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LA CITTÀ FANTASMA E IL LUOGO DEI TESORI
«La vera felicità è nelle lotte che affrontiamo per realizzare i nostri scopi, nel nostro sforzo di andare sempre avanti». Proprio come i viaggiatori di questa parabola, chi pratica il Buddismo di Nichiren non deve accontentarsi di risultati superficiali. (Capitolo VII, pg.151)

Gli sforzi che compiamo per realizzare i nostri scopi ci permettono di rivelare il nostro potenziale sconosciuto ed espandere i nostri limiti. Progredendo verso la loro realizzazione spesso proviamo un senso di eccitazione e appagamento, però, man mano che passa il tempo, di fronte a ostacoli imprevisti, insuccessi o situazioni di stallo l'entusiasmo iniziale tende a svanire.
In questa parabola, contenuta nel settimo capitolo del Sutra del Loto, Shakyamuni parla della difficoltà e dell'importanza di questo viaggio impegnativo, ovvero del procedere verso l'Illuminazione o Buddità (SDL, 177 [151]).
Un gruppo di viaggiatori parte per un luogo in cui si dice che vi siano tesori preziosi, ma per raggiungerlo devono percorrere un sentiero di incredibile lunghezza, irto di difficoltà. Il gruppo è condotto da una guida saggia che conosce bene il territorio.
Dopo aver percorso parte della strada, i viaggiatori, esausti e spaventati, vogliono tornare indietro. Allora la guida saggia, timorosa di vedere vanificati gli sforzi che avevano compiuto fino a quel momento, usa i suoi poteri magici per far apparire una magnifica città. Poi dice loro: «Non abbiate paura! Non dovete tornare indietro, perché ora c'è una grande città ove potrete fermarvi per riposare e fare ciò che più vi piace. Lì vi troverete a vostro agio e vi sentirete tranquilli» (SDL, 7, 199 [151]).
I viaggiatori raccolgono le forze per avanzare ancora e presto giungono alla città. Quando la guida saggia vede che si sono riposati abbastanza e non hanno più paura, fa scomparire la città e dice loro: «Il luogo dei tesori non è lontano. La grande città di poco fa non era altro che un miraggio che ho evocato per farvi riposare» (Ibidem).
La città fantasma rappresenta i primi insegnamenti provvisori del Budda, i cosiddetti "tre veicoli" che corrispondono a condizioni di sviluppo spirituale, o risveglio, provvisorie e parziali, in contrasto con il maestoso stato di Buddità o suprema Illuminazione insegnato nel Sutra del Loto.
La guida saggia, che rappresenta Shakyamuni, usa questi insegnamenti provvisori come mezzi per aiutare i suoi discepoli ad avanzare verso la terra del tesoro, cioè l'unico veicolo del Budda, o Buddità.
Grazie a questa parabola i discepoli di Shakyamuni si rendono conto che, fino a quel momento, si erano accontentati dei loro risultati superficiali, ricordano il loro desiderio originale di ottenere la suprema Illuminazione e si sentono ispirati a impegnarsi ulteriormente nel proprio percorso.
Quest'aspirazione è fondamentalmente inerente alla vita delle persone, è un aspetto intrinseco della nostra umanità. La pratica del Buddismo di Nichiren la risveglia e genera il potere che ci consente di realizzarla.
«La Buddità - spiega Daisaku Ikeda - sembra uno scopo, ma non lo è. È avere una strada chiara, è la speranza stessa, la speranza di avanzare eternamente verso il miglioramento personale, verso una soddisfazione sempre più grande, verso una ancor maggiore serenità interiore e capacità di godere la vita». La strada verso la terra del tesoro non è altro che la terra del tesoro stessa.
Tale processo corrisponde allo scopo finale. La Buddità esiste nella realtà dei nostri sforzi quotidiani, nelle lotte per espandere il nostro potenziale, superare ostacoli e aiutare gli altri a diventare felici, che è la stessa aspirazione del Budda.
Come quei viaggiatori, molti di noi, quando perseguono uno scopo o un sogno, a volte giungono a un punto morto e sentono svanire la passione e l'entusiasmo iniziali.
Accontentarci di ciò che abbiamo realizzato finora equivale a non lasciare mai la città fantasma; è un'illusione di sicurezza che crea confini che limitano il nostro potenziale.
È cruciale che noi riusciamo a trovare altrettanto valore e gioia nel perseguire gli scopi quanto nel raggiungerli. Anche se i nostri scopi si modificano e cambiano, il viaggio verso la loro realizzazione ci farà crescere e in esso esprimeremo le nostre potenzialità. Come afferma il presidente Ikeda: «La felicità non si trova in una vita tranquilla, senza temporali o tempeste.
La vera felicità è nelle lotte che affrontiamo per realizzare i nostri scopi, nel nostro sforzo di andare sempre avanti».

da Il Nuovo Rinascimento n.550 15 gennaio 2015
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