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Il prof. N. Radhakrishnan ha tenuto una conferenza al Dag Hammarskjold Memorial Lecture in Norvegia

Nella sua conferenza, lo scorso 30 maggio, l'attivista indiano ha compiuto un'analisi sull'evoluzione dell'insegnamento gandhiano

11/09/2013: Nella primavera del 2013 al Management of the Dag Hammarskjold Memorial Lecture di Oslo, s’è tenuta una conferenza del Prof. N. Radhakrishnan, presidente dell’Indian Council of Gandhian Studies di New Delhi, intitolata: Verso la costruzione delle società nella tradizione della nonviolenza e della pace: da Gandhi ai giorni nostri. Riportiamo un estratto della sua conferenza. (testo integrale conferenza (in inglese): http://www.sgi-italia.org/pdf/Notizie/MaggioRadhakrishnanOsloSpeechFinalDraft.pdf) Non c’è una strada per la pace, la pace è la strada. Gandhi Nella lunga lecture, tenuta dall’attivista indiano e discepolo del Mahatma, è stata compiuta un’analisi approfondita sull’evoluzione dell’insegnamento gandhiano e sono stati citati numerosi studiosi, nobel e attivisti - come: Nelson Mandela, Kenneth Kaunda, Bishop Tutu, Julius Nyerere, Ho Chi Min, Aung San Suu Kyi, Thitch Nhat Hanh, Cesar Chavez, Gary Snyder, Joanna Macy, Diane Nash, Rev.Barnard La Feyette - che hanno sviluppato la pratica della nonviolenza per la conquista dei diritti civili. Tuttavia, Radhakrishnan ha focalizzato il suo intervento in particolare sulle concezioni, le analisi, le teorie elaborate dal presidente della Soka Gakkai, Daisaku Ikeda (1928). All’inizio della conferenza, viene citato il secondo segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjold (1905-1961), dal quale prende il nome l’istituto ospitante. Nobel per la pace, economista, diplomatico, scrittore, Hammarskjold è stata una figura cruciale per la costruzione internazionale della pace e della comprensione del mondo. Dalla propria condizione istituzionale, il segretario cercava di promuovere relazioni bilaterali tra fazioni in conflitto, cercava di creare pace e armonia nel drammatico periodo della Guerra Fredda. Nel suo ufficio, ha raccontato Radhakrishnan, aveva una Meditation Room (stanza di meditazione) con esposto un cartello sulla porta che diceva: “Questa è una stanza dedicata alla pace e a coloro che stanno dando la propria vita per la pace. Questa è una stanza di quiete dove solo i pensieri possono parlare”. Il Professor Radhakrishnan ha proseguito poi delineando la figura di Gandhi e raccontandone gli innumerevoli risvolti, non escludendo le critiche dei suoi detrattori come Winston Churchill che lo descriveva come il “fachiro mezzo nudo”, e i coloni che, giudicandolo nemico implacabile dell’impero britannico, lo definivano “un astuto politico dalla lingua biforcuta”. “Non lo amavano né gli induisti né i comunisti. Questo odio continuò sino a che non fu ucciso da un fanatico religioso. Ma a sessant’anni dalla morte c’è un movimento globale di nonviolenza che si rifà ampiamente al suo esempio” ha dichiarato Radhakrishnan. Lev Tolstoj (1828-1910) diceva che ciò che Gandhi ha fatto per il Sudafrica è stata la cosa più importante al mondo; Nelson Mandela (1918) lo ha descritto come il padre della Repubblica Sudafricana riconoscendo nei suoi insegnamenti la paternità della lotta all’Apartheid e Martin Luther King (1929-1968) si è dichiaratamente ispirato alle sue pratiche per la conquista dei diritti civili della popolazione nera. Lo storico inglese Arnold J. Toynbee (1889-1975) ha affermato: “Gandhi ci ha reso impossibile andare per decreto in India, ma al contempo ci ha reso possibile abdicare con onore e senza disonore”. Nei progressi tecnologici contemporanei e nell’accelerazione dello sviluppo scientifico, lo studioso indiano si chiede come trasformare il mostro della violenza che si propaga ovunque come una metastasi. Il problema – afferma – è che nelle società ricche e povere, viene coltivato il culto della violenza, attraverso discriminazione, apatia e indifferenza. “L’economia che danneggia la morale e il benessere di un individuo o di una nazione è immorale perciò corrotta”, diceva Gandhi in un’affermazione che suona straordinariamente attuale. Radhakrishnan sostiene che tuttavia non è troppo tardi e che non va persa la speranza. Con grande convinzione riconferma l’attualità dell’insegnamento gandhiano, di quel Gandhi che voleva cancellare le lacrime da tutti gli occhi. Del resto, dal Sudafrica alla Bosnia, dalla Birmania alla Cina, ai paesi mediorientali, in innumerevoli aree critiche del mondo, si sviluppa, parallelamente ai conflitti vecchi e nuovi, la visione pacifista della vita. A Daisaku Ikeda, Radhakrishnan dedica una decina di pagine della sua relazione presentandolo come attivista, educatore, saggista, costruttore di pace tra gli stati, sostenitore dello sviluppo e dell’equità di genere e dell’empowerment dei giovani. Asserisce che la sua analisi sul pensiero gandhiano sia “tra le più complete che siano mai state fatte”. In particolare riporta numerose citazioni tratte dalla conferenza che il leader spirituale giapponese fece nel 1992 al Gandhi Memorial Center a Madurai. Indicando la Soka Gakkai come il più grande movimento spirituale e culturale orientato al buddismo, Radhakrishnan ne sottolinea l’influenza. Riporta i paralleli che Ikeda traccia tra Gandhi e il suo maestro Josei Toda, a partire dalla loro prigionia in quanto attivisti e dalla loro opposizione alle autorità repressive. Entrambi vengono da lui definiti “riformatori sociali creativi che hanno cambiato la storia”. Secondo Radhakrishnan è proprio Ikeda ad aver dato un grande contributo alla comprensione di Gandhi toccando tutti gli aspetti della sua pratica politica e spirituale. E nel commentarli viene citato anche il libro nato dai suoi incontri con il professore di Studi sulla Pace Johan Galtung (1930). Albert Einstein (1879-1955) descrisse Gandhi come il più grande genio politico del suo tempo per l’innata capacità di mantenere un equilibrio tra ideale e pratica. Secondo Ikeda, Gandhi ha saputo delineare con poche parole il problema centrale della moderna società occidentale: l’isolamento e la frammentazione. Condizioni che sono state introdotte in tutti gli ambiti della vita e della società. “Le linee di separazione sono tra l’uomo e l’universo, tra l’umanità e la natura, tra l’individuo e la società, tra i differenti popoli, tra bene e male, tra mezzi e fini”. In questa enorme frammentazione l’individuo è forzato dentro uno stato di isolamento. La storia moderna, che da un lato è stata caratterizzata dalla ricerca dell’uguaglianza, della libertà e della dignità, è stata allo stesso tempo la storia di una crescente alienazione. Ikeda parla ripetutamente della messa in pratica dei principi gandhiani. Per esempio l’ahimsa (la nonviolenza) non è un mero ideale ma una pratica applicata a tutte le forme di vita inclusi gli animali ed è il rifiuto del sistema verticale delle caste che produce segregazione sociale e disumanizzazione. Secondo il suo punto di vista, Gandhi si muoveva in modo accorto e graduale, con un senso pratico nel quale si vedeva riflessa l’idea buddista della “via di mezzo”. Radhakrishnan descrive la Soka Gakkai e il presidente Ikeda come preziosi agenti per la propagazione della pace nel mondo, ricordando quanto l’insegnamento gandhiano sia alla base delle azioni del movimento buddista. Ne enuncia inoltre la forza che ispira e unisce le masse per azioni nonviolente, sul piano dell’empowerment individuale e della pace, al fine di un risveglio spirituale che nasca da un coinvolgimento creativo, sociale e culturale. Il leader buddista, ricorda Radhakrishnan, parla della profonda comprensione del potere del dialogo che le persone dovrebbero acquisire. “Il dott. Ikeda – ha affermato – ha dato una nuova direzione, ha infuso grande entusiasmo e speranza a milioni di persone nel mondo. Questo è stato possibile grazie alla sua missione. Missione che tutti i Bodhisattva della terra realizzeranno nella propria vita. La vitalità e la giovinezza mostrata dal dott. Ikeda continua a propagarsi energeticamente. (…) l’invisibile cammino di maestro e discepolo accresce la fibra di ciascuno e amplia gli orizzonti. La missione cementa il legame tra lui e i discepoli. La filosofia della speranza propagata assiduamente va dritta al cuore e la vittoria risuona in ogni vita”. Infine Radhakrishnan associa i tre maestri spirituali – Gandhi, Martin Luther King, Ikeda - indicando l’articolazione dei punti chiave che li accomunano: Gandhi lottava per la Sarvodaya, che in sanscrito significa “fare dono dei propri sforzi per il risveglio di tutti” e tradotto in termini pratici vuol dire costituire una società basata sul welfare per tutti. King auspicava una Beloved Community, una comunità basata sull’amore, il dialogo e l’armonia. Ikeda propaga il concetto di Rivoluzione Umana, cioè di un cambiamento interiore che, nell’interrelazione che lega tutti gli esseri tra loro, produca una rivoluzione globale volta al miglioramento della società intera a partire da se stessi. Del resto Gandhi ci aveva avvertiti: “I will continue to speak from my grave”, continuerò a parlare dalla mia tomba. siti correlati: Dag Hammarskjold Foundation: http://dhf.uu.se prof.N.Radhakrishnan: http://profnradhakrishnan.com

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