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Il caso di Masatomo Yamazaki
Tutte le manovre contro la Soka Gakkai trovarono il loro centro ideativo e operativo nella figura di Masatomo Yamazaki, ex membro ed ex avvocato della Soka Gakkai. Oltre alla sua attività legale, Yamazaki aveva creato una serie di società commerciali che col tempo fallirono. Trovandosi di fronte a grossi problemi economici cominciò a ricattare la Soka Gakkai minacciandola di far pubblicare articoli diffamatori in cambio di danaro.

«Se scenderò veramente in guerra [contro la Soka Gakkai] – dichiarò Yamazaki – userò il potere della stampa» (Hanrei Jiho, Resoconti di casi legali, 1 ottobre 1985). La Soka Gakkai lo denunciò alle autorità e Yamazaki fu condannato a tre anni di prigione per estorsione di denaro all’organizzazione sua cliente. Il verdetto della Corte dichiarava: «L’imputato ha riportato alla Corte una serie di false affermazioni e prove contraffatte e non mostra alcun segno di pentimento». Fu radiato dall’ordine degli avvocati.

Già nel lontano 1970, in occasione di una divergenza con i preti della Nichiren Shoshu, agì apparentemente in modo ufficiale come punto di raccordo tra Soka Gakkai e clero, ma alle spalle, istigò i preti a rafforzare la loro campagna contro la Soka Gakkai. In particolare si dedicava a fomentare i preti più giovani e le loro mogli, spiegando loro che lo scopo della Soka Gakkai era quello di soppiantare il clero e li incoraggiava a riprendere in mano il controllo sui laici. Non bisogna dimenticare che in Giappone i preti e le loro famiglie sono mantenuti dalle offerte in denaro dei laici. Nel 1975, la fiducia di cui godeva presso il clero gli permise di acquistare dal Tempio un appezzamento di terreno a un prezzo irrisorio, che gli consentì di realizzare una forte speculazione.

Il 13 febbraio del 1978 Daisaku Ikeda gli chiese di cambiare modo di vivere, di portare avanti in modo corretto la pratica buddista e di smettere di creare un clima velenoso tra clero e Soka Gakkai. In quel periodo, il presidente Ikeda e il patriarca Nittatsu stavano incoraggiando i membri della Sgi e il clero della Nichiren Shoshu ad agire in armonia, ma Yamazaki – temendo di perdere la sua posizione – aumentò gli sforzi per creare dissapori e consegnò segretamente ad alcuni rappresentanti del clero un piano da lui concepito allo scopo di distruggere la Soka Gakkai. Il nome del piano era “Proposta per l’operazione futura” e prevedeva lo spostamento di 200.000 membri della Soka Gakkai nell’organizzazione clericale (Danto). Egli suggeriva anche di organizzare riunioni per attaccare la Soka Gakkai e il presidente Ikeda.

Voleva che il clero, attraverso le proprie pubblicazioni, accusasse Ikeda di non seguire fedelmente gli insegnamenti della Nichiren Shoshu. I consigli di Yamazaki furono più volte seguiti. Crescevano allo stesso tempo i malumori in quella parte del clero che ambiva affermare la propria superiorità sui praticanti laici. Così, per proteggere il patriarca, pur sapendo di non aver commesso alcuna mancanza, la Soka Gakkai presentò le scuse nel tentativo di rinsaldare l’unità tra il clero e i laici. Yamazaki invece continuava a perseguire in modo nascosto lo scopo di far dimettere Daisaku Ikeda dalla presidenza. A una riunione di affiliati di vari templi, tenutasi al Taiseki-ji con seimila partecipanti, fu presentata – tra le altre – una mozione in cui venivano richieste le dimissioni del presidente. Per screditare la Soka Gakkai alcuni giovani preti accusarono Ikeda di aver fatto riprodurre, senza autorizzazione, otto Gohonzon di legno, ma fu invece dimostrato attraverso la testimonianza del sig. Akazawa (l’artigiano che aveva materialmente realizzato i Gohonzon) che la riproduzione era stata autorizzata dal Tempio principale.

Comunque, nonostante la faccenda fosse stata ampiamente chiarita, la Soka Gakkai restituì i Gohonzon per sollevare il patriarca dall’imbarazzo. Nel 1979, alla morte del Nittatsu, divenne patriarca Abe Nikken. Yamazaki lo attaccò sui giornali definendolo successore illegittimo, avido di denaro e di donne e Nikken lo definì bugiardo. Ma, in seguito, tra i due si stabilì una profonda connessione basata su comuni interessi: Nikken era attaccato da una parte del clero che considerava illegittima la successione e Yamazaki, avendo perso la sua licenza di avvocato, stava affrontando onerosi problemi economici. L’ex avvocato scrisse al patriarca una lettera di scuse in cui affermava: «Non ho il minimo dubbio che lei sia legittimamente succeduto nella carica di patriarca...». Nikken, dal canto suo, gli rispose scusandosi per averlo definito bugiardo.

Tra i due quindi, sulla base dei reciproci interessi, si stabiliva una solida alleanza anti-Soka Gakkai. Allo stesso tempo Yamazaki cominciava a tessere legami con il Partito Liberal Democratico, fortemente preoccupato della sua tenuta elettorale, spingendo lo stesso Nikken a stabilire rapporti con quel partito. Nel novembre del 1991 venne alla luce un piano dettagliato di Yamazaki, chiamata “operazione C” (“C” dall’inglese cut, “tagliare”) per la distruzione della Soka Gakkai da parte del patriarca Nikken e dei suoi fedelissimi. Tale progetto era del tutto simile alla “Proposta per l’operazione futura” da lui ideata anni prima. Yamazaki uscì di prigione nell’aprile 1993, fu rilasciato sulla parola e immediatamente cominciò nuove campagne contro la Soka Gakkai cospirando con il Partito Liberal Democratico, con alcuni tabloid scandalistici e con il clero della Nichiren Shoshu. Fu pagato dall’Lpd come esperto sulla Soka Gakkai e tenne lezioni sul modo migliore per attaccare l’organizzazione.

L’Lpd cercò di nascondere i suoi rapporti con lui, ma nel ’94 il Chugai Nippo, un importante giornale religioso, pubblicò una lettera a Nikken nella quale Yamazaki affermava: «Sto lavorando per costruire nella società una rete per attaccare la Soka Gakkai: penso di aver ottenuto qualche risultato». In un’altra sua lettera a Nikken del novembre ’93 si legge: «L’Lpd ha garantito che il partito ci sosterrà finanziariamente. Ha promesso che non rallenterà i suoi attacchi contro la Soka Gakkai fino a quando l’organizzazione sarà sconfitta o si arrenderà». Scrisse anche un manuale rivolto a scrittori ed editori sulle parole-chiave e i punti da usare per scrivere contro la Soka Gakkai. E diede il suo contributo al settimanale Shukan Shincho preparando una serie di 33 articoli contro la Soka Gakkai, fino a quando fu arrestato per estorsione.

In seguito, per gonfiare il caso Nobuhira (vedi La Soka Gakkai e i media giapponesi), scrisse un pezzo sulla presunta violenza sessuale del presidente Ikeda su tredici donne. Naturalmente la Soka Gakkai mise in atto tutte le azioni legali per contrastare la diffamazione di Yamazaki vincendo tutte le cause, ma bisogna comprendere bene che lo scopo dell’avvocato non era di dimostrare in sede legale la verità delle sue affermazioni, quanto di creare continui attacchi all’immagine della Soka Gakkai e del presidente Ikeda. Lo scopo suo e di coloro che lo pagavano era di far uscire sui tabloid ripetuti articoli diffamatori e di amplificarli in tutti i modi. La legge giapponese sulla stampa non presentava deterrenti sufficienti per proteggere i diritti di chi dimostra di essere stato diffamato.

Un esempio: il prete-capo del Tempio Shinmyo della Nichiren Shoshu al volante della sua macchina si scontrò con un camion guidato da un membro della Soka Gakkai il quale fu accusato di averlo deliberatamente ucciso. Sia la polizia sia l’assicurazione lo discolparono perché si riuscì a dimostrare che il prete aveva cambiato corsia di marcia entrando in collisione con il camion, ma il settimanale Shukan Shincho pubblicò comunque la notizia che un membro della Soka Gakkai aveva ucciso un prete della Nichiren Shoshu.

È straordinario come nel giro di pochi anni, sull’onda di un contrasto di tipo politico, si sia creata una vera e propria industria che ricava enormi profitti nel creare scandali contro la Soka Gakkai: i tabloid, infatti, arrivano a vertiginosi picchi di vendita quando pubblicano articoli contro Daisaku Ikeda. Gli introiti permettono ricavi stratosferici, anche considerati i compensi per i falsi testimoni e i risarcimenti dei danni ingiunti dal tribunale. Masatomo Yamazaki è morto il 29 dicembre 2008 per insufficienza cardiaca.
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