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Lo spirito poetico del Messico
Università di Guadajara Messico, 5 marzo 1981

Come fondatore dell’Università Soka e presidente della Soka Gakkai Internazionale, organizzazione buddista dedita alla pace, alla cultura e all’educazione, ho avuto la possibilità di viaggiare molto. In effetti, questo non è il mio primo viaggio in Messico. È per me un grande piacere essere qui di nuovo, dopo sedici anni. Spero che, in qualche modo, questa mia visita sia di contributo allo sviluppo degli scambi tra Messico e Giappone nel campo della cultura, dell’educazione e nel movimento per la pace. Oggi, al termine del mio soggiorno, desidero ringraziare il dottor Enrique Zambrano Valle, rettore dell’Università di Guadalajara, per avermi dato l’opportunità di parlare. Sono grato di poter condividere con i membri di facoltà e il corpo studentesco, qui riuniti, alcune mie riflessioni sullo spirito poetico del Messico.
LEGAMI STORICI
Le relazioni tra Messico e Giappone sono senza dubbio recenti. All’inizio del XVII secolo in Giappone un potente signore feudale, Date Masamune, inviò un suo suddito, Hasekura Tsunenaga, in missione in Spagna e a Roma. In viaggio verso l’Europa, la delegazione attraversò il Messico, allora sotto la dominazione spagnola. In Samurai, un romanzo pubblicato di recente, l’autore Shusaku Endo si è ispirato a Hasekura per delineare il personaggio principale. Il libro ha fatto discutere molto e, curioso di vedere come ritraesse il Messico, l’ho letto con molto interesse.
Nel 1888, a pochi decenni dalla fine dei due secoli e mezzo di isolamento giapponese, il governo firmò un trattato commerciale con il vostro paese. Fu il primo trattato firmato in epoca moderna tra il Giappone e una nazione straniera basato sulla premessa dell’uguaglianza delle parti firmatarie. A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale le nostre relazioni bilaterali sono diventate sempre più strette nella politica e nell’economia, come nell’educazione e nella cultura. Lo sviluppo di una comprensione reciproca a livello umano, da persona a persona, in contrapposizione a quella tra governi, è ancora agli inizi. Sono determinato a fare tutto quello che è in mio potere per aiutare i nostri cittadini a conoscersi meglio.
Nel 1980 si tenne a Yokohama, Giappone, il Congresso internazionale per lo studio della pace in Asia. Vi parteciparono parecchie personalità provenienti dall’Asia e dal resto del mondo, e tra questi vi era lo studioso Ivan Illich, direttore del Centro di informazione culturale internazionale del Messico. Per quanto il suo rifiuto dell’insegnamento convenzionale e altre sue idee fossero difficili da accettare, le sue profonde riflessioni mi colpirono molto. Una delle affermazioni di Illich, apparse sulla stampa giapponese, era la seguente: «È mia personale preoccupazione che gli individui abbiano uno spirito poetico, che raccontino barzellette e imparino a sorridere». Questo commento può disarmare per la sua semplicità, tuttavia ci può insegnare molto. Lo spirito poetico e un volto sorridente rivelano che il collegamento tra mente e cuore di una persona è aperto e sta funzionando. Si può parlare di pace e di scambio culturale all’infinito, ma ciò si rivela privo di senso se non si stabilisce un’autentica comunicazione, capace di toccare la sensibilità di ciascun individuo. Un brano molto conosciuto della Carta costitutiva dell’ UNESCO afferma: «... Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che si devono costituire le fondamenta della pace».
Per quale motivo Illich mette in rilievo lo spirito poetico e un volto sorridente? Vi sono, senza dubbio, innumerevoli ragioni, ma una delle principali forse riguarda la sua conoscenza del Messico e l’esperienza da lui vissuta in questo paese sin dal 1960. Sebbene le mie cognizioni sulla storia e la cultura di questa nazione siano limitate, ho un’idea chiara del temperamento del suo popolo, che si contraddistingue per i volti sorridenti, lo spirito poetico e un particolare calore umano. Sono certo che l’immagine del Messico come «terra del sole e della passione» non sia superficiale. Credo che l’amore per le fiestas, per esempio, tragga origine dalla determinazione dei messicani a godere di qualsiasi cosa porti loro la vita. Per quante difficoltà siano chiamati ad affrontare, essi non verranno mai meno alla loro profonda gentilezza e allegria o al coraggio nascosto dietro queste qualità.
IL VALORE DI UN SORRISO
Questo mi riporta in mente un episodio a cui si riferisce Insurgent Mexico (Messico Ribelle), (1) un vivace articolo, scritto dal giornalista americano John Reed. Nel 1923, le forze governative e quelle rivoluzionarie erano coinvolte in un conflitto armato e questa situazione, già complessa in precedenza, divenne ancor più caotica. Senza esitazione, Reed partì per il Messico. Nelle vicinanze del confine meridionale degli Stati Uniti, egli incontrò ondate di esuli che fuggivano dagli scontri e cercavano un porto sicuro negli USA. Le guardie alla frontiera stavano perquisendo uomini e donne alla ricerca di armi, con una rudezza e una minuziosità esagerate rispetto alle circostanze del caso. Reed scrisse che, mentre si trovava nei pressi di un guado, vide una donna che cercava di non bagnarsi la gonna mentre attraversava l’acqua bassa. Ella era avvolta da uno scialle pesante che sembrava nascondesse qualcosa che sporgeva in modo sospetto.
«Alto là!» Gridò un doganiere. «Cosa nascondi sotto lo scialle?» Ella aprì lentamente l’indumento sul petto e rispose con tranquillità: «Non so señor. Potrebbe essere un maschio o una femmina». In una simile circostanza di tensione e paura, questa punzecchiatura ironica da parte della donna rivela una forza d’animo che farebbe arrossire molti uomini. Un secondo episodio legato alla Rivoluzione Messicana riguarda Pancho Villa, ricordato dal popolo con rispetto e affetto. Nel marzo del 1913, la regione strategica di Torreón era stata attaccata dalle forze rivoluzionarie. Villa e i suoi uomini avevano raggiunto Yermo, al nord, ed erano stati completati i preparativi per un attacco. All’improvviso, nessuno riusciva più a trovare il comandante. I suoi ufficiali attesero con impazienza per quattro giorni, fino a quando Pancho Villa apparve, stanco e inzaccherato. Egli spiegò che, poiché aveva promesso di presenziare al matrimonio di un amico, si era allontanato dall’accampamento. Nei quattro giorni trascorsi, aveva festeggiato e danzato in onore degli sposi.
Ho sorriso quando ho letto questo aneddoto per la prima volta. Esso sembrava trasmettere con vivacità la personalità di quest’uomo coraggioso e dallo spirito romantico; egli non permise mai che le regole della disciplina militare dominassero la ricchezza dei suoi sentimenti e il suo senso di fedeltà. Questo episodio non mette in risalto solo il carattere di Villa, ma anche un tratto della natura del popolo messicano. La stessa qualità è evidente nella reazione della donna che stava guadando il fiume. Entrambe le storie richiamano alla mente la caratteristica di questa popolazione che io ho descritto in modo semplice come «volti sorridenti, spirito poetico e un particolare calore umano». Non vi è nulla di sdolcinato o sentimentale nella sua indole. La Rivoluzione Messicana, come molte altre, vinse grazie alla lotta e al sacrificio dei singoli cittadini che pagarono con il loro sangue. Si dice che persino le donne abbracciarono il fucile e andarono a combattere. Vi sono senz’altro molte storie tragiche su quegli scontri. Tuttavia questi due episodi rappresentano il modo in cui gli individui si aggrappano all’amore per la vita, persino in periodi di sofferenza. È la stessa sensibilità verso i sentimenti e i valori celata dietro il rispetto per i diritti umani e la dedizione alla libertà, all’uguaglianza e all’indipendenza che oggi mostrano i messicani.
Nel 1967 fu messo a punto il trattato per il Bando delle armi nucleari in America latina e si stabilì che quella che sarebbe divenuta la OPANAL avesse sede a Città del Messico. Sono cosciente del fatto che questi progressi furono possibili grazie alla forte iniziativa presa dagli stessi messicani. Questa azione, che va oltre il trattato di non proliferazione nucleare, fu intrapresa con lo spirito d’indipendenza, peculiare di questo popolo.
VALORI UMANI AL PRIMO POSTO
Le armi nucleari sono armamenti più devastanti rispetto a quelli conosciuti fino a ora; non si può immaginare un’offesa peggiore contro lo spirito dell’umanità. Il ricorso a simili armi potrebbe portare alla distruzione del genere umano. Questo è il motivo per cui colgo ogni occasione per fare appello affinché siano bandite totalmente e abolite le armi atomiche. Una proposta degna d’attenzione è quella di definire zone libere dal nucleare. Tale proposta potrebbe essere portata avanti sotto l’egida delle Nazioni Unite e le aree essere estese fino a liberare il pianeta da questi terribili ordigni. Sono grato, in modo particolare, al popolo messicano per i suoi continui sforzi nella creazione di tali zone in America latina. Il suo impegno riflette l’interesse, a lungo alimentato, per i diritti e i valori umani e la determinazione affinché si stabilisca un tipo di società che permetta agli uomini e alle donne di vivere come veri esseri umani. Questo è lo stesso interesse che portò i messicani a offrire un caloroso appoggio al Fronte popolare nella sua lotta contro il fascismo, al tempo della Guerra di indipendenza contro la Spagna.
La piena realizzazione della libertà, dell’eguaglianza e dell’indipendenza è un compito difficile. La storia messicana moderna potrebbe essere descritta come un movimento attraverso un processo di prove ed errori, segnato da regressioni e frustrazioni. Molti problemi economici, politici e di altro genere devono ancora essere risolti. Tuttavia, credo che gli uomini e le donne di questo paese siano capaci di grandi azioni nel futuro. Il loro animo, che non ha mai vacillato in trecento lunghi anni di oppressione coloniale, si è fortificato e temprato con l’esperienza della rivoluzione e dell’indipendenza. Sono convinto che questo paese darà il proprio contributo all’umanità ed eguaglierà i livelli artistici raggiunti da Rivera, Orozco, Siqueiros e Tamayo, maestri del Rinascimento messicano.
Un amico pittore, che conosce bene il vostro paese, mi ha riferito che nel dare il benvenuto a un ospite, di solito, si dice: «La mia casa è anche la tua casa». Questo è uno stupendo saluto, caloroso e amichevole, che ben trasmette il temperamento di questa terra. Nelle scritture buddiste si trova una parabola che ha un simile significato. Tanto tempo fa, in India, vi era la tradizione di legare in una fascina venti o trenta lunghe canne. La storia, chiamata la Parabola delle due canne, è stata raccontata per la prima volta da Shariputra, discepolo del Budda, famoso per la sua ineguagliabile saggezza.
vv «Immaginiamo che ci siano due fascine di canne», disse Shariputra. «Fino a quando l’una si appoggia all’altra, esse rimangono in piedi. Allo stesso modo, se c’è un “questo”, ci può essere un “quello” e poiché c’è un “quello”, può esistere un “questo”. Ma se togliamo una delle due fascine di canne, l’altra cadrà. Similmente, se togliamo “questo”, “quello” non può continuare a esistere e se togliamo “quello”, non può esistere “questo”.» Abbiamo qui una lezione sull’interdipendenza: le persone non possono vivere in isolamento; esse dipendono le une dalle altre per aiutarsi. Il saluto messicano «La mia casa è anche la tua casa» incarna la stessa saggia comprensione dell’interdipendenza tra gli esseri umani.
Con l’alzarsi della marea dell’internazionalismo, un numero maggiore di paesi sarà coinvolto in un nuovo corso di scambi culturali. È giunto il momento in cui le nazioni devono incontrarsi sulla base di una completa uguaglianza e collaborazione reciproca. A questo scopo, si rivela necessario un crescente dialogo che unisca i cuori e le menti dei popoli. Spero con sincerità che la mia visita in Messico aiuti, anche solo un po’, a rendere più veloce la realizzazione di questo scopo.
Per concludere, desidero rivolgere alcune parole ai giovani e agli studenti qui presenti. Ognuno di voi sarà presto chiamato a utilizzare la propria conoscenza e passione nelle sfide che si affronteranno nel XXI secolo. Spero che non diventiate solo dei leader di valore nel vostro paese, ma che ognuno di voi si assuma la responsabilità e appoggi la causa della pace in tutto il mondo.

NOTE
(1) John Reed, Insurgent Mexico (New York & London: D. Appleton and Company, 1914), pagg. 4-5.



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