell'Artico offrono un avvio pieno di speranza perché:

- C'è in vigore un trattato relativo ai fondali marini che impedisce lo stazionamento di armi nucleari nella superficie dell'oceano artico.
- L'utilizzo di bombardieri strategici nello spazio aereo dell'Artico risulta adesso molto meno significativo che durante la guerra fredda.
- Al presente, potrebbero avere inizio negoziati per la costituzione di misure di sicurezza militare. Degno di interesse è il Trattato dell'Antartico, stando al quale ognuno dei contraenti ha il diritto di inviare osservatori in tutte le basi di ogni paese della regione, fatto che determina la costituzione di una misura di sicurezza davvero forte, assicurando la piena adesione.
- Si spera che i colloqui tra Stati Uniti e Russia sulla riduzione delle armi strategiche abbiano nuovamente inizio.

Ci sono seri ostacoli, comunque, per un Artico libero dalle armi nucleari. Entrambi, Stati Uniti e Russia, schierano regolarmente sottomarini atomici nella acque dell'Artico. La base navale russa di Zapadnaya Litsa mantiene i suoi missili balistici sottomarini più avanzati, e le aree sotto pattuglia si trovano principalmente nell'artico. Così i negoziati per un Artico libero dalle armi nucleari (NWFZ, Nuclear Weapon Free Zone) potrebbero essere tentati solo dopo misure di disarmo complementari da parte degli Stati Uniti.
C'è un nuovo importante movimento in favore dell'abolizione. Ex ufficiali di alto rango di Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Germania e altri hanno chiesto immediati passi concreti verso la riduzione del pericolo nucleare, attraverso l'abolizione delle armi atomiche. Nell'ottobre 2007 una conferenza presso l'Hoover Institute, negli Stati Uniti, ha raccomandato a Stati Uniti e Russia di ridurre a cinquecento il limite delle testate. Ottenendo una simile riduzione, risulterebbe nel più grande interesse della Russia collocare i suoi missili balistici intercontinentali su basi terrestri mobili. Il risultato potrebbe essere la chiusura degli impianti dei sottomarini nucleari nell'Artico, o, in alternativa, il mantenimento di questi sottomarini privati, però, degli armamenti atomici. L'una o l'altra di queste alternative aprirebbe la strada a una NWFZ nella parte russa dell'Artico.
La realtà russa
Una differenza molto importante tra la Russia e altre nazioni dell'Artico è che la prima ha circa quattro milioni di persone nella regione, molte delle quali non indigene. Nella realtà geopolitica, così come viene vista dalla Russia, la sicurezza militare non è separabile della sicurezza energetica. In vista di un considerevole aumento dell'attività nell'Artico, miliardi di dollari sono stati o saranno spesi sia dall'Est (Russia) che dall'Ovest (Stati Uniti e Canada) per navi rompighiaccio, imbarcazioni di pattugliamento, piattaforme petrolifere, basi militari, nonché equipaggiamenti ed infrastrutture analoghe. Al momento, la Russia sembra meglio preparata dell'Occidente.
Nell'arco di quattordici anni, cinque stati dell'Asia centrale hanno portato avanti dei negoziati, sotto l'assistenza dell'Onu, per il progetto di un'Asia centrale come zona libera dalle armi nucleari (CANWFZ, Central Asia Nuclear Weapon Fre Zone). Il Trattato di Semipalatinsk del 2006 - non entrato in vigore - comporta che gli ex stati dotati di armi nucleari accettino che l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica visiti i siti a scopo di ispezione e verifica. Solo Russia e Cina risultano, finora, firmatari del protocollo relativo al CANWFZ. Il CANWFZ offre un'esperienza applicabile al progetto "Artico come NWFZ".
I negoziati richiedono un periodo di tempo significativo: il lavoro dovrebbe iniziare adesso.
Un trattato regionale
Un approccio potenzialmente produttivo si avrebbe se tutti gli stati non-nucleari dell'Artico lavorassero assieme a un trattato regionale, come previsto dall'articolo VII del Trattato di non proliferazione: "assicurare la totale assenza di armi nucleari nei rispettivi territori". Norvegia, Svezia e Finlandia, tutti stati che estendono la propria sovranità su territori a Nord del Circolo Artico, sono liberi da armi atomiche. La Groenlandia ha una base militare Usa a Thule, ma la Danimarca è uno stato con armi non nucleari (NNWS). Il Canada è già un paese non nucleare de facto. Il passaggio a nord-ovest, un canale marittimo dove passano molti isolani dell'Arcipelago canadese artico, è un passaggio decisamente sfavorevole per i sottomarini perché stretto e poco profondo, e pone gravi difficoltà di manovra e di copertura da intercettazioni. Molto probabilmente, questo passaggio è de facto zona libera dal nucleare. Per quanto riguarda gli spostamenti in superficie attraverso il passaggio a nord-ovest, la sicurezza marina otterrebbe con facilità un accordo internazionale per bandire materiali nucleari fissili da queste acque pericolose.
Dichiarare NWFZ solo una parte delle regioni e delle acque dell'Artico sarebbe problematico. D'altra parte, la parzialità di soluzioni, prese però in concertazione, potrebbe essere la strada giusta. Per le ragioni delineate sopra, c'è una realistica speranza che i due stati della regione dotati di armi nucleari realizzeranno una riduzione significativa dei loro ordigni nucleari. Facendo così, creeranno un'atmosfera favorevole al negoziato che potrà permettere loro di lavorare al progetto di un Artico come NWFZ. La questione di creare una NWFZ è centrale per la sicurezza ambientale dell'Artico. I popoli dell'Artico hanno diritto di essere al sicuro dalle armi atomiche stanziate nella loro terra o nei loro mari.
La dichiarazione di una NWFZ parziale in Canada, nel passaggio a nord-ovest, potrebbe essere problematica perché focalizzerebbe l'attenzione sull'affermazione di Stati Uniti e di altri stati che tale passaggio costituisce una rotta marittima internazionale; mentre il tornaconto comune di Canada e Stati Uniti potrebbe portare al mantenimento dello status quo. In questa realtà, potrebbe risultare più facile per il governo canadese designare l'intero Canada come NWFZ. Un atto legislativo del genere da parte del Canada potrebbe dare risalto a una leadership persuasiva capace di condurre a un trattato regionale tra tutti gli stati dotati di armi non nucleari dell'Artico. L'effetto complessivo potrebbe modellare il processo per Stati Uniti e la Russia.
Una volta che la NWFZ entrerà in vigore in Africa, come ci si attende, centodieci paesi, che comprendono l'intero emisfero meridionale, saranno protetti dalle rispettive NWFZ. Ogni NWFZ è unica, con differenti termini e accordi. Questo rappresenta un utile precedente in quanto sia Stati Uniti che Russia potrebbero, con determinazione politica legittima, designare solo i territori a nord del Circolo artico come territori liberi da armi nucleari, senza dover modificare altre strategie nucleari di sicurezza.
Il confronto con la struttura legale e politica dell'Antartico è interessante, sebbene la situazione differisca di molto. Nel 1991, il Protocollo di Madrid designava l'Antartico riserva naturale destinata alla pace e alla scienza, e proibiva indefinitamente le attività di estrazione esplorativa. La protezione dell'ambiente, sensatamente considerata necessaria nell'Antartico, potrebbe valere come utile punto di partenza anche per l'Artico.
I cambiamenti nell'apertura dell'Artico sono senza precedenti. Fornire un regime di controllo equo richiede un livello alto di cooperazione internazionale e una risoluzione delle rivalità. Un Trattato dell'Artico ridurrebbe il conflitto e fornirebbe un'opportunità di soddisfare l'aspettativa di una NWFZ. Un Artico come NWFZ, che potrebbe essere introdotto con ragionevolezza nel futuro immediato, potrebbe gradatamente guadagnare consenso. Sarebbe un passo significativo verso il disarmo, e alimenterebbe la fiducia verso un mondo libero dalle armi atomiche.
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