![]() ![]() ![]() ![]() Gandhi, King, Ikeda - tre maestri di pace
Un induista, un cristiano e un buddista. Il Mahatma Gandhi,
Martin Luther King jr. e Daisaku
Ikeda. Tre persone comuni con grandi ideali, che si sono opposte alla cultura
dominante della rassegnazione e dell’indifferenza per realizzare la
cultura della speranza. Tutti e tre con un’enorme fiducia nella
potenzialità e capacità di trasformazione dell’essere umano,
con la voglia di fare qualcosa per combattere le ingiustizie e creare un mondo
di pace. Nanni Salio, segretario dell’Italian Peace Research Institute e membro
del Comitato scientifico del movimento nonviolento, all’inaugurazione
della mostra tenuta a Venegono Superiore (VA) nel luglio 2001, ha parlato delle
radici comuni dei tre personaggi «in termini di cultura di pace,
cioè cultura della nonviolenza. Questa è più matura, più
avanzata di una pace generica. La pace come assenza di guerra non è sufficiente:
bisogna bloccare la violenza strutturale che impedisce la dignità dell’uomo.
Si possono individuare due piani del conflitto: in piccola scala (a livello
di quartiere, scuola, comunità) e in grande scala (a livello globale).
La nonviolenza, per i tre uomini di pace, rappresenta coerenza tra mezzi e fini:
nei mezzi sono contenuti i semi per il futuro. La trasformazione inizia
da ognuno di noi, dalla creazione di tante piccole onde che trasformano
la società». Una radice comune Anche per King la discriminazione razziale subita era stata
la molla per decidere di fare qualcosa per cambiare. «La prima volta che
in un vagone ristorante mi trovai seduto dietro una tenda, – racconta
nella sua autobiografia – mi sembrò che la tenda fosse stata calata
sulla mia identità. Non sono mai riuscito ad adattarmi alle sale di attesa
separate, ai bagni separati: in parte perché la separazione era sempre
sinonimo di disparità nel trattamento, e in parte perché l’idea
stessa della separazione, in qualche modo, minava il senso della mia dignità
e il rispetto di me stesso» (I have a dream, Mondadori, 2001, pag. 14). Per Ikeda il rifiuto della guerra era nato dall’aver
vissuto le sue devastazioni: il pianto della madre e dei familiari per un fratello
morto su un campo di battaglia in Birmania, la sofferenza della gente. L’incontro
con il Buddismo e Josei Toda rafforza in Ikeda la decisione di lavorare per
un mondo più giusto e più felice. Secondo Alfred Balitzer, rettore
della facoltà di scienze politiche al Claremont-McKenna College e autorevole
membro della comunità ebraica, Ikeda ha concretizzato gli ideali di Gandhi
e King, creando istituzioni attraverso le quali gli individui possono vivere
questi insegnamenti nella quotidianità. «Li ha trasportati da una
dimensione ideale alla realtà di tutti i giorni affinché tutti
gli esseri umani come me, voi e ogni comune essere umano della terra potessero
viverli». Torna a inizio pagina
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Tre maestri di pace
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