Gli scritti di Nichiren Daishonin
Il comportamento del Budda
Il 18 del mese intercalare di gennaio del quinto anno di Bun’ei
(1268)1, arrivò dal grande impero mongolo una nota ufficiale
con la quale i barbari d’occidente dichiaravano che avrebbero
invaso il Giappone [se non si fosse sottomesso]. La predizione da
me fatta nel Rissho ankoku ron nel primo anno di Bun’o (1260)
si è perfettamente avverata. La mia profezia ha superato
perfino quelle dei poemi yüeh-fu di Po Chü-i2 e quelle
del Budda Shakyamuni. Può esserci qualcosa di più
meraviglioso in questa epoca, l’Ultimo giorno della Legge?
Se il nostro paese fosse governato da un sovrano saggio e virtuoso,
mi sarebbero concessi i più alti onori del Giappone, incluso
il titolo di Gran Maestro3. Mi aspettavo di essere consultato sull’arrivo
dei mongoli, di essere invitato al Consiglio di guerra e che mi
fosse chiesto di sconfiggerli con il potere della preghiera. Ma
poiché questo non avvenne, nell’ottobre dello stesso
anno mandai lettere di ammonimento a undici influenti personalità
del paese. Se tra noi ci fosse stato un saggio, avrebbe immediatamente
pensato: «Che prodigio! Che eccezionale preveggenza! Tramite
questo prete le divinità Tensho Daijin e Hachiman stanno
offrendo al Giappone la via della salvezza». Invece alcuni
insultarono e derisero i miei messaggeri, altri ignorarono o rifiutarono
di rispondere alle mie lettere e quelli che risposero trascurarono
di proposito di riportare la cosa al reggente. Il loro comportamento
fu molto scorretto. Come impone il regolamento, i funzionari del
governo avrebbero dovuto informarlo, anche se le lettere avessero
riguardato solo miei fatti personali. Il mio messaggio per di più
era un avvertimento circa eventi terribili che avrebbero colpito
non solo il reggente ma anche ogni altro funzionario. E anche non
volendo prestare attenzione ai miei ammonimenti, non avrebbero mai
dovuto offendere i miei messaggeri. Da molto tempo tutti i giapponesi,
umili e potenti, sono ostili al Sutra del Loto. Innumerevoli disastri
si sono abbattuti su di loro e sono caduti in preda ai demoni. L’intimazione
dei mongoli ha fatto perdere al popolo giapponese l’ultimo
residuo di ragione.
Nell’antica Cina, l’imperatore Chou4 della dinastia
Yin si rifiutò di ascoltare gli avvertimenti del suo leale
ministro Pi Kan e in uno scatto d’ira gli fece strappare il
cuore. In seguito la sua dinastia fu rovesciata dai re Wen e Wu
dei Chou. Il sovrano Fu-ch’a dello stato di Wu, invece di
ascoltare le rimostranze del suo ministro Wu Tzu-hsü5, lo costrinse
al suicidio. Alla fine Fu-ch’a fu ucciso dal re Kou-chien
dello stato di Yüeh.
Considerando quanto sarebbe tragico se il nostro paese avesse un
simile destino, ho rischiato la mia reputazione e la mia vita rimostrando
energicamente con le autorità. Ma come un forte vento solleva
alte ondate o un potente drago produce piogge torrenziali, così
i miei avvertimenti hanno attirato su di me ancora maggiore risentimento
e odio. Il Consiglio supremo del reggente si è riunito per
decidere se decapitarmi o scacciarmi da Kamakura, se confiscare
le terre dei miei discepoli e sostenitori laici oppure imprigionarli,
esiliarli o condannarli a morte.
Io mi rallegrai dicendo che avevo sempre saputo che saremmo arrivati
a questo. Sessen Doji offrì il suo corpo per imparare metà
di un verso, il bodhisattva Jotai6 dette tutto ciò che aveva,
Zenzai Doji7 si gettò nel fuoco, Gyobo Bonji si strappò
un lembo di pelle, il bodhisattva Yakuo si bruciò un gomito,
il bodhisattva Fukyo fu colpito con bastoni, il venerabile Aryasinha
fu decapitato e il bodhisattva Kanadeva fu ucciso da un brahmano.
Queste azioni devono essere considerate a seconda del tempo in cui
vennero compiute. T’ien-t’ai dichiarò che la
pratica deve essere «in accordo con i tempi»8. Il suo
discepolo Chang-an interpretò questa affermazione nel modo
seguente: «Dovete scegliere opportunamente tra shoju e shakubuku
e non attenervi esclusivamente a uno dei due»9. Il Sutra del
Loto contiene una singola verità, ma la sua pratica e la
sua propagazione variano in accordo alla capacità delle persone
e al tempo.
Il Budda Shakyamuni afferma: «Dopo la mia morte, all’inizio
dell’Ultimo giorno della Legge che segue i due millenni del
Primo e del Medio giorno, una persona apparirà per propagare
i cinque caratteri del Daimoku, il cuore del Sutra del Loto. A quel
tempo sarà al potere un re ingiusto, e preti malvagi, più
numerosi delle particelle di polvere, contenderanno fra di loro
sulla superiorità dei vari sutra mahayana e hinayana. Quando
il devoto del Daimoku li sfiderà, essi inciteranno i credenti
laici a picchiarlo, bastonarlo e imprigionarlo, a confiscare le
sue terre, esiliarlo o decapitarlo. Nonostante le persecuzioni,
egli continuerà incessantemente la sua propagazione. Quanto
a coloro che lo perseguiteranno, dapprima il governo sarà
turbato da conflitti interni e i sudditi si divoreranno l’un
l’altro come demoni affamati, infine il paese sarà
attaccato da una nazione straniera perché gli dèi
buddisti Bonten e Taishaku, gli dèi del Sole e della Luna
e i quattro Re celesti ordineranno ad un altro paese di assalire
una terra ostile al Sutra del Loto».
Nessuno di voi che vi dichiarate miei discepoli deve essere codardo.
Non preoccupatevi per i genitori, le mogli e i figli, non temete
per le vostre terre. Fin dall’infinito passato avete sacrificato
la vostra vita un numero di volte superiore alle particelle di polvere
della terra per salvare i genitori, i figli o le proprietà,
ma non una sola volta avete dato la vita per il Sutra del Loto.
Forse qualche volta avete cominciato a praticare il Sutra del Loto
ma, incontrando qualche ostacolo, avete smesso. Questo atteggiamento
è come bollire acqua solo per versarla nell’acqua fredda
o come cercare di accendere un fuoco e rinunciarvi dopo alcuni tentativi.
Ognuno di voi deve essere convinto che sacrificare la vita per il
Sutra del Loto è come scambiare sassi con oro o immondizia
con riso. Ora, all’inizio dell’Ultimo giorno della Legge,
io, Nichiren, per primo ho propagato nel mondo i cinque caratteri
di Myoho-renge-kyo che sono il cuore del Sutra del Loto e la sorgente
dell’Illuminazione di tutti i Budda. Durante gli oltre duemiladuecento
anni passati da quando Shakyamuni entrò nel nirvana, nessuno
li ha mai propagati, nemmeno Mahakashyapa, Ananda, Ashvaghosha,
Nagarjuna, Nan-yüeh, T’ien-t’ai, Miao-lo o Dengyo.
Miei discepoli, serrate le fila e seguitemi e sarete superiori a
Mahakashyapa o Ananda, a T’ien-t’ai o Dengyo! Se tremate
di fronte alle minacce dei padroni di queste isolette e abbandonate
la fede, come potrete affrontare la ben più terribile collera
di Emma, re dell’Inferno? Voi vi proclamate messaggeri del
Budda, ma se esitate nessuno sarà più disprezzabile
di voi.
Intanto, i preti Nembutsu, Ritsu, Shingon e di altre sette, poiché
sapevano che con la loro saggezza non potevano superarmi in un dibattito
religioso e poiché le loro petizioni al governo non venivano
accolte, avvicinarono le mogli e le vedove di ufficiali di alto
rango per diffamarmi in vario modo. Le donne riportarono così
le calunnie ai rispettivi consorti: «A quanto dicono alcuni
preti, Nichiren ha dichiarato che i defunti Hojo Tokiyori e Hojo
Shigetoki sono caduti nell’inferno della sofferenza incessante.
Egli ha affermato che i templi Kencho-ji, Jukufu-ji, Gokuraku-ji,
Choraku-ji e Daibutsu-ji dovrebbero essere bruciati e preti come
Doryu e Ryokan decapitati. La sua colpa è indiscutibile e
se il Consiglio supremo del reggente non ha ancora deciso di punirlo,
dovrebbe almeno convocarlo e chiedergli se ha affermato o no tali
cose». Così fui convocato in tribunale.
In quella sede il magistrato mi chiese: «Hai ascoltato le
parole del reggente. Hai fatto o non hai fatto queste dichiarazioni?».
Risposi: «Ogni parola è mia, esclusa la frase che i
defunti Hojo Tokiyori e Hojo Shigetoki siano caduti all’inferno.
Comunque ho sicuramente denunciato le eresie delle sette che essi
seguirono quando erano in vita. Ogni mia parola è stata pronunziata
pensando al futuro del nostro Paese. Se desiderate garantire pace
e sicurezza alla nazione, è indispensabile che convochiate
i preti delle altre sette per un dibattito da svolgersi in vostra
presenza. Se ignorate questo consiglio e mi punite senza ragione,
l’intero paese dovrà rimpiangere la vostra decisione.
Condannandomi, voi respingete l’inviato del Budda. Dovrete
allora affrontare il castigo di Bonten e Taishaku, degli dèi
del Sole e della Luna e dei quattro Re celesti. Cento giorni dopo
il mio esilio o la mia esecuzione e in ricorrenza del primo, terzo
e settimo anniversario, accadrà ciò che i sutra chiamano
“lotte intestine”, ossia ribellioni nel vostro stesso
clan. Questi disordini saranno seguiti da invasioni straniere provenienti
da ogni direzione, soprattutto da occidente. Allora rimpiangerete
quello che avrete fatto». A queste parole il magistrato Hei
no Saemon, dimenticando tutta la dignità del suo rango, si
lasciò andare ad una collera violenta come quella di Taira
no Kiyomori10.
Nella notte del 12 settembre nell’ottavo anno di Bun’ei
(1271) fui arrestato con una procedura insolita e illegale, più
oltraggiosa dell’arresto di Ryoken e del prete Ryoko11 che
pure si erano ribellati contro il governo. Hei no Saemon, con il
copricapo dei nobili di corte, venne a prendermi con centinaia di
guardie armate di tutto punto. Egli lanciava sguardi di rabbia e
parlava con voce aspra.
La sua azione mi sembrò simile a quella del Primo Ministro
Taira no Kiyomori che si impadronì del potere e condusse
il paese alla distruzione. Riconobbi immediatamente la gravità
del fatto e pensai tra me: «Da giorni e mesi aspettavo che
succedesse una cosa del genere. Quanto sono fortunato a poter donare
la mia vita per il Sutra del Loto! Se perderò questa testa
maleodorante per la Buddità, sarà come scambiare sabbia
con oro o sassi con gioielli!».
Shofu-bo, il capo dei soldati di Hei no Saemon, balzò verso
di me, mi strappò il quinto rotolo del Sutra del Loto12 che
custodivo nella veste e mi colpì in viso con esso per tre
volte. Poi lo gettò per terra. Le guardie afferrarono gli
altri nove rotoli del Sutra, li spiegarono e li calpestarono o se
li arrotolarono addosso, sparpagliandoli sulle stuoie e sul pavimento
di legno finché ogni angolo della casa non ne fu ricoperto.
Io dissi a voce alta: «Guardate in che modo insensato sta
agendo Hei no Saemon! Voi avete appena colpito il pilastro del Giappone!».
Udendo ciò, i soldati rimasero interdetti. Vedendomi fronteggiare
impavido la brutale repressione della polizia, dovettero capire
di essere in torto, poiché il colore defluì dai loro
volti.
Sia il 10, quando fui convocato, che quella notte del 12 settembre,
io descrissi esaurientemente a Hei no Saemon le eresie delle sette
Shingon, Zen e Nembutsu, nonché il fallimento di Ryokan nelle
sue preghiere per la pioggia. I soldati ascoltavano, a volte scoppiando
a ridere, a volte adirandosi ferocemente. Tuttavia non entrerò
adesso in ulteriori dettagli.
Ryokan pregò per la pioggia dal 18 giugno al 4 luglio ma,
ostacolato da Nichiren, non riuscì a far piovere. Ryokan
si sforzò fino a sudare, ma nulla cadde eccetto le sue lacrime.
Non una goccia cadde su Kamakura ma al contrario soffiarono in continuazione
forti raffiche di vento.
A questa notizia, gli mandai un messaggero per tre volte, dicendo:
«Se uno non è in grado di attraversare un fossato largo
dieci piedi, come può attraversarne uno largo cento o duecento?
Izumi Shikibu13, una poetessa lasciva, violò uno degli otto
precetti14 componendo poesie, eppure provocò la pioggia con
una poesia. Il prete Noin15 riuscì con successo a far cadere
la pioggia con una poesia anche se infranse i precetti. Dunque,
come è possibile che centinaia e migliaia di preti, tutti
devoti osservanti dei duecentocinquanta precetti16, si riuniscano
a pregare per la pioggia e non riescano a provocare altro che forti
folate di vento persino dopo una o due settimane di preghiera? Da
questo dovrebbe essere evidente che nessuno di voi sarà mai
in grado di ottenere la Buddità».
Il prete Ryokan leggendo questo messaggio pianse di rabbia e sparse
calunnie sul mio conto. Quando gli riferii tutto questo, Hei no
Saemon tentò inutilmente di difenderlo, ma in effetti non
fu capace di proferire una sola parola.
La notte del dodicesimo giorno, fui posto sotto la custodia di Hojo
Nobutoki, signore della provincia di Musashi e verso mezzanotte
fui portato via per essere decapitato. Entrando nel viale Wakamiya17,
guardai la folla di guardie che mi circondava e dissi: «Non
vi allarmate, non vi causerò alcun problema. Desidero solamente
dire le mie ultime parole al bodhisattva Hachiman». Scesi
da cavallo e gridai: «Ebbene, bodhisattva Hachiman, sei veramente
un dio? Quando Wake no Kiyomaro18 stava per essere decapitato tu
apparisti come una luna larga dieci piedi. Mentre il Gran Maestro
Dengyo spiegava il Sutra del Loto, tu gli offristi un mantello di
porpora. Adesso io, Nichiren, sono il più grande devoto del
Sutra del Loto in Giappone e sono senza colpa alcuna. Ho esposto
la Legge per salvare tutte le persone del Giappone dall’inferno
dell’incessante sofferenza a causa della loro opposizione
al Sutra del Loto. Inoltre, se le forze del grande impero mongolo
attaccassero questo paese, potrebbero gli dèi buddisti Tensho
Daijin e Hachiman restare salvi e illesi? Quando il Budda Shakyamuni
espose il Sutra del Loto, il Budda Taho e molti altri Budda e bodhisattva
apparvero brillando come altrettanti soli, lune, innumerevoli stelle
e specchi radunati insieme. Alla presenza di innumerevoli esseri
celesti, di divinità benevoli e di santi dell’India,
Cina e Giappone, il signore Budda esortò ogni divinità
buddista ad impegnarsi a proteggere il devoto del Sutra del Loto
in ogni circostanza. Tutti voi dèi buddisti faceste questo
voto. Non dovrebbe essere necessario che io ve lo ricordi. Perché
non vi affrettate a tener fede al vostro giuramento ora che il tempo
è venuto?». Infine gridai: «Se sarò giustiziato
questa notte, e andrò nella pura terra del Picco dell’Aquila,
riferirò immediatamente al Budda Shakyamuni che Tensho Daijin
e Hachiman hanno infranto il loro giuramento. Se pensate che ciò
vi si ritorcerà contro, fareste meglio a fare qualcosa al
riguardo senza indugio!». Dopo aver parlato, rimontai sul
mio cavallo.
Quando il corteo passò davanti al santuario sulla spiaggia
di Yui, parlai ancora: «Fermatevi un momento, signori. Ho
un messaggio per qualcuno che abita qui vicino». Un ragazzo
di nome Kumao fu mandato da Shijo Kingo, che si precipitò
da me. Gli dissi: «Stanotte sarò decapitato. Questo
è il desiderio che ho accarezzato in questi ultimi anni.
In questo mondo di saha ho vissuto come un fagiano nato solo per
essere catturato dal falco, come un topo nato solo per essere mangiato
dal gatto e come un uomo nato solo per essere ucciso nel tentativo
di vendicare l’assassinio della moglie e dei figli. Tali cose
le ho vissute più volte di quanti siano i granelli di polvere
esistenti sulla terra. Ma fino ad ora, non ho mai dato la mia vita
per il Sutra del Loto. Io nacqui per diventare un povero prete,
incapace persino di adempiere gli obblighi di pietà filiale
con i miei genitori e di ripagare i debiti di gratitudine verso
il mio paese. Ora presenterò al Sutra del Loto il mio capo
reciso e ne condividerò il merito con i miei genitori e quindi
con i discepoli e credenti laici, come ti ho promesso». Poi
Shijo Kingo e i suoi tre fratelli, tenendo le redini del mio cavallo,
mi accompagnarono a Tatsunokuchi, presso Koshigoe.
Infine giungemmo in un posto che sapevo sarebbe stato il luogo della
mia esecuzione. Infatti i soldati si fermarono e cominciarono a
darsi d’attorno in grande agitazione. Shijo Kingo, in lacrime,
disse: «Questi sono i tuoi ultimi momenti». Io replicai:
«Quanto sei sconsiderato! Dovresti sorridere per una gioia
così grande. Come è possibile mancare alla propria
parola?». Avevo appena pronunciato queste parole che una sfera
brillante quanto la luna proveniente da Enoshima, attraversò
il cielo da sud-est a nord-ovest. L’alba non era ancora spuntata
e faceva troppo buio per potersi vedere in faccia, ma l’oggetto
brillante illuminò tutti chiaramente come la vivida luce
lunare. Il boia cadde con la faccia a terra, gli occhi accecati.
I soldati erano terrorizzati e presi dal panico. Alcuni scapparono
via, altri saltarono dai loro cavalli e si inginocchiarono in terra
mentre altri ancora si rannicchiarono sulle loro selle. Io gridai:
«Perché vi allontanate da questo prigioniero tanto
colpevole? Venite qui! Accostatevi!». Ma nessuno voleva avvicinarsi.
«Cosa succederà quando l’aurora arriverà?
Dovete affrettarvi a giustiziarmi perché sarebbe indecente
farlo dopo il levarsi del sole». Benché li esortassi
così, essi non risposero.
Dopo un po’ di tempo, qualcuno propose che io proseguissi
fino a Echi nella stessa provincia di Sagami. Risposi che poiché
nessuno di noi conosceva la strada, qualcuno avrebbe dovuto guidarci
fin là. Nessuno era disposto ad accompagnarci, ma dopo aver
esitato un altro po’, un soldato finalmente disse: «Quella
è la strada che dovete prendere».
Ci avviammo seguendo la strada e verso mezzogiorno arrivammo a Echi.
Di lì procedemmo verso la residenza di Homma Rokurozaemon,
dove ordinai del sakè per i soldati. Quando arrivò
il momento della loro partenza, alcuni di essi chinarono la testa,
unirono le mani come in preghiera, e dissero nel modo più
rispettoso: «Non avevamo capito che tipo di persona fossi
tu. Ti odiavamo perché ci era stato detto che calunniavi
il Budda Amida che noi veneriamo. Ma ora che abbiamo visto la tua
nobiltà con i nostri occhi, abbandoneremo il Nembutsu che
abbiamo praticato per anni». Alcuni di loro presero addirittura
i rosari Nembutsu dal sacchetto delle pietre focaie e li gettarono
via. Altri promisero di non recitare mai più il Nembutsu.
Dopo la loro partenza, le guardie di Rokurozaemon li sostituirono
nella vigilanza. Poi Shijo Kingo e i suoi fratelli partirono.
Quella sera nell’ora del cane [19.00-21.00], arrivò
un messaggero da Kamakura con un decreto del reggente. I soldati
erano sicuri che si trattasse dell’ordine della mia decapitazione.
Umanojo, magistrato di Homma, corse da me con la lettera, si inginocchiò
e disse: «Avevamo paura che saresti stato decapitato questa
notte, ma ora questa lettera ha portato notizie meravigliose. Il
messaggero ha detto che, poiché il signore di Musashi è
partito stamattina all’ora della lepre [5.00-7.00] per una
sorgente termale, ha dovuto cavalcare quattro ore per venire qui
al più presto nel timore che ti succedesse qualcosa. Il messaggero
ripartirà immediatamente per portare questa notizia al signore
di Atami entro questa sera». La lettera portata dal messaggero
diceva: «Questa persona non è colpevole. Sarà
presto graziata. Se la giustiziate avrete di che pentirvene».
Era la notte del tredicesimo giorno. C’erano dozzine di guardie
che piantonavano i miei alloggi e il giardino principale. Siccome
eravamo nel mezzo del mese di settembre, la luna era tonda e piena.
Uscii nel giardino, dove, rivolto alla luna recitai la parte Jigage
del capitolo Juryo. Poi parlai brevemente dei meriti e degli errori
delle varie sette e degli insegnamenti del Sutra del Loto. Dissi:
«Tu, dio della Luna, partecipasti alla cerimonia del Sutra
del Loto, non è vero? Quando il Budda espose il capitolo
Hoto, obbedisti ai suoi ordini e nel capitolo Zokurui, quando il
Budda posò la mano sul tuo capo per tre volte, giurasti di
trasmettere e proteggere il Sutra del Loto. Non sei forse lo stesso
dio? Avresti qualche possibilità di adempiere al tuo giuramento
se non fosse per me? Ora che mi vedi in questa situazione, dovresti
accorrere gioiosamente per proteggere il devoto del Sutra del Loto
e mantenere la tua promessa al Budda. È incredibile che tu
non abbia ancora fatto nulla. Se nulla sarà fatto per questo
paese, non tornerò mai a Kamakura. Se non intendi fare nulla
per me, come puoi continuare a splendere così tranquillamente?
Come interpreti i seguenti passaggi del Sutra? Il Sutra Daijuku
afferma: “Il sole e la luna non mostrano più i loro
lumi”. Il Sutra Ninno dice: “Il sole e la luna usciranno
dalle proprie orbite”. Il Sutra Saisho-o19 dice: “I
trentatré dèi celesti si arrabbieranno”. Qual
è la tua risposta, luna, qual è la tua risposta?».
Allora, come in risposta, una grande stella lucente quanto la stella
del mattino cadde dal cielo e colpì un ramo del susino davanti
a me. I soldati, sbalorditi, saltarono giù dalla veranda
prostrandosi nel giardino o corsero dietro la casa. Immediatamente
si levò un vento così violento che l’intera
isola di Enoshima sembrò ruggire. Il cielo tremò,
echeggiando come un rullo di tamburi.
All’alba del quattordicesimo giorno, verso l’ora della
lepre [5.00-7.00], un uomo di nome Juro Nyudo venne da me e disse:
«La notte scorsa c’è stato un grande scompiglio
nella residenza del reggente nell’ora del cane [19.00-21.00].
Avevano convocato un indovino che disse: «Poiché avete
punito quel prete, il paese sarà preda di tumulti. Se non
lo richiamate a Kamakura, non si può prevedere che cosa accadrà
a questa terra». Nell’udire ciò, alcuni dissero:
«Graziamolo!». Altri dissero: «Poiché egli
ha predetto che la guerra sarebbe scoppiata entro cento giorni,
dovremmo aspettare e vedere cosa succede».
Fui tenuto a Echi per più di venti giorni. Durante quel periodo
a Kamakura scoppiarono sette o otto incendi dolosi e vi fu una lunga
serie di delitti. Calunniatori misero in giro la voce che erano
stati i miei discepoli ad appiccare il fuoco. Gli ufficiali del
governo lo ritennero possibile e fecero una lista di duecentosessanta
miei seguaci da espellere da Kamakura. Si sparse la voce che sarebbero
stati tutti esiliati e che quelli che già si trovavano in
prigione sarebbero stati decapitati. Comunque, risultò in
seguito che gli incendi erano stati provocati da credenti Nembutsu
e Ritsu per accusare i miei discepoli. Accaddero anche altre cose,
ma sono troppo numerose per riferirle qui. Lasciai Echi il 10 ottobre
(1271) e arrivai nell’isola di Sado il ventottesimo giorno.
Il 1° novembre, fui portato in una piccola cappella abbandonata
situata in un campo chiamato Tsukahara dietro la residenza di Homma
Rokurozaemon a Sado. Di soli due metri per due, si trovava in un
campo in cui venivano abbandonati i cadaveri, un posto simile a
Rendaino, a Kyoto.
Non vi si trovava una sola immagine del Budda e il tetto e le pareti
erano pieni di buchi. La neve vi cadeva e si accumulava senza mai
riuscire a sciogliersi del tutto. Trascorrevo i giorni e le notti
in quel luogo, seduto su una pelliccia con indosso un mantello di
paglia. Di notte grandinava, nevicava e talvolta lampeggiava. Persino
durante il giorno, il sole splendeva raramente. Era un luogo squallido
in cui vivere.
Mi sentivo come Li Ling in Cina20, il quale fu imprigionato in una
grotta nella terra dei barbari del nord, o come il prete Fa-tao
che fu marchiato sulla fronte ed esiliato nella regione a sud dello
Yangtze dall’imperatore Hui-tsung dei Sung. Tuttavia, il re
Suzudan21 ricevette una formazione severa sotto il saggio eremita
Ashi22 per ottenere i benefici del Sutra del Loto, e sebbene il
bodhisattva Fukyo fosse percosso dai bastoni dei preti arroganti,
fu onorato come devoto del Sutra del Supremo Veicolo23. Perciò,
niente mi dà più gioia che essere nato nell’Ultimo
giorno della Legge ed essere perseguitato a causa della propagazione
dei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Per più di ventidue
secoli dopo la morte del Budda Shakyamuni, nessuno, nemmeno T’ien-t’ai,
ha sperimentato la verità dei versi del Sutra che dice: «Tutta
la società sarà molto ostile, e sarà estremamente
difficile credere»24. Solo io ho realizzato la profezia del
Sutra, «Saremo esiliati più e più volte»25.
Il Budda promette che se uno abbraccia anche una singola frase o
verso del Sutra otterrà la Buddità. Non c’è
dubbio che io raggiungerò la suprema Illuminazione. Soprattutto,
il reggente Hojo Tokimune mi è stato di grande aiuto. Hei
no Saemon è per me ciò che Devadatta è stato
per Shakyamuni. I preti del Nembutsu sono paragonabili a Kokalika26
e i seguaci Nembutsu a Sunakshatra27. Shakyamuni oggi vive; questa
è l’era del Budda. Questo è ciò che il
Sutra del Loto descrive come “la vera entità della
vita”28, o più precisamente come “coerenza dall’inizio
alla fine”.
Il quinto volume del Maka shikan afferma: «Quando la pratica
progredisce e aumenta la conoscenza, i tre ostacoli e i quattro
demoni emergono, facendo a gara per interferire». Afferma
inoltre: «Come un cinghiale si sfrega contro una montagna
d’oro facendola brillare, come i fiumi che si riversano nell’oceano
ne aumentano il volume, come i ceppi alimentano il fuoco e come
il vento gonfia il corpo dei gura»29. Se, con lo spirito del
Budda, uno pratica il Sutra del Loto come il Budda ha insegnato,
nel modo giusto e nel momento giusto, allora questi sette ostacoli
e demoni appariranno per affrontarlo. Il Demone del Sesto Cielo
è il più potente di tutti.
Egli si impadronirà del sovrano, dei genitori, della moglie
o dei figli, dei compagni di fede o di uomini malvagi, e tramite
loro cercherà con modi amichevoli di sviarlo dalla pratica
del Sutra del Loto o gli si opporrà apertamente. La pratica
del Buddismo è sempre accompagnata da persecuzioni e difficoltà
che sono tanto più severe quanto più profondi sono
i sutra praticati. La pratica del Sutra del Loto, il più
profondo tra tutti i sutra, provocherà le persecuzioni più
dure. Praticare secondo gli insegnamenti del Budda e nel momento
giusto, comporterà prove estremamente ardue.
L’ottavo volume del Guketsu afferma: «Fintanto che una
persona non cerca di uscire dal ciclo di nascita e morte e non ricerca
il veicolo dell’Illuminazione, il demone veglierà su
di lui come un genitore». Sebbene uno coltivi le buone cause
nello spirito del Budda, fintanto che pratica il Nembutsu, lo Shingon,
lo Zen, il Ritsu o un altro insegnamento, ma non il Sutra del Loto,
egli avrà il demone come genitore.
Il demone indurrà gli altri a rispettare quest’uomo
e a fargli l’elemosina e la gente si illuderà che sia
un prete davvero illuminato. Se fosse onorato dal sovrano, ad esempio,
la gente non esiterebbe a fargli l’elemosina. Diversamente,
se un prete pratica il Sutra del Loto sarà perseguitato dal
sovrano e dagli altri30. L’ostilità del sovrano e delle
autorità è la prova che egli sta praticando il vero
insegnamento.
Devadatta provò più di ogni altro la validità
degli insegnamenti di Shakyamuni. Anche in quest’epoca non
sono gli amici, bensì i nemici coloro che aiutano una persona
a progredire: il governo di Kamakura non avrebbe potuto prosperare
e impadronirsi del potere se non ci fossero stati Wada Yoshimori31
e l’ex imperatore Gotoba. In tal senso, questi uomini sono
stati i migliori alleati del bakufu di Kamakura.
Per quanto mi riguarda, i miei migliori alleati per il raggiungimento
dell’Illuminazione, sono Hei no Saemon ed il reggente Hojo
Tokimune oltre a Tojo Kagenobu e ai preti Ryokan, Doryu e Doamidabutsu32.
Devo essere grato se penso che senza di loro non avrei mai potuto
essere il devoto del Sutra del Loto.
Nel cortile intorno alla mia capanna la neve si accumula sempre
più alta. Nessuno viene a trovarmi, il mio unico ospite è
il vento pungente. Il Maka shikan e il Sutra del Loto posano aperti
davanti ai miei occhi e Nam-myoho-renge-kyo scorre dalle mie labbra.
Trascorro le notti parlando con la luna e le stelle a proposito
della fallacità delle altre sette e della profondità
del Sutra del Loto. Un anno cede il passo al successivo.
Ovunque si può trovare gente povera di spirito. Mi è
giunta voce che i preti delle sette Ritsu e Nembutsu dell’isola
di Sado, tra i quali Yuiamidabutsu, Shoyu-bo, Insho-bo, Jido-bo
e centinaia di loro seguaci si sono incontrati per decidere cosa
fare di me. Uno di loro avrebbe detto: «Il prete Nichiren,
il nemico giurato del Budda Amida, il pervertitore di tutti gli
esseri umani, è stato esiliato nella nostra provincia. Come
tutti sanno, raramente gli esiliati su quest’isola sopravvivono.
Ed anche se ci riuscissero, non torneranno più a casa. Così
nessuno potrà essere punito per aver ucciso un esiliato.
Nichiren vive completamente solo in una località chiamata
Tsukahara. Non importa quanto forte e potente possa essere, se non
ha nessuno intorno, cosa può fare? Prendiamo archi e frecce
e andiamo insieme ad ucciderlo!». Un altro ha detto: «Doveva
essere decapitato, ma la sua esecuzione è stata rinviata
poiché la moglie del reggente stava per avere un figlio.
Ma il rinvio è solo temporaneo. Ho sentito dire che verrà
comunque giustiziato». Un terzo ha proposto: «Chiediamo
al signore di Homma e se lui rifiuta di decapitarlo, possiamo farlo
noi». Sono state fatte molte proposte sulla mia sorte ed alla
fine alcune centinaia di persone si sono riunite al distretto di
polizia.
Homma Rokurozaemon si è rivolto a loro dicendo: «È
giunto dal governo un documento ufficiale nel quale si comanda che
il prete non venga giustiziato. Costui non è un comune spregevole
criminale e se gli dovesse accadere qualcosa, io sarò considerato
colpevole di un grave delitto. Invece di ucciderlo, perché
non lo affrontate in un dibattito religioso?».
In seguito a questa proposta, i preti Nembutsu e delle altre sette,
accompagnati da preti novizi che portavano sotto braccio e appesi
al collo i tre Sutra Jodo33, il Maka shikan, i Sutra Shingon e altri
scritti, si riunirono a Tsukahara il 16 gennaio. Non vennero soltanto
dalla provincia di Sado ma anche dalle vicine province di Echigo,
Etchu, Dowa, Mutsu e Shinano. Diverse centinaia di preti e loro
seguaci si riunirono nell’ampio cortile della capanna e nel
campo vicino. Venne Homma Rokurozaemon, i suoi fratelli e il suo
clan al completo, nonché i preti laici contadini34, tutti
molto numerosi.
I monaci Nembutsu lanciavano sfilze di insulti, i preti Shingon
erano pallidi dalla rabbia, mentre quelli della setta Tendai gridavano
che mi avrebbero sconfitto. I credenti laici urlavano con odio:
«Eccolo là, il nemico del nostro Budda Amida».
Il chiasso e lo scherno risuonavano come il tuono e sembravano scuotere
la terra. Li lasciai urlare ancora per un po’, poi dissi:
«Fate silenzio, tutti voi! Siete qui per un dibattito religioso,
non è il momento di insultare!».
A questo punto Homma e gli altri espressero il loro consenso ed
alcuni di loro afferrarono per il collo i preti Nembutsu che mi
ingiuriavano e li spinsero indietro.
I preti procedettero a menzionare le dottrine del Maka shikan, della
setta Shingon e Nembutsu. Risposi a ciascuno di loro, stabilendo
l’esatto significato di ciò che era stato detto, quindi
ribattei con alcune domande. Tuttavia mi furono sufficienti una
o due domande per metterli a tacere. Puoi immaginare come andò
a finire il dibattito. Essi erano di gran lunga inferiori ai preti
di Kamakura e li sconfissi con la stessa facilità con la
quale una spada affilata taglia un melone, o la tempesta piega i
fili d’erba. Non solo erano del tutto impreparati in materia
di dottrine buddiste, ma si contraddicevano nei loro ragionamenti.
Confondevano i sutra con i trattati e i trattati con i commentari.
Screditai il Nembutsu raccontando la storia di come Shan-Tao cadde
dal salice. Confutai la pretesa della setta Shingon che il tridente
gettato in mare da Kobo mentre tornava dalla Cina fosse comparso
più tardi sul monte Koja e la folle credenza secondo cui
Kobo si trasfigurò nel Budda Dainichi.
A mano a mano che dimostravo le falsità di ciascuna setta,
alcuni preti bestemmiavano, altri ammutolivano, altri invece impallidivano.
Vi furono aderenti Nembutsu che ammisero l’errore della propria
setta, gettarono immediatamente la tunica e il rosario e giurarono
che non avrebbero più recitato il Nembutsu. Tutti i componenti
del gruppo cominciarono ad andarsene e così fece anche Rokurozaemon
con i suoi fratelli.
Mentre stavano lasciando il cortile richiamai il signore per fare
una profezia. Per prima cosa gli chiesi quando sarebbe partito per
Kamakura. Egli rispose che sarebbe partito intorno al mese di luglio,
dopo che i suoi contadini avessero finito il lavoro nei campi. Allora
dissi: «Coltivare, per un guerriero, significa assistere il
suo signore in tempi di pericolo e ricevere terre per il suo servizio.
Disordini stanno per scoppiare a Kamakura. Dovresti affrettarti
a mostrare il tuo valore in battaglia e sarai ricompensato con alcuni
feudi. Dal momento che i tuoi guerrieri sono rinomati in tutta la
provincia di Sugami, se resti tra i campi a curare le coltivazioni,
arriverai troppo tardi per la battaglia e il tuo nome cadrà
in disgrazia». Senza pronunciare una sola parola, Homma si
allontanò in fretta. I preti Nembutsu e Ritsu e i credenti
laici sembrarono disorientati non avendo compreso le mie parole.
Dopo che tutti se ne furono andati, iniziai la stesura di un trattato
in due volumi, intitolato Kaimoku sho, sul quale stavo meditando
dal novembre dell’anno precedente, in cui intendevo fissare
la mia meravigliosa esperienza nel caso fossi stato decapitato.
Il messaggio essenziale di questo trattato è che il destino
del Giappone dipende esclusivamente da me. Una casa senza pilastri
crolla, un uomo senza anima è morto. Io sono l’anima
del popolo giapponese. Hei no Saemon ha abbattuto il pilastro del
Giappone e nel paese cresce il malumore mentre voci infondate appaiono
come fantasmi per creare conflitti all’interno del clan Hojo.
Inoltre, il Giappone verrà presto attaccato da un paese straniero,
come è descritto nel Rissho ankoku ron. Ho affidato questo
trattato al messaggero di Shijo Kingo. Anche i discepoli intorno
a me pensavano che fosse uno scritto troppo provocatorio, ma non
poterono farci nulla.
Il 18 febbraio una nave raggiunse l’isola. Portava la notizia
che si era combattuto a Kamakura e in seguito anche a Kyoto, e che
la situazione era molto grave. Homma Rokurozaemon, a capo dei suoi
uomini, partì quella notte su navi veloci alla volta di Kamakura.
Prima della partenza, mi chiese umilmente di aiutarlo con le mie
preghiere. Disse: «Ho dubitato della verità delle parole
da te proferite il 16 dello scorso mese, ma esse si sono avverate
in meno di trenta giorni. Ora credo che i mongoli ci attaccheranno
sicuramente, così come credo che i seguaci Nembutsu sono
destinati all’inferno della sofferenza incessante. Non reciterò
mai più il Nembutsu».
A questo risposi: «Qualsiasi cosa tu possa fare, fino a che
il reggente Hojo Tokimune non abbraccerà la vera fede, non
l’abbraccerà neanche il popolo giapponese e, in tal
caso, il nostro paese andrà sicuramente incontro alla rovina.
Io sono una persona comune, ma dal momento che propago il Sutra
del Loto sono l’inviato del Budda Shakyamuni. Tensho Daijin
e Hachiman sono divinità importanti per il nostro paese,
ma sono solo divinità minori se paragonati a Bonten, a Taishaku,
agli dèi del Sole e della Luna e ai quattro Re celesti. Tuttavia
si dice che uccidere un prete che serve queste due divinità
equivalga al peccato di uccidere sette uomini e mezzo. Taira no
Kiyomori e l’imperatore Gotoba perirono perché commisero
questo delitto. Quindi, perseguitare me è incomparabilmente
più grave che molestare chi serve queste due divinità.
Poiché io sono l’inviato del Budda, Tensho Daijin e
Hachiman devono chinare la testa e prostrarsi davanti a me a mani
giunte. Quale devoto del Sutra del Loto, Bonten e Taishaku mi assistono
da destra e da sinistra e gli dèi del Sole e della Luna illuminano
la strada davanti e dietro di me.
Anche se il mio consiglio verrà ascoltato, ma non mi verrà
reso il rispetto che mi è dovuto, il paese andrà incontro
alla rovina. Quel che è peggio, è che le autorità
abbiano suscitato contro di me l’odio di centinaia di persone
e che mi abbiano esiliato per ben due volte! Senza dubbio il paese
è condannato alla rovina, ma poiché Nichiren ha chiesto
agli dèi buddisti di salvare il paese e sospendere per il
momento la punizione, è sopravvissuto fino a ora. Tuttavia,
se queste azioni irragionevoli non avranno termine, la punizione
non tarderà a colpirlo. E se il mio avvertimento non verrà
seguito anche questa volta, il Giappone sarà sicuramente
distrutto dagli attacchi delle forze mongole.
Sembra che Hei no Saemon stia di proposito correndo incontro a questo
disastro. Quando accadrà, né tu e i tuoi seguaci né
quest’isola riuscirete a salvarvi». Dopo che ebbi finito
di parlare, Homma, profondamente depresso, se ne andò.
Saputo ciò, i credenti laici si dissero l’un l’altro:
«Forse questo prete ha veramente un qualche potere spirituale.
È spaventoso! D’ora in avanti, faremo meglio a smettere
di dare elemosine e sostegno ai preti Nembutsu e Ritsu!».
I preti Ritsu, seguaci di Ryokan, e i preti Nembutsu dissero: «Dal
momento che questo prete ha previsto lo scoppio della rivolta a
Kamakura, forse è uno dei cospiratori». Dopo questi
avvenimenti la situazione divenne più tranquilla. In seguito
i preti Nembutsu si riunirono in consiglio. «Se le cose vanno
avanti così» dissero «presto moriremo di fame.
Dobbiamo ad ogni costo eliminare questo prete. Già più
della metà della popolazione della provincia si è
schierata dalla sua parte. Cosa dobbiamo fare?».
Yuiamidabutsu, a capo dei preti Nembutsu, insieme a Dokan, un discepolo
di Ryokan, e Shoyu-bo, che erano i capi dei preti Ritsu, si recano
in fretta a Kamakura. Una volta arrivati, fecero un resoconto a
Hojo Nobutoki, signore della provincia di Musashi: «Se questo
prete rimane nell’isola di Sado, non resterà più
un solo tempio buddista o un solo monaco! Prende le statue del Budda
Amida e le getta nel fuoco o le butta nel fiume. Di giorno e di
notte sale su un’alta montagna e rivolto al sole e alla luna,
maledice le autorità. Il suono della sua voce si ode nell’intera
provincia».
Hojo Nobutoki decise che non vi era alcuna necessità di riferire
queste notizie al reggente: inviò un suo ordine personale
affinché ogni seguace di Nichiren nella provincia di Sado
venisse scacciato o imprigionato, quindi mandò anche alcune
lettere ufficiali con simili istruzioni. Lo fece tre volte. Non
proverò a descrivere ciò che accadde in seguito -
penso lo possiate immaginare. Alcune persone vennero imprigionate
semplicemente perché erano passate davanti alla mia capanna,
altre vennero esiliate perché accusate di avermi recato doni,
o le loro mogli e i loro figli furono presi in custodia. Hojo Nobutoki
riferì quindi le sue azioni al reggente ma, contrariamente
alle sue aspettative, il reggente inviò una lettera di perdono
il 14 febbraio dell’undicesimo anno di Bun’ei (1274),
che arrivò a Sado l’8 marzo.
I preti Nembutsu tennero allora un altro consiglio. «Quest’uomo,
il nemico del Budda Amida e il calunniatore del prete Shan-tao e
del santo Honen, è incorso nella disapprovazione delle autorità
ed è stato esiliato in quest’isola. Come possiamo sopportare
di vederlo perdonato e libero di tornarsene a casa vivo!».
Mentre loro erano occupati a tessere trame, per una qualche ragione
ci fu un improvviso mutamento del tempo, cominciò a soffiare
un vento favorevole e mi fu possibile lasciare l’isola. Con
venti favorevoli lo stretto può essere attraversato in tre
giorni, mentre ci vogliono anche cinquanta o cento giorni se il
tempo è cattivo. Io lo attraversai in un attimo.
Fu allora che i preti Nembutsu, Ritsu e i preti Shingon provenienti
dai templi di Kou a Echigo e Zenko-ji a Shinano si riunirono da
ogni parte per tenere un consiglio: «È una vergogna
che i preti di Sado abbiano lasciato che Nichiren tornasse vivo!
Noi non lasceremo che quest’uomo passi sul corpo vivente del
Budda Amida!»35.
A dispetto delle loro macchinazioni, numerosi guerrieri del distretto
governativo di Kou in Echigo furono mandati a scortarmi. Così
passai indisturbato davanti al tempio Zenko-ji e i preti Nembutsu
non poterono fare nulla per fermarmi. Lasciai l’isola di Sado
il 13 marzo e raggiunsi Kamakura il 26 dello stesso mese.
L’8 aprile ebbi un colloquio con Hei no Saemon. Contrariamente
al suo comportamento in precedenti occasioni, questa volta i suoi
modi furono gentili e mi trattò con cortesia. Il prete che
lo accompagnava mi fece domande sulla setta Nembutsu, un laico mi
interrogò sulla setta Shingon, e un’altra persona mi
chiese qualcosa sulla setta Zen, mentre lo stesso Hei no Saemon
mi chiese se fosse possibile ottenere l’Illuminazione con
uno dei sutra precedenti il Sutra del Loto. Risposi ad ognuna di
queste domande citando brani dai sutra.
Quindi Hei no Saemon, apparentemente a nome del reggente, chiese
quando il grande impero mongolo avrebbe invaso il Giappone. Risposi:
«Attaccheranno sicuramente entro quest’anno. Ho già
espresso la mia opinione al riguardo, ma non è stata ascoltata.
Se si cerca di curare una malattia senza conoscerne la causa, la
malattia si aggraverà ancora di più. Allo stesso modo,
se i preti Shingon eseguiranno i loro esorcismi, renderanno il paese
ancora più esposto ad una sconfitta. In nessun caso ai preti
Shingon, o ai preti di qualsiasi altra setta, dovrebbe essere permesso
di offrire alcuna preghiera, in nessun caso. Sarebbe diverso se
avessero una reale comprensione delle dottrine buddiste, ma nessuno
di loro la possiede, né sono in grado di comprendere nemmeno
se si cerca di spiegarle.
Inoltre, ho notato che, mentre i consigli di altri sono sollecitati
e seguiti, i miei consigli per qualche strana ragione sono invariabilmente
ignorati. Vorrei comunque esporre alcuni fatti in modo che in seguito
possiate rifletterci. Gotoba era l’imperatore e Hojo Yoshitoki
era un suo suddito [eppure egli attaccò e sconfisse l’imperatore].
Poteva la divinità del Sole Tensho Daijin permettere a un
figlio di attaccare il padre? Poteva il bodhisattva Hachiman permettere
ad un vassallo di attaccare il suo signore? E tuttavia, come sappiamo,
l’imperatore e la sua corte furono sconfitti da Hojo Yoshitoki.
Questa sconfitta non fu un evento normale. Accadde perché
avevano riposto fede nelle dottrine perverse di Kobo Daishi e nelle
interpretazioni distorte di Jikaku Daishi e Chisho Daishi, e perché
i monaci dei monasteri del monte Hiei, di To-ji e Onjo-ji si erano
schierati con la corte contro lo shogunato di Kamakura.
Così, come afferma il Sutra del Loto, le loro maledizioni
“ritornarono a chi le aveva generate”36 e la conseguenza
fu che l’imperatore e la sua corte furono sconfitti. I capi
militari di Kamakura, essendo all’oscuro di questo genere
di rituali, non eseguirono alcun esorcismo e vinsero. [Ma se lo
facessero ora] subirebbero la stessa sorte della corte.
Il popolo di Ezo, nel nord del Giappone, non ha nessuna conoscenza
della dottrina del karma. Ando Goro37 era un uomo di fede devota
che conosceva la legge di causa ed effetto e che costruì
molti templi e pagode buddisti. Nonostante questo, gli Ezo per qualche
motivo lo decapitarono. Alla luce di questi avvenimenti, non ho
alcun dubbio che se a questi preti continuerà a essere concesso
di pregare per la vittoria, anche Sua Signoria38 si troverà
a dover fronteggiare qualche spiacevole evento. E quando questo
accadrà, non potrete certo dire che io non abbia cercato
di avvertirvi!». Così severamente io mi rivolsi a lui.
Quando ritornai a casa, venni a sapere che al prete Hoin del tempio
Amida era stato ordinato di pregare per la pioggia dal 10 aprile.
Hoin è il prete più colto del To-ji e maestro di Dojo
del Ninna-ji. Segue con fede assoluta gli insegnamenti esoterici
Shingon di Kobo, Jikaku e Chisho e conosce a memoria tutte le dottrine
delle sette Tendai e Kegon. Incominciò a pregare per la pioggia
il decimo giorno, e l’undicesimo giorno cadde la pioggia.
Non c’era vento, ma solo una pioggia leggera che cadde ininterrottamente
giorno e notte. Si dice che Hojo Tokimune, signore della provincia
di Sagami, sia rimasto così colpito da donare a Hoin trenta
ryo39 d’oro, un cavallo e altri regali. Quando tutte le persone
di Kamakura, dalle più eminenti alle più umili, vennero
a sapere ciò che Hoin aveva fatto, applaudirono e con un
sorriso di scherno dissero: «Quel Nichiren ha predicato un
falso Buddismo e per poco non è stato decapitato. Alla fine
è stato perdonato, ma invece di imparare la lezione, va in
giro a calunniare le sette Nembutsu e Zen, e osa persino parlar
male degli insegnamenti esoterici Shingon. È stata una fortuna
questa pioggia, poiché ora abbiamo una prova del potere delle
preghiere Shingon!».
Davanti a queste critiche i miei discepoli si scoraggiarono e dissero
che i miei attacchi erano troppo provocatori. Ma io dissi loro:
«Aspettate un momento. Se dai cattivi insegnamenti del Gran
Maestro Kobo potessero veramente derivare preghiere efficaci per
la salvezza della nazione, l’imperatore Gotoba sarebbe senz’altro
uscito vittorioso nella sua lotta contro lo shogunato di Kamakura
e Setaka40, il paggio prediletto di Dojo del Ninna-ji, non sarebbe
stato decapitato.
Kobo afferma nel suo Jujushin ron che il Sutra del Loto è
inferiore al Sutra Kegon. Nello Hizo Hoyaku41 afferma inoltre che
il Budda Shakyamuni del capitolo Juryo del Sutra del Loto è
un comune mortale, e nel Kemmitsu-nikyo ron definisce ladro il Gran
Maestro T’ien-t’ai.
E c’è di più: il prete Shokaku-bo42 della setta
Shingon nel suo Shariko-shiki afferma che il Budda che predicò
il Sutra del Loto non è nemmeno degno di portare i sandali
di un maestro Shingon.
Se Hoin del tempio Amida, che è un seguace dell’uomo
che insegnò tali dottrine perverse, fosse superiore a Nichiren,
allora i Re Draghi che hanno mandato la pioggia devono essere nemici
del Sutra del Loto e saranno per questo sicuramente castigati dagli
dèi Bonten e Taishaku e dai quattro Re celesti. Ci deve essere
certamente qualche ragione profonda!».
«Che cosa intendi con “qualche ragione profonda”?»
chiesero allora i miei discepoli con un sorriso scettico.
Risposi: «Shan-wu-wei e Pu-k’ung riuscirono entrambi
a far cadere la pioggia con le loro preghiere, ma pare che soffiarono
anche venti impetuosi. Quando Kobo pregò per la pioggia,
piovve ventun giorni dopo; è come se non avesse pregato,
perché in un intervallo di ventun giorni, può piovere
naturalmente. Il fatto che piovesse [mentre lui pregava] non è
affatto sorprendente. Ciò che è veramente importante
è far piovere con un’unica cerimonia, come fecero T’ien-t’ai
e Senkan43. Questa è la ragione per cui dico che ci deve
essere qualcosa di speciale riguardo a questa pioggia».
Non avevo ancora finito di parlare che cominciò a soffiare
un forte vento. Case di ogni dimensione, templi e santuari, vecchi
alberi ed edifici governativi, furono tutti sollevati in aria e
poi schiantati al suolo. Un enorme oggetto luminoso attraversò
il cielo e la terra fu ricoperta di travi e tronchi. Uomini e donne
rimasero uccisi e morirono anche molti buoi e cavalli. Sarebbe stato
comprensibile se un tale vento terribile fosse arrivato in autunno,
la stagione dei tifoni, ma questo era solo aprile, l’inizio
dell’estate.
Inoltre, non investì tutto il Giappone, ma soltanto le otto
province del Kanto e in particolare le due province di Musashi e
di Sagami. Soffiò più forte a Sagami, e nella provincia
di Sagami colpì particolarmente Kamakura, e a Kamakura si
scatenò maggiormente sulle sedi del governo, a Wakamiya e
sopra i templi Kencho-ji e Gokuraku-ji. È chiaro che non
era un vento normale ma piuttosto il risultato delle preghiere di
Hoin.
Quelli che dapprima avevano riso di me e avevano storto la bocca,
improvvisamente si fecero seri e anche i miei discepoli dissero
che era sorprendente.
Proprio come avevo previsto sin dall’inizio, i miei ammonimenti
non furono ascoltati. Se una persona ammonisce tre volte il governante
e non viene ascoltata, deve lasciare il paese. Perciò lasciai
Kamakura il 12 maggio e venni qui sul monte Minobu.
Nell’ottobre dello stesso anno (1274) i mongoli sferrarono
il loro attacco. Furono attaccate e invase le isole Iki e Tsushima
e le truppe di stanza a Dazaifu44, sede del governo a Kyushu, furono
sconfitte. Quando i comandanti Shoni Sukeyoshi e Otomo Yoriyasu
ne furono informati, sparirono dalla scena ed i combattenti rimasti
furono presi prigionieri senza difficoltà. Benché
le truppe mongole si fossero poi ritirate, fu evidente quanto sarebbe
stata debole la difesa del Giappone in caso di una ulteriore aggressione.
Il Sutra Ninno dice: «Quando il saggio si allontana, inevitabilmente
si presentano i sette tipi di disastri».
Il Sutra Saisho-o afferma: «Dato che gli uomini malvagi sono
rispettati e prediletti mentre gli uomini buoni sono sottoposti
a punizioni, giungeranno saccheggiatori da altre regioni e la popolazione
andrà incontro a disordini e morte».
Se queste dichiarazioni del Budda sono veritiere, allora esistono
sicuramente uomini malvagi nel nostro paese e il sovrano li rispetta
e li favorisce mentre tratta come nemici gli uomini buoni.
Il Sutra Daijuku afferma: «Il sole e la luna non mostrano
più i loro lumi e c’è ovunque siccità.
Re e monaci malvagi che commettono ingiustizie distruggono la mia
vera Legge».
Nel Sutra Ninno si legge: «I monaci corrotti che cercano fama
e profitti si presenteranno al cospetto del sovrano, dell’erede
e dei prìncipi ed esporranno dottrine che condurrano alla
distruzione del Buddismo e dello Stato. Il sovrano, incapace di
distinguere la vera natura delle parole dei monaci, li ascolterà
con fiducia e così essi causeranno la distruzione del Buddismo
e dello Stato». Anche il Sutra del Loto parla di «monaci
malvagi di questo mondo impuro»45. Se questi brani dei sutra
sono veritieri, devono senza dubbio esserci dei monaci malvagi nel
paese.
Su una montagna ricca di tesori gli alberi deformi dovrebbero essere
abbattuti, così come i cadaveri non dovrebbero essere consegnati
al grande mare. Il grande mare della Legge buddista e la Montagna
dei tesori del supremo Veicolo possono contenere i detriti dei cinque
peccati cardinali e l’acqua sporca delle quattro offese maggiori46,
ma non hanno posto per i cadaveri di coloro che calunniano il Sutra
del Loto e per gli “alberi deformi”, gli uomini di incorreggibile
miscredenza.
Perciò coloro che vogliono praticare la Legge buddista e
che si preoccupano della loro vita futura, devono sapere quanto
è terribile calunniare il Sutra del Loto.
Tutti si chiedono perché mai dovrebbero prestare ascolto
ad una persona come me che parla male di Kobo, di Jikaku e degli
altri. Lasciamo da parte la gente di altre regioni, ma so che la
gente di Tojo e Saijo, nella provincia di Awa, ha dei buoni motivi
per credere in quello che dico. Essi ne hanno avuto la prova davanti
ai loro occhi.
Endon-bo di Inomori, Saigyo-bo e Dogi-bo del Seicho-ji e Jitchi-bo
di Kataumi erano tutti monaci eminenti. Ma ci si dovrebbe chiedere
come morirono questi uomini. Io non dirò nient’altro
di loro, ma Enchi-bo47, un altro monaco del Seicho-ji, trascorse
tre anni nella grande sala del tempio a copiare il testo del Sutra
del Loto in modo elaborato, inchinandosi tre volte per ogni singolo
carattere. Aveva imparato a memoria tutti i dieci volumi e per cinquant’anni
recitò l’intero sutra due volte, giorno e notte. Tutti
prevedevano che sarebbe diventato sicuramente un Budda. Soltanto
io dicevo che egli, insieme a Dogi-bo, sarebbe sprofondato nell’inferno
di incessante sofferenza ancor più sicuramente dei preti
Nembutsu. Faresti bene a chiederti se questi uomini fecero una buona
fine o una cattiva fine. Se non fosse stato per me, tutti avrebbero
creduto che questi monaci avessero ottenuto la Buddità. Da
ciò puoi renderti conto della precisione delle mie profezie.
Kobo, Jikaku e gli altri morirono in modo miserabile, ma i loro
discepoli tennero segreta la cosa, tanto che neppure i membri della
corte imperiale ne vennero mai a conoscenza. Perciò questi
uomini furono venerati sempre più nelle epoche successive.
E se nessuno rivelasse la verità, si continuerebbe ad onorarli
a questo modo per infinite epoche a venire. Il maestro brahmano
Uluka48 [si trasformò in pietra al momento della morte],
ma ottocento anni dopo la pietra si disciolse in acqua. E nel caso
del maestro brahmano Kapila49, passarono mille anni prima che fossero
riconosciute le sue colpe.
Una persona può nascere con forma umana grazie all’osservanza
dei cinque precetti50; se continua a osservare i cinque precetti
in questa vita le venticinque divinità benevoli la proteggeranno
e poiché Dosho e Domyo51, i due messaggeri celesti che sono
con lei dalla nascita, rispettivamente sulle spalla sinistra e destra,
la proteggeranno finché non commette errori, i demoni non
la tormenteranno.
Ma ora, in questo paese ci sono innumerevoli persone che piangono;
tutti gli abitanti delle isole di Iki e Tsushima hanno sofferto
per mano dei mongoli, per non parlare della gente del Dazaifu a
Kyushu. Di quali errori erano colpevoli le persone di queste regioni?
È una cosa che si vorrebbe sapere. Una o due avrebbero potuto
essere colpevoli, ma possibile che lo fossero tutte?
Ciò è interamente dovuto al fatto che questo paese
è pieno di preti Shingon che discendono da Kobo, Jikaku e
Chisho i quali disprezzarono il Sutra del Loto, di preti Nembutsu,
gli ultimi discepoli di Shan-tao e Honen, e di seguaci di Bodhidharma52
e di altri patriarchi della setta Zen. Per questo motivo gli dèi
Bonten e Taishaku, i quattro Re celesti e le altre divinità,
fedeli al giuramento fatto nella cerimonia del Sutra del Loto, li
hanno puniti spaccando loro la testa in sette pezzi53.
Qualcuno può obiettare che, benché la testa dei nemici
del devoto del Sutra del Loto dovrebbe spaccarsi in sette pezzi,
ci sono uomini che calunniano il monaco Nichiren e che ancora non
hanno la testa rotta. «Dobbiamo concludere - possono chiedersi
- che non è il vero devoto del Sutra del Loto?».
Rispondo dicendo che se dite che Nichiren non è il devoto
del Sutra del Loto, allora lo è forse Honen che ordinò
di abbandonare e gettar via il Sutra del Loto? Lo è Kobo
Daishi, che scrisse che Shakyamuni era ancora oscurato? O Shan-wu-wei
e Jikaku, che affermarono che il Sutra del Loto e i Sutra Shingon
sono eguali nella teoria, ma i Sutra Shingon sono superiori nella
pratica? Inoltre, cosa si intende per “testa spaccata in sette
pezzi”? Non bisogna immaginare un tipo di spaccamento fatto
da una spada. Al contrario, il Sutra del Loto dice che lo spaccamento
è come i rami dell’albero ariaka54. Nella testa di
un uomo ci sono sette gocce di liquido e sette demoni. Se i demoni
bevono una goccia di liquido, si ha mal di testa, se ne bevono tre
gocce, la vita è in pericolo e se bevono tutte e sette le
gocce, si muore. Tutte le persone oggi hanno la testa a pezzi come
i rami dell’albero ariaka, ma sono così immersi nel
loro cattivo karma che non se ne rendono conto. Essi sono come persone
che sono state ferite nel sonno o in stato di ubriachezza e che
ancora non se ne sono accorte.
Più precisamente, invece che dire che la testa è spaccata
in sette parti, si dice che la mente è spaccata in sette
parti. Le ossa craniche che si trovano sotto il cuoio capelluto
si aprono a causa delle ripercussioni della mente. Ci sono anche
spaccature del cranio che avvengono al momento della morte. Nella
nostra epoca a molte persone si spaccò la testa nel grande
terremoto dell’era Shoka (1257) o al tempo dell’apparizione
della grande cometa nell’era di Bun’ei (1264). Quando
le loro teste si spaccarono, essi ebbero difficoltà a respirare
e quando i cinque maggiori organi interni55 ne furono danneggiati,
essi soffrirono di dissenteria. Come hanno fatto a non capire che
erano stati puniti per aver calunniato il devoto del Sutra del Loto?
Poiché la sua carne è saporita, il cervo è
ucciso dall’uomo; per il suo olio la tartaruga perde la vita.
Se una donna è attraente molti la invidieranno. Il governante
di una nazione teme gli altri paesi, e la vita di un uomo ricco
è costantemente in pericolo. Coloro che abbracciano il Sutra
del Loto otterranno immancabilmente la Buddità. Perciò
il demone del Sesto Cielo, il signore del triplice mondo, diverrà
intensamente geloso di chiunque abbracci questo Sutra. Questo re
demone si attacca come la peste alla gente in maniera invisibile.
Poi come persone che si ubriacano con buon vino d’annata,
regnanti, padri e madri, mogli e figli, piano piano vengono posseduti
da lui e provano odio per il devoto del Sutra del Loto. Questa è
precisamente la situazione oggi nel mondo. Poiché io recito
Nam-myoho-renge-kyo, da più di venti anni sono stato cacciato
da un posto all’altro, due volte sono incorso nella collera
delle autorità e alla fine mi sono ritirato su questa montagna.
Questa catena montuosa è formata da quattro monti, Shichimen
a ovest, Tenshi-no-take a est, Minobu a nord e Takatori a sud. Ognuno
è tanto alto da toccare il cielo e così ripido che
anche gli uccelli hanno difficoltà a sorvolarli. In mezzo
ci sono quattro fiumi chiamati Fujigawa, Hayakawa, Oshirakawa e
Minobugawa. Nel centro, in una gola di alcune centinaia di metri,
ho costruito la mia capanna. Non posso vedere il sole di giorno
o la luna di notte. In inverno c’è la neve alta e in
estate l’erba cresce lussureggiante e poiché sono così
poche le persone che vengono a visitarmi, è difficile trovare
il sentiero. Quest’anno in particolare, la neve è così
alta che non ho avuto nessun visitatore. Sapendo che la mia vita
può finire in qualsiasi momento, io mi affido soltanto al
Sutra del Loto. In queste circostanze la tua lettera è stata
particolarmente benvenuta. Mi è sembrata quasi come un messaggio
dal Budda Shakyamuni o dai miei genitori defunti e non posso dirti
quanto ti sono grato.
Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo
NOTE:
1. Il mese … di Bun’ei
(1268): in realtà il secondo mese lunare di quell’anno.
Per aggiustare la differenza tra il calendario lunare e il cambio
delle stagioni, periodicamente veniva aggiunto un mese supplementare.
2. Po Chü-i (772-846):
noto poeta cinese.
3. Gran Maestro: titolo che
il sovrano assegnava ai più virtuosi preti del paese, di
solito dopo la morte.
4. Chou: l’ultimo imperatore
della dinastia Yin, attorno al XII secolo a.C. Noto per la sua immoralità,
fu sordo a ogni consiglio dei suoi sudditi e gravò di tasse
i contadini.
5. Fu-ch’a e Wu Tzu-hsü:
Fu ch’a fu il venticinquesimo re dello stato di Wu nel quinto
secolo a.C. Suo padre fu ucciso dal re Kou-chien dello stato di
Yüeh e Fu-ch’a si vendicò due anni dopo sconfiggendolo
in battaglia. Kou-chien propose un accordo amichevole a Fu-ch’a,
ma in realtà progettò di attaccare di nuovo lo stato
di Wu. Wu Tzu-hsü, leale suddito di Fu-ch’a, scoprì
il complotto e suggerì al re di uccidere Kou-chien, ma questi
non volle ascoltarlo, anzi costrinse Wu Tzu-hsü al suicidio
nel 485 a.C.
6. Jotai (in sanscrito Sadaprarudita):
un bodhisattva considerato protettore del Sutra Daihannya (Mahaprajnaparamita).
Il suo nome significa “sempre piangente” perché
piangeva alla vista di persone sofferenti.
7. Zenzai Doji (in sanscrito
Sudhanasresthi-daraka): un bodhisattva citato nel Sutra Kegon. Incontrò
cinquantatré bodhisattva alla ricerca della verità.
8. Hokke mongu.
9. Nehan-gyo-sho.
10. Taira no Kiyomori (1118-1181):
condottiero del clan Taira che governò su gran parte del
Giappone nel dodicesimo secolo. Arrogante e altezzoso, disprezzava
il Budda e gli dèi e ordinò ai suoi uomini di bruciare
due dei templi principali di Nara.
11. Ryoken e Ryoko: cospirarono
contro il governo di Kamakura, ma fallirono e furono messi a morte.
12. Il quinto rotolo del sutra:
questo volume include quattro capitoli, dal dodicesimo al quindicesimo.
Un passaggio del tredicesimo capitolo afferma che il devoto del
Sutra del Loto sarà attaccato con spade e bastoni.
13. Izumi Shikibu: poetessa
del periodo Heian (794-1185).
14. Gli otto precetti: precetti
di purezza a cui i laici si attenevano durante specifici giorni
del mese: 1) non uccidere; 2) non rubare; 3) astenersi da ogni attività
sessuale; 4) non imbrogliare; 5) non consumare sostanze inebrianti;
6) evitare profumi, danze e teatro; 7) non sedersi o dormire su
sedie adornate; 8) non mangiare dopo mezzogiorno.
15. Noin (998-1050): poeta e prete vissuto a Kyoto.
Sia i lavori di Noin che quelli di Izumi Shikibu includevano poesie
di preghiera per la pioggia.
16. I duecentocinquanta precetti: precetti per i preti Hinayana.
17. Viale Wakamiya: la strada principale di Kamakura, che la attraversava
da nord a sud.
18. Wake no Kiyomaro (733-799): ufficiale di corte di alto rango
che, essendosi opposto ai tentativi del prete Dokyo di salire al
trono, fu perseguitato.
19. Sutra Saisho-o: si riferisce ai dieci volumi del Sutra Konkomyo-Saisho-o
tradotti da I-Ching (Gijo) della dinastia T’ang.
20. Li Ling (74 a.C.): comandante militare durante la prima dinastia
Han.
21. Suzudan: nome di Shakyamuni quando in una vita precedente era
nato in una famiglia di re. Asceso al trono, abdicò per seguire
il saggio eremita.
22. Ashi: nome di Devadatta mentre praticava la Legge mistica in
una precedente esistenza. La sua storia appare nel dodicesimo capitolo
del Sutra del Loto.
23. Devoto del supremo Veicolo: il supremo Veicolo si riferisce
al Sutra del Loto che rivela la Buddità inerente alla vita.
24. Sutra del Loto, cap. 14.
25. Ibidem, cap. 13.
26. Kokalika: appartenente al clan degli Shakya, entrò nel
clero per ordine di Shuddhodana, padre di Shakyamuni, ma cadde sotto
l’influenza di Devadatta.
27. Sunakshatra: prete che si dedicò alle austerità
e ottenne una forma limitata di Illuminazione. A causa della sua
arroganza credette di aver compreso completamente il Buddismo e
cadde nell’inferno.
28. La vera entità della vita: questa è la traduzione
di Shoho jisso, ovvero la vera entità, o la realtà,
di tutti i fenomeni.
29. Gura: insetto immaginario.
30. Frase aggiunta al testo originale per maggiore chiarezza.
31 Wada Yoshimori (1147-1213): capo della polizia militare sotto
Minamoto no Yoritomo, assassinato dal clan Hojo.
32. Doamidabutsu: prete Nembutsu fanatico seguace del prete Honen.
33. Tre sutra Jodo: le principali scritture della setta giapponese
della Pura Terra; sono il sutra Muryoju, il sutra Kammuryoju e il
sutra Amida.
34. Preti laici contadini: sono detti nyudo, termine che indica
le persone che, pur avendo preso i voti, non entrano in un tempio
ma continuano a vivere nelle loro case.
35. Il corpo vivente del Budda Amida: l’oggetto di culto custodito
presso il tempio Zenkoji a Shinano e che è venerato come
vivente.
36. Sutra del Loto, cap. 25.
37. Ando Goro: magistrato che governò la parte settentrionale
del Giappone durante la reggenza di Hojo Yoshitoki (1163-1224).
38. Sua signoria: riferito a Hei no Saemon.
39. Ryo: antica unità monetaria giapponese; un ryo d’oro
pesava circa 37 grammi.
40. Setaka (m. 1221): il favorito del principe-prete del tempio
Ninna-ji. Fu decapitato durante i disordini di Jokyu.
41. Jujushin ron e Hizo Hoyaku: il primo, scritto da Kobo intorno
all’830, consiste di dieci volumi e spiega la supremazia del
Sutra Dainichi, l’insegnamento fondamentale della setta Shingon.
Il secondo, in tre volumi, è un riassunto del primo.
42. Shokaku-bo (1095-1143): fondatore della scuola Shingi della
setta Shingon.
43. Senkan (918-983): prete della setta Tendai. Nell’estate
del 962, quando il Giappone fu colpito da una grave siccità,
l’imperatore gli ordinò di pregare per la pioggia.
Si dice che abbia fatto piovere subito dopo l’arrivo del messaggero
imperiale.
44. Dazaifu: sede del governo militare instaurato per motivi di
difesa. Le fortificazioni riguardano soprattutto le isole di Iki
e Tsushima, nell’estremo sud, le più vicine alla penisola
di Corea.
45. Sutra del Loto, cap. 13.
46. Quattro offese maggiori: alcune regole per i preti, riguardanti
l’omicidio, il furto, il celibato e la menzogna.
47. Endon-bo, Saigyo-bo, Dogi-bo, Jitchi-bo e Enchi-bo: erano preti
che vivevano ad Awa e, a giudicare da queste parole, dovevano essere
noti. Di loro però non ci è pervenuto alcun dato storico.
48. Uluka: il fondatore della scuola Vaisheshika, una delle sei
scuole filosofiche dell’India.
49. Kapila: il fondatore della scuola Sankhya, una delle sei scuole
filosofiche dell’India. Si dice che si fosse trasformato in
pietra per paura della morte. Quando il bodhisattva Dignaga scrisse
un verso di ammirazione sulla pietra, questa si frantumò,
rivelando così la falsità degli insegnamenti di Kapila,
mille anni dopo la sua morte.
50. Cinque precetti: un codice fondamentale nel Buddismo, contro
il furto, l’omicidio, l’adulterio, la menzogna e il
bere.
51. Dosho e Domyo: due messaggeri celesti che si dice stiano sulle
spalle di ogni persona sin dalla nascita e osservino ogni sua azione.
Simboleggiano il funzionamento della legge di causa ed effetto.
52. Bodhidharma: portò in Cina la pratica Zen e vi fondò
la setta Ch’an.
53. Sutra del Loto, cap. 26.
54. Sutra del Loto, cap. 26.
55. Cinque maggiori organi interni: polmoni, cuore, milza, fegato
e reni.
Shuju Ofurumai Gosho
Gosho Zenshu, pag. 909
Scritto nel 1276, a 55 anni, da Minobu
Destinato a Konichi-ama
CENNI STORICI - Oltre al titolo Il comportamento del Budda, questo
Gosho è conosciuto anche col nome di Trattato di Sado. Fu
scritto il 3 marzo del 1276, due anni dopo il ritiro del Daishonin
sul monte Minobu, avvenuto nel maggio 1274. Nichiren Daishonin aveva
allora cinquantacinque anni.
Questa lettera è indirizzata a Konichi-ama, una donna rimasta
vedova che viveva nella provincia di Awa. Di lei non abbiamo molte
notizie. Sappiamo che suo marito era un samurai e che morì
piuttosto giovane. Il figlio si era convertito agli insegnamenti
del Daishonin ed anche lei era divenuta una credente devota. Anche
il figlio purtroppo morì giovane. Konichi-ama, nonostante
le difficoltà e il profondo dolore, rimase fedele agli insegnamenti
del Daishonin fino al momento della morte.
Il comportamento del Budda riveste una particolare importanza, dato
che è il racconto autobiografico delle persecuzioni subìte
dal Daishonin. La cronistoria degli avvenimenti descritti inizia
nel 1268, anno in cui il Giappone ricevette un ultimatum da parte
dell’impero mongolo, e arriva fino al 1276 coprendo un arco
di circa otto anni.
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