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I TRE CARRI E LA CASA CHE BRUCIA
«Tre splendidi carri trainati da animali sono l'immagine creata dall'amore di un padre che vuole a tutti i costi attirare l'attenzione dei suoi figli e salvarli. Il messaggio di questa storia narrata nel Sutra del Loto è che andare all'essenza delle cose richiede coraggio. (Capitolo III, pg.72)

Viviamo in un mondo in cui la ricerca di status, ricchezza e piacere vengono lodati e incoraggiati, spesso offuscando il valore autentico della propria esistenza. Per questo, la percezione del valore della vita può variare a seconda di questi elementi esterni.
Nel Sutra del Loto, il Budda Shakyamuni espone un insegnamento rivoluzionario: non importa quanto intelligenti, ricchi o affermati si possa essere, tutti gli esseri viventi possiedono la stessa dignità e potenzialità del Budda. Comprendendo le difficoltà che le persone incontrano nel cogliere questa profonda verità, Shakyamuni racconta la storia dei tre carri e della casa che brucia, la prima delle sette parabole del Sutra del Loto.
La descrizione della scena iniziale della parabola ha fortemente influenzato la cultura popolare indiana e il pensiero buddista: «Non vi è salvezza nel triplice mondo, esso è come una casa in fiamme, pieno di innumerevoli sofferenze, un luogo che incute timore» (SDL, 88).
La storia inizia narrando di un enorme palazzo fatiscente in cui un padre risiede con i suoi figli. All'improvviso scoppia un incendio e la casa viene avvolta dalle fiamme. Il padre corre in casa per dire ai figli di scappare, ma i bambini, assorti nei loro giochi senza comprendere il pericolo, lo ignorano. Allora il padre usa uno stratagemma, dicendo loro che fuori ci sono dei regali ad attenderli: carri tirati da capre, cervi e buoi.
A questa notizia i bambini si precipitano eccitati all'esterno per ricevere i loro carri e così si salvano dal fuoco. Una volta fuori, chiedono dove sono i carri che erano stati loro promessi, così il padre decide di donare a ciascuno un carro adorno di gioielli e trainato da un maestoso bue bianco, magnifico oltre ogni immaginazione.
Come i bambini descritti in questa storia, si può essere facilmente assorbiti dal perseguimento di obiettivi relativamente superficiali e transitori. Non riconoscere la precarietà di questo tipo di esistenza induce a sottovalutare il potenziale della propria vita.
Daisaku Ikeda scrive: «Gli esseri viventi, immersi nella loro ignoranza e stupidità, non solo non riescono a riconoscere che la casa in cui abitano sta bruciando con loro dentro, ma non riescono neanche a rendersi conto che nella loro vita è contenuta la vita del Budda. Per mezzo delle parabole, il Budda cerca di risvegliarli alla vita luminosa che splende dentro di loro».
L'immagine magnifica del grande carro trainato dal bue bianco è in netto contrasto con la casa in fiamme. Citando una prima versione del sutra, Nichiren descrive questo carro magnifico: immensamente lungo, largo, alto e con trentasette scale splendenti.
Ottantaquattromila campanelli preziosi adornano i suoi quattro lati e i quattro Re celesti sono i guardiani delle quarantaduemila ringhiere. Viaggiare dentro a questo carro dà un senso di gioia e libertà sconfinato.
La grandiosità del grande carro trainato dal bue bianco rappresenta l'insondabile natura di Budda che esiste all'interno della vita di ogni persona.
Attraverso questa parabola Shakyamuni tenta di espandere la percezione, spesso limitata, del potenziale della vita. È difficile credere nella grandezza di questo potenziale, nella capacità di superare tutte le sfide e dirigere la propria esistenza in direzioni nuove e inesplorate.
La promessa di carri tirati da capre, cervi e buoi con cui il padre attira l'attenzione dei figli è una metafora dei "tre veicoli", ovvero degli insegnamenti provvisori esposti fino a quel momento dal Budda. Ma la reale portata della natura illuminata degli esseri viventi supera di gran lunga ogni aspettativa dei discepoli.
Gli esseri umani tendono naturalmente a porre limiti ai propri ideali di sviluppo personale, adagiandosi nelle situazioni e quindi accontentandosi.
Il Buddismo incoraggia a una crescita e uno sviluppo costanti, tipici di uno spirito eternamente giovane.
Daisaku Ikeda osserva ancora: «Il grande carro trainato dal bue bianco, che viaggia liberamente attraverso le cime più insidiose, rappresenta lo stato di Budda che non conosce limiti». Questa è la vera natura della vita: una condizione di libertà, dignità ed espansione gioiosa.
La compassione del Budda

«Il Sutra del Loto, l'essenza del Buddismo di Shakyamuni, è un insegnamento che illustra la suprema compassione del Budda che lotta per condurre tutte le persone all'Illuminazione. Nichiren definisce il Sutra del Loto "il supremo principio della compassione". Nel Sutra del Loto questa suprema compassione del Budda è presentata nella forma delle tre virtù di sovrano, maestro e genitore.
Il terzo capitolo del Sutra del Loto, Similitudine e parabola, che fa parte dell'insegnamento transitorio, cioè della prima metà del Sutra del Loto, contiene il famoso passo: "Non vi è salvezza nel triplice mondo; esso è come una casa in fiamme". Questo mondo reale in cui dimoriamo è come una casa in fiamme: è pieno di sofferenza, dolore e tormento. Il sutra spiega che il Budda agisce instancabilmente per salvare gli esseri viventi che dimorano in questo regno pieno di pericoli, e la parte che segue il brano citato contiene delle frasi chiaramente correlate con le tre virtù: "Tuttavia questo triplice mondo costituisce il mio dominio" indica la virtù del sovrano; "Gli esseri viventi che ci vivono sono tutti miei figli" indica la virtù del genitore; "Io sono l'unica persona che può salvarli e proteggerli" indica la virtù del maestro». (D. Ikeda, BS, 124, 35)

da Il Nuovo Rinascimento n.524 1 dicembre 2013
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