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sezione Buddismo
L'unicità di corpo e mente

Il filosofo greco Anassagora (500-426 a.C) immaginò un principio, chiamato mente, in grado di fornire alla materia il suo peculiare ordine. Secondo la sua visione, infatti, tutta la realtà è dualistica, costituita da mente e materia.
René Descartes, il filosofo e matematico francese del diciassettesimo secolo che affermò, “Penso, dunque sono” (in latino “Cogito, ergo sum”), tracciò una netta distinzione tra mente e corpo. Per Descartes, la mente era una sostanza immateriale responsabile del pensiero razionale, dell’immaginazione, del sentimento e della volontà. Il corpo era legato alla sfera materiale. Tutta la materia era completamente soggetta alle leggi della fisica, tranne il corpo che era influenzato anche dalla mente umana, o volontà, anche se è un’entità distinta. Il dualismo mente-corpo di Descartes costituì per il pensiero occidentale il lavoro di preparazione alla separazione tra teologia e scienza, materialismo e spiritualismo, corpo e mente. Egli sostenne la distinzione, nell’ambito della scienza, tra fenomeni fisici o malattie e quelle di natura mentale o emotiva.

L’idea di una separazione corpo-mente continua a esistere a un certo livello, ma è una distinzione che ha iniziato a sbiadire con il progresso della scienza e della medicina.
L’“unicità di corpo e mente” è un concetto centrale nel Buddismo. “Corpo” qui indica i fenomeni fisici, che possono essere concretamente visti. “Mente” indica i fenomeni mentali e spirituali, come tali invisibili. “Unicità” non significa che corpo e mente sono assolutamente identici. È una traduzione di un termine giapponese che significa “non due”, o non dualità. Esso stesso è una contrazione di un termine più esteso dal significato di “due ma non due”. Questo significa che, mentre corpo e mente - fisico e spirituale - sono due classi di fenomeni distinte, sono anche aspetti di una stessa cosa: hanno entrambi origine nella comune radice della vita stessa, nella realtà ultima o legge della vita. Quando ci dedichiamo a questa Legge attraverso la pratica buddista, attingiamo alla sorgente della forza vitale cosmica da cui derivano gli aspetti fisici e spirituali della vita. In questo modo arricchiamo, armonizziamo e rivitalizziamo le nostre individualità fisiche e spirituali, i nostri corpi e le nostre menti.

Nell’ultimo quarto del Novecento è stato stabilito che determinati tipi di cellule nel sangue e nel corpo, dette cellule “natural killer” (NK), giocano un ruolo importante nel combattere il cancro e le infezioni virali, uccidendo le cellule anormali o infette. Un aumento del livello di NK nel corpo indica una più elevata probabilità di sconfiggere simili malattie. È sempre più dimostrato che l’umore e il temperamento influenzano la concentrazione di cellule NK nel sistema di una persona. Un recente studio della Indian State University, intitolato “L’effetto della risata sullo stress e la citotossicità della cellula natural killer”, conferma gli effetti dell’umore e della risata sulla riduzione dello stress e sull’incremento della capacità del corpo di combattere la malattia. Le sue implicazioni sono: “Questo studio indica che la risata ha il potenziale di ridurre lo stress e di migliorare temporaneamente l’attività NK in un campione di donne sane. In caso di prognosi meno soddisfacenti viene registrata una bassa attività NK: l’umore potrebbe essere una terapia complementare nella cura di persone affette da cancro, ma sono necessarie ulteriori ricerche per determinare l’effetto della risata sull’attività NK nelle persone con questo tipo di malattia”. Tale ricerca sembra confermare il lavoro pionieristico sugli effetti dell’umore sulla salute, studio portato avanti dal dott. Norman Cousins e altri, che dimostra la crescente consapevolezza scientifica della connessione mente-corpo.

Anche nel quotidiano assistiamo a numerosi esempi evidenti del legame tra mente e corpo. Ad esempio, quando siamo sorpresi o impauriti, i nostri volti impallidiscono. Questo avviene perché la paura provoca la compressione dei vasi sanguigni, diminuendo l’afflusso di sangue alla pelle. Inoltre, si pensa che lo stress emotivo contribuisca alla formazione di certi tipi di ulcere digestive – cioè lesioni della parete interna dello stomaco, duodeno o intestino.

Gli esempi sopra indicati illustrano come un mutamento spirituale può apportare un mutamento fisico. Ma anche più immediati sono gli esempi in cui è un mutamento fisico a provocare un cambiamento nella mente o nello spirito. Un semplice mal di denti può cambiare il nostro intero aspetto, rendendoci irritabili o persino intrattabili. Un altro esempio evidente di cambiamento fisico con dirette conseguenze sullo spirito è l’assunzione di alcool: essendo una sostanza chimica che influenza direttamente il metabolismo del corpo, l’alcool può rendere estroversa una persona altrimenti timida, o anche conflittuale.

Il fatto è che ogni sentimento umano, ogni pensiero ha una sorta di manifestazione fisica – anche se limitato a un sottile mutamento elettrochimico nel cervello o nel sistema nervoso.
Il Buddismo sottolinea questo profondo legame fra l’aspetto fisico e spirituale della vita e che essi non possono essere curati distintamente ma nel loro insieme.

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