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sezione Buddismo
La scissione dal clero

Le ragioni che hanno condotto in tempi recenti alla scissione della Soka Gakkai, organizzazione laica dei credenti nel Buddismo di Nichiren Daishonin dalla sua controparte religiosa, la Nichiren Shoshu, hanno radici storiche profonde e altrettanto profonde implicazioni dottrinali.
Subito dopo la morte del Daishonin, iniziarono le deviazioni dall’ortodossia del suo insegnamento. Dei suoi sei principali discepoli, noti come i “sei preti anziani”, solo Nikko Shonin rimase rigorosamente fedele agli insegnamenti del defunto maestro e la Nichiren Shoshu è la scuola che da esso derivò, ereditando il compito di custodire il mandala che ne costituisce l’oggetto di culto, il Dai-Gohonzon, iscritto dal Daishonin per tutta l’umanità.
Ma, nei suoi settecento anni di storia, la Nichiren Shoshu visse alterne vicende, legate alla stretta commistione tipicamente giapponese fra potere politico e religione. Così accanto a patriarchi che si adoperarono per mantenerne la purezza della dottrina tramite la raccolta e lo studio approfondito degli scritti del Daishonin ce ne sono stati altri più inclini a deviazioni dottrinali in nome degli interessi propri o dell’ordine e a compromessi legati al desiderio di mantere la propria posizione sociale di privilegio. Va ricordato che nel Giappone feudale, come in quello odierno, quella di prete è una vera e propria professione, una sorta di titolo ereditario spesso tramandato di padre in figlio. Fino all’avvento della Soka Gakkai, furono effettuati ben pochi sforzi per realizzare kosen-rufu (l’ampia propagazione dell’insegnamento di Nichiren Daishonin per realizzare una società pacifica) da parte del clero della Nichiren Shoshu.

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, per ingraziarsi i favori delle autorità governative, un motivo ricorrente nella storia delle sette buddiste in Giappone, la Nichiren Shoshu accondiscese ad esporre accanto al Gohonzon i talismani shintoisti e a modificare le preghiere silenziose della cerimonia di Gongyo (lettura di alcune parti del Sutra del Loto che si effettua mattina e sera) per rendere onore all’imperatore, appoggiando implicitamente la campagna a favore dell’entrata in guerra. La posizione pacifista e l’opposizione a queste deviazioni dottrinali da parte della Soka Kyoku Gakkai, portarono alla carcerazione del suo primo presidente, l’anziano Tsunesaburo Makiguchi, che ne morì poco dopo, e del suo principale discepolo Josei Toda che sarebbe uscito dal carcere due anni dopo per rifondare la Soka Gakkai con l’intento di diffondere l’insegnamento di Nichiren Daishonin nel travagliato Giappone del dopoguerra.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale il clero godette dei benefici dell’immane campagna di propagazione della neonata Soka Gakkai, vedendo accrescere il numero dei templi e la loro prosperità grazie alle offerte dei fedeli. Con la nascita della Soka Gakkai Internazionale e la diffusione dell’insegnamentio buddista in tutto il mondo, voluta da Josei Toda e realizzata dal suo discepolo, il terzo presidente Daisaku Ikeda, le offerte crebbero ancor di più tanto che con le donazioni dei membri di tutto il mondo fu possibile costruire sui terreni del tempio principale lo Sho-hondo un imponente edificio di grande valore architettonico con una capienza di seimila posti in cui poter alloggiare degnamente il Dai-Gohonzon e permetterne l'accesso al maggior numero di persone possibile.

E veniamo al 1990. Di fronte alla grande crescita della Soka Gakkai e al ruolo trainante nei confronti dei credenti del terzo presidente Daisaku Ikeda, (che nel frattempo era già stato costretto dalla strisciante ostilità del clero a lasciare la presidenza della Soka Gakkai giapponese per divenire presidente della Soka Gakkai Internazionale) il neo eletto, patriarca Nikken, desideroso di riportare i credenti laici interamente sotto il suo diretto controllo ordì segretamente un piano per distruggere la Soka Gakkai denominato operazione C che vedeva la partecipazione anche di una serie di personaggi politici giapponesi a cui l’attività della Soka Gakkai non era gradita insieme a vari esponenti della stampa scandalistica. Il pretesto per far precipitare gli eventi fu la richiesta di spiegazioni da parte della Nichiren Shoshu riguardo alle affermazioni di Ikeda contenute in una registrazione che poi si dimostrò essere contraffatta. Ma il dialogo non ci fu mai; il clero si negò ripetutamente alle richieste di incontro e discussione da parte dei responsabili della Soka Gakkai, chiudendosi in un altezzoso distacco basato sulla teorizzazione esplicita della prima eresia del clero della Nichiren Shoshu: la superiorità del clero rispetto ai laici. La Nichiren Shoshu intimò ufficialmente alla Soka Gakkai di sciogliersi. E dopo poco ne scomunicò prima i responsabili e poco dopo tutti i membri, sospendendo le consegne di Gohonzon ai membri della Soka Gakkai. In tutta risposta i membri di tutto il mondo firmarono una petizione per le dimissioni del patriarca Nikken. La situazione si protrasse per quattro anni e i nuovi membri convertiti non potevano ricevere il Gohonzon finché Sendo Narita, un prete che insieme a tanti altri non approvava l’operato di Nikken decise di offrire alla Soka Gakkai una matrice per la stampa dei Gohonzon iscritta personalmente dal patriarca Nichikan, uno dei più illustri partriarchi della storia della Nichiren Shoshu famoso per i suoi studi dottrinali, e considerata uno dei tesori del tempio di cui era priore. Così finalmente anche i nuovi membri poterono ricevere il Gohonzon e in tale occasione anche tutti gli altri membri della Soka Gakkai e della Soka Gakkai Internazionale decisero di sostituire il proprio Gohonzon, restituendo a Nikken quello da lui trascritto in quanto, pur non togliendo alcun valore all’oggetto di culto, ritenevano indegno che sul “vessillo della propagazione” comparisse il nome di un patriarca che invece di promuovere la diffusione dell’insegnamento del Daishonin nel mondo aveva fatto di tutto per ostacolarlo.

Nel frattempo proseguiva una massiccia campagna di attacchi sui mass-media contro la Soka Gakkai in Giappone accompagnata dal tentativo da parte del clero di costruirsi una base di fedeli all’estero, dove i particolari della vicenda non erano sufficientemente noti, che potesse continuare ad assicurare loro la prosperità economica; gli strumenti utilizzati non erano le normali attività di propagazione quanto il tentativo di portare dalla propria parte i membri già aderenti alla Soka Gakkai. Iniziarono intanto a venire alla luce una serie di scandali e di esempi di corruzione radicata all’interno del clero. Diversi preti uscirono dalla Nichiren Shoshu costituendo associazioni per la riforma del clero. Il patriarca Nikken Abe oltre a generare una serie di eresie dottrinali, come la già citata superiorità del clero sui laici, l’identificazione del terzo tesoro, quello del Sangha (comunità dei fedeli) con la figura stessa del patriarca e la trasmissione segreta dall’insegnamento da patriarca a patriarca, iniziò a distruggere sistematicamente tutti gli edifici che all’interno del Tempio principale Taiseki-ji erano stati realizzati grazie all’offerta dei membri della Soka Gakkai e della Soka Gakkai Internazionale. Quest’opera demolitrice culminò con l’abbattimento dello Sho-Hondo, il tempio in cui era custodito il Dai-Gohonzon, costruito con le offerte di otto milioni di membri di tutto il mondo.

Negli anni successivi, svincolata del tutto dalla rigida intrepretazione clericale, la Soka Gakkai Internazionale ha accresciuto il numero di paesi in cui è presente ampliando ulteriormente il dialogo e l’apertura verso le altre forze religiose e sociali in direzione della costruzione della pace mondiale.

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