![]() ![]() ![]() ![]() Gli scritti di Nichiren Daishonin
Così io ho udito Ho ricevuto il rotolo del sutra del Loto copiato
in piccoli ideogrammi, insieme a due abiti trapuntati, dieci kan1
di monete e cento ventagli, come offerta al sutra.
Nel primo volume dello Hokke mongu troviamo un brano che dice: «La parola “così”, di “così io ho udito”, indica l’essenza di una dottrina udita predicare dal Budda», e il primo volume dello Hokke mongu ki dice: «Se “così” non indica la dottrina che supera gli otto insegnamenti2, come può essere la dottrina di questo sutra?» Il sutra Kegon inizia in questo modo: «Daihokobutsu Kegon kyo: Così io ho udito», il sutra Hannya: «Makahannya Haramitsu kyo: Così io ho udito» e il sutra Dainichi: «Daibirushana Jimbenkaji kyo: Così io ho udito». In questi sutra e in tutti gli altri, che cosa indica «così»? Indica il titolo di ciascun sutra. Quando il Budda esponeva un sutra, gli dava anche un titolo che ne indicava in sintesi la verità fondamentale. Dopo la morte del Budda, quando Ananda, Monju e Kongosatta3 si riunirono nel Primo Concilio, prima enunciarono il titolo e poi dissero: «Così io ho udito». L’essenza di ciascun sutra è contenuta nel titolo. Per esempio, l’India è un paese formato da settanta stati i cui confini si estendono per novantamila ri4; eppure le persone, gli animali, le piante, le montagne, i fiumi e la terra delimitati da quei confini sono tutti inclusi nella singola parola India. Come tutte le cose che esistono nei quattro continenti sono, senza eccezione, riflesse sulla faccia della luna, allo stesso modo gli insegnamenti di un sutra sono tutti racchiusi nel suo titolo. I titoli dei sutra Agon contengono la conclusione di questi sutra, cioè il principio dell’impermanenza di tutte le cose. Questi titoli sono cento milioni di volte superiori ai due ideogrammi dei titoli dei sutra brahmanici, che significano “essere e non-essere”. I seguaci delle novantacinque scuole del Brahmanesimo, ascoltando i titoli dei sutra Agon, abbandonarono le loro opinioni errate e si convertirono alla verità dell’impermanenza. Coloro che ascoltano i titoli dei sutra Hannya comprendono i tre princìpi di Taiku5, Tanchu6 e Fu-tanchu7. Chi ascolta il titolo del sutra Kegon, afferra i due princìpi di Tanchu e Fu-tanchu. Chi ascolta i titoli dei sutra Dainichi, Hodo e Hannya, afferra i princìpi di Shakku8, oppure di Taiku, di Tanku9 e di Fu-tanku10, oppure di Tanchu e Fu-tanchu. Tuttavia, non avendo ancora udito la dottrina del mutuo possesso dei dieci mondi, dei cento mondi, dei mille fattori e tremila regni11, essi non hanno conosciuto il beneficio dell’illuminazione. E poiché, salvo il sutra del Loto, nessun sutra espone questa conclusione fondamentale, essi sono comuni mortali di ri-soku12; inoltre i Budda e bodhisattva che compaiono in quei sutra non hanno ancora raggiunto lo stadio di myoji-soku. E se per di più non recitano il titolo del sutra del Loto, come possono avvicinarsi allo stadio di kangyo-soku? Questo è il motivo per cui il Gran Maestro Miao-lo dichiara nello Hokke mongu ki: «Se “così” non indica la dottrina che supera gli otto insegnamenti, come può essere la dottrina di questo sutra?» I titoli dei sutra provvisori rientrano negli otto insegnamenti. Questi titoli sono come le maglie di una rete da pesca, mentre il titolo del sutra del Loto è come la corda che raccoglie le maglie degli otto insegnamenti. Coloro i quali recitano Myoho-renge-kyo, il titolo del sutra del Loto, anche senza capirne il significato, afferrano non solo il cuore del sutra del Loto, ma anche l’essenza di tutti gli insegnamenti del Budda. All’età di uno, due o tre anni, un principe ereditario non sa che quando salirà al trono regnerà sull’impero e sarà obbedito dal reggente e dai ministri, ma è pur sempre il principe ereditario. Un neonato si sviluppa naturalmente nutrendosi del latte della madre, benché non sia in grado di analizzarlo. Al contrario, un ministro arrogante come Chao Kao13, che disprezza un giovane principe ereditario, causerà la propria rovina. Gli studiosi degli altri sutra e delle altre sette che disprezzano il principe che recita solo il titolo del sutra del Loto, alla fine cadranno come Chao Kao nell’inferno della sofferenza incessante. Tuttavia, se un devoto del sutra del Loto che ne recita il titolo anche senza capirne il significato, si lascia intimidire e abbandona la fede, allora è come il giovane imperatore Hu Hai che fu intimidito e infine ucciso da Chao Kao. Nam-myoho-renge-kyo non solo è il cuore di tutti gli insegnamenti del Budda, ma è anche il cuore, l’entità e l’essenza del sutra del Loto. Eppure, per quanto meraviglioso sia questo insegnamento, nessuno negli oltre duemiladuecento anni dalla morte del Budda l’ha mai propagato. Non lo propagarono i ventiquattro successori del Budda in India e neppure T’ien-t’ai e Miao-lo in Cina, né il principe Shotoku14 o il Gran Maestro Dengyo in Giappone. Di conseguenza, quando io lo esposi, la gente rifiutò di credervi pensando che fosse un falso insegnamento. Ciò è perfettamente comprensibile. Per esempio, se un umile soldato avesse dichiarato di aver sedotto la bella dama di corte Wang Chao Chun15, nessuno l’avrebbe creduto. Analogamente, la gente non può credere che un umile prete come me possa esporre Nam-myoho-renge-kyo, il cuore del sutra del Loto, che non fu propagato neppure da T’ien-t’ai e Dengyo che erano autorevoli come ministri o nobili di corte. Forse non sai che il corvo, il più odiato tra gli uccelli, può riconoscere i presagi degli eventi buoni o cattivi che accadranno durante l’anno, cosa che l’aquila e il falco non possono fare. Il serpente non può competere con un drago o un elefante, ma può prevedere l’arrivo di un’alluvione con sette giorni di anticipo. Dal momento che questo insegnamento è chiaramente esposto nel sutra, non se ne dovrebbe dubitare, anche se Nagarjuna e T’ien-t’ai non lo conoscevano. Se qualcuno disprezza me, Nichiren, e non recita Nam-myoho-renge-kyo, è come un neonato che dubita del latte e rifiuta il seno materno, o come un malato che non si fida del medico e rifiuta la medicina che gli è stata prescritta. Nagarjuna e Vasubandhu conoscevano questo insegnamento, ma non lo propagarono perché non era il tempo giusto e perché le persone della loro epoca non avevano la capacità di comprenderlo. Gli altri, molto probabilmente, non lo propagarono perché lo ignoravano. Il Buddismo si propaga in accordo con il tempo e la capacità della gente. Anche se non ne è degno, Nichiren l’ha esposto perché il tempo è giusto. I nostri contemporanei considerano i cinque ideogrammi di Myoho-renge-kyo solo come un titolo, ma sbagliano: quei cinque ideogrammi sono l’entità, cioè il cuore del sutra del Loto. Chang-an dichiara: «Senza dubbio la prefazione chiarisce il significato segreto dell’intero sutra e il significato segreto racchiude lo spirito del testo»16. Secondo questa interpretazione, Myoho-renge-kyo non è né il testo, né il suo significato, ma è il cuore dell’intero sutra. Coloro che cercano il cuore del sutra separatamente dal suo titolo sono sciocchi come la tartaruga che cercò il fegato della scimmia fuori della scimmia17, o come la scimmia che lasciò la foresta e andò a cercare i frutti sulla spiaggia. Nichiren Il 28 novembre del terzo anno di Kenji (1277) NOTE: Soya Nyudo dono Gohenji (Nyoze Gamon sho) CENNI STORICI - Il Daishonin scrisse questa lettera il 28 novembre
1277 in risposta a Soya Kyoshin che gli aveva inviato una copia
del sutra del Loto accompagnata da altre offerte. Ascolta la versione audio
del Gosho
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