Gli scritti di Nichiren Daishonin
Il vero aspetto del Gohonzon
Ho ricevuto le tue offerte al Gohonzon di cinque kan1 di monete,
un carico di riso e frutta. Di tutti i cinquanta anni in cui il
Budda espose le sue dottrine, solo durante gli ultimi otto fu rivelato
questo insegnamento. Il Sutra del Loto, che fu esposto durante quel
periodo, spiega il Gohonzon negli otto capitoli che vanno dallo
Yujutsu allo Zokurui.
Dopo la morte del Budda, nei duemila anni del Primo e del Medio
giorno della Legge, non fu mai menzionato il termine “oggetto
di culto di Honmon (insegnamento essenziale)” e tanto meno
iscritto l’oggetto stesso, né esisteva qualcuno in
grado di farlo. T’ien-t’ai, Miao-lo e Dengyo lo percepirono
nei loro cuori, ma per qualche ragione non lo resero mai noto, proprio
come Yen Hui2 comprese il vero insegnamento di Confucio, ma lo tenne
segreto. Tuttavia il sutra stesso così come le annotazioni
di T’ien-t’ai e di Miao-lo affermano esplicitamente
che il Gohonzon apparirà nei primi cinquecento anni dell’Ultimo
giorno della Legge, poco più di duemila anni dopo la morte
del Budda. Adesso sono passati oltre duecento anni dall’inizio
dell’Ultimo giorno della Legge. Com’è straordinario
che Nichiren sia stato il primo a iscrivere questo grande mandala
come il vessillo della propagazione del Sutra del Loto, mentre anche
grandi maestri come Nagarjuna, Vasubandhu, T’ien-t’ai
e Miao-lo non furono in grado di farlo! Questo mandala non è
in alcun modo un’invenzione di Nichiren. È l’oggetto
di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella Torre
Preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così
fedelmente come la stampa riproduce la matrice. I cinque caratteri
del Sutra del Loto sono iscritti al centro della Torre Preziosa,
mentre i quattro Re celesti sono seduti ai quattro angoli. I Budda
Shakyamuni e Taho e le quattro guide dei Bodhisattva della Terra,
sono allineati in alto. Seduti sotto di loro sono i bodhisattva
Fugen e Monju e gli uomini di Studio, inclusi Shariputra e Maudgalyayana.
A fianco di questi stanno gli dèi del sole e della luna,
il Demone del sesto cielo, il Re Drago e Ashura; Fudo e Aizen si
collocano rispettivamente a sud e a nord. Ci sono anche il perfido
traditore Devadatta e l’ignorante figlia del Re dei Naga.
Il demone Kishimojin appare con le sue dieci figlie, che succhiano
la linfa vitale delle persone in tutto l’universo. Sono presenti
anche le divinità guardiane del Giappone: Tensho Daijin e
il bodhisattva Hachiman in rappresentanza dei sette ranghi di dèi
celesti, dei cinque ranghi di dèi terreni3 e di tutte le
altre divinità maggiori e minori. Dal momento che tutti gli
dèi appaiono nella loro essenza, devono apparire anche nelle
loro manifestazioni. Il capitolo Hoto afferma: «Tutta l’assemblea
stava sollevata in aria». Nel Gohonzon dimorano tutti i Budda,
bodhisattva e grandi santi, come pure gli otto gruppi di esseri
senzienti dei due regni4 che appaiono nel primo capitolo del Sutra
del Loto. Illuminati dai cinque caratteri della Legge mistica, rivelano
la natura illuminata che possiedono intrinsecamente. Questo è
il vero oggetto di culto.
Questa manifestazione è quello che indica il Sutra con la
frase «tutti i fenomeni rivelano la vera entità»5.
Miao-lo afferma: «La vera entità è invariabilmente
rivelata in tutti i fenomeni, e tutti i fenomeni possiedono invariabilmente
i dieci fattori. I dieci fattori agiscono invariabilmente nei dieci
mondi e i dieci mondi racchiudono invariabilmente sia la vita che
l’ambiente»6. T’ien-t’ai
afferma: «Il profondo principio della “vera entità”
è la Legge originale di Myoho-renge-kyo»7.
Il Gran Maestro Dengyo scrisse: «L’entità di
ichinen sanzen è il Budda che ottenne l’Illuminazione
da solo, e questo Budda non assume attributi divini»8.
Di conseguenza, questo Gohonzon è il supremo mandala mai
conosciuto prima, poiché non è mai apparso nei duemiladuecentoventi
anni dopo la morte del Budda.
Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in
questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e
la proteggerà sempre. Come una lanterna nell’oscurità,
come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido,
il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu
vada. Perciò devi affrontare i calunniatori così come
impediresti a una cortigiana di entrare nella tua casa. Questo è
il significato di «abbandonare i cattivi compagni e cercarne
di buoni»9.
Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te. Il Gohonzon esiste
solo nella carne mortale di noi persone comuni che abbracciamo il
Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo. Il corpo è
il palazzo della nona coscienza, l’immutabile realtà
che regna su tutte le funzioni della vita. Essere “dotato
dei dieci mondi” significa che tutti i dieci mondi senza eccezione
sono contenuti nell’unico mondo della Buddità. È
per questo motivo che il Gohonzon è chiamato mandala. Mandala
è una parola sanscrita che significa “perfettamente
dotato” o “insieme di benefici”. Il Gohonzon si
trova solo nella fede. Come afferma il Sutra: «Solo con la
fede si può entrare nella Buddità»10.
I discepoli di Nichiren, sia preti che laici, credono nella supremazia
del Sutra del Loto, che afferma: «…scartando onestamente
gli insegnamenti provvisori»11 e «non accettate neanche
una singola frase degli altri sutra»12, è per questo
che possono entrare nella Torre Preziosa del Gohonzon. Com’è
rassicurante! Che gioia anche nella prossima vita! La cosa più
importante è recitare solo Nam-myoho-renge-kyo e ottenere
l’Illuminazione. Tutto dipende dalla forza della tua fede.
Avere fede è la base del Buddismo. Per questo il quarto volume
del Maka shikan afferma: «Il Buddismo è un grande oceano,
ma solo coloro che hanno fede possono entrarvi». Nell’interpretare
questo brano, Miao-lo scrive nel quarto volume del Guketsu: «Perfino
Confucio insegna che la fede è la prima e la più importante
delle cose. Ciò è ancora più vero per le profonde
dottrine del Buddismo. Come è possibile avvicinarsi senza
la fede? È per questo che il sutra Kegon definisce la fede
come la base della pratica e la madre dei benefici». Il primo
volume del Maka shikan afferma inoltre: «Come può uno
ascoltare, credere e praticare il perfetto insegnamento in modo
da ottenere la perfetta Illuminazione?». Il primo volume del
Guketsu interpreta questo brano: «Credere nel perfetto insegnamento
significa risvegliare la fede attraverso la dottrina e fare della
fede la base della pratica». Un testo classico narra la storia
dell’imperatore di Han. Egli credette in modo così
assoluto in quello che gli riferì il suo aiutante, che trovò
il fiume realmente gelato. Un altro documento descrive come Li Kuang13,
bramoso di vendicare suo padre, conficcò la freccia in una
pietra nascosta nell’erba. Le annotazioni di T’ien-t’ai
e di Miao-lo rendono assolutamente chiaro che la fede è il
punto cruciale. Poiché l’imperatore di Han credette
senza alcun dubbio nelle parole del suo servitore il fiume gelò.
Li Kuang fu in grado di conficcare la freccia nella pietra perchè
pienamente convinto che fosse la tigre che aveva ucciso suo padre.
La fede è ancora più potente nel mondo del Buddismo.
Abbracciare il Sutra del Loto e recitare Nam-myoho-renge-kyo comprende
tutte le cinque pratiche che il Gran Maestro Dengyo ereditò
personalmente dal prete Tao-sui14 durante il suo viaggio in Cina.
Questo è l’insegnamento essenziale per i discepoli
di Nichiren. È la pratica che appare nel capitolo Jinriki.
Ti scriverò più dettagliatamente nel futuro.
Rispettosamente,
Nichiren
Il 23 agosto del terzo anno di Kenji (1277)
NOTE:
1. Kan: un’antica unità
monetaria consistente in mille monete legate insieme con uno spago.
2. Yen-Hui (521-490 a.C.): uno dei migliori discepoli di Confucio.
3. Sette ranghi di dèi celesti e cinque ranghi di dèi
terreni: si dice che le divinità giapponesi fossero esistite
da prima dell’epoca del primo imperatore, Jinmu. Il Buddismo
le considera come funzioni naturali dell’universo.
4. Due regni: il regno del desiderio e della materia.
5. Sutra del Loto, cap. 2.
6. Kongobei-ron.
7. Fonte sconosciuta.
8. Himitsu shogon-ron.
9. Sutra del Loto, cap. 3.
10. Nona coscienza: indica l’essenza fondamentale della nostra
vita, la Legge di Nam-myoho-renge-kyo.
11. Sutra del Loto, cap. 2.
12. Ibidem cap. 3.
13. Li Kuang (morto nel 119 a.C.): un generale della prima dinastia
Han. Secondo il Shih-chi o Documenti dello storico, vol. 109, servì
l’imperatore Wu e fu un eccellente arciere. La storia della
vendetta contro la tigre appare nel Konjaku monogatari shu (Storie
di molto tempo fa), vol. 10, e riporta che la madre fu uccisa dalla
tigre, mentre un’altra versione afferma che lo fu il padre.
14. Tao-sui: il decimo successore della setta T’ien-t’ai
in Cina. Studiò sotto Miao-lo e si dedicò a trasmettere
le dottrine ai suoi seguaci, compreso Dengyo.
Nichinyo Goze Gohenji (Gohonzon Somyo Sho)
Gosho Zenshu, pag. 1243
Scritto il 23 agosto 1277, a 56 anni, da Minobu
Destinato alla signora Nichinyo
CENNI STORICI - Si pensa che la signora Nichinyo, alla quale è
indirizzata questa lettera, fosse la moglie di Ikegami Munenaka,
il maggiore dei fratelli Ikegami, oppure la figlia della signora
Matsuno, ma le testimonianze sono incerte. A giudicare dalle due
lettere che il Daishonin le inviò, possiamo presumere che
fosse una donna di mezza età, con una certa cultura e posizione;
si può ritenere inoltre che fosse una credente devota tale
da ricevere il Gohonzon come appare da questa lettera. A quel tempo
il Gohonzon veniva concesso solo a pochi tra i più devoti
seguaci del Daishonin. La signora Nichinyo quindi, oltre ad avere
un profondo rispetto per il Daishonin, doveva aver dimostrato la
propria fede in maniera concreta. Il Daishonin le inviò questa
lettera il 23 agosto 1277 per incoraggiarla e per sottolineare il
fatto che solo approfondendo la fede nel Gohonzon avrebbe potuto
goderne i benefici.
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