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Il partito Liberal Democratico e il Komei
Intervista a Einosuke Akiya, presidente della Soka Gakkai dal 1981 al 2006, rilasciata in esclusiva al settimanale Asahi Shimbun Weekly Aera.
(L’intervista risale a 2 febbraio 2004; Aera è un settimanale simile al nostro L’Espresso.)

È arrivata a Samawa (Iraq) la squadra d’avanguardia della Forza terrestre d’autodifesa giapponese. Prima di tutto, siete favorevoli o no all’invio di queste truppe?
Fondamentalmente rispettiamo la dignità della vita, per cui se si parla dell’invio di truppe in guerra siamo assolutamente contrari. Tuttavia, riteniamo che lo scopo di questa forza sia “il sostegno umanitario per la ricostruzione”. Quindi dobbiamo gioco forza riconoscerla purché ci si vada con queste finalità. Desideriamo allo stesso tempo che il governo prenda una decisione prudente e responsabile per quanto riguarda l’incolumità dei membri della Forza d’autodifesa.

Quindi ammettete la presenza della Forza di autodifesa?
Se pensiamo alla necessità di un contributo a livello internazionale è più opportuno in questo momento che ci vadano i membri della Forza d’autodifesa piuttosto che i civili. Penso che sia necessario riconoscere questo punto.

Poiché la Soka Gakkai ha sempre dato un grande peso alla pace, molti membri stanno raccogliendo firme di protesta nei confronti del Komei affermando che sta agendo in modo contrario ai valori della Gakkai.
Dal punto di vista del desiderio fondamentale di pace l'ideale sarebbe che non ci fosse alcuna guerra. Per non parlare delle questioni che mettono a repentaglio vite umane: vogliamo evitare tutto questo quanto più possibile. Quindi dal punto di vista della fede buddista continuiamo come sempre a perseguire il pacifismo. Però siamo nell’epoca in cui il cosiddetto “pacifismo solitario di un singolo paese” non vale più. Allora, che cosa dobbiamo fare se pensiamo alla situazione irachena? Ci sono nella Soka Gakkai alcuni che esprimono il dissenso dal punto di vista del cosiddetto “pacifismo assoluto” mentre altri pensano che si debba contribuire attivamente a livello internazionale. All’interno dell’organizzazione esistono quindi opinioni diverse. Penso che ognuno abbia la piena libertà di mantenere la propria opinione.

Per cui non è un problema se esistono opinioni diverse?
No, non è proprio un problema.

Se per caso dovesse morire qualcuno della forza d’autodifesa, l’opinione pubblica guarderà con occhio critico il governo Koizumi, il partito Komei che fa parte della coalizione e quindi la Soka Gakkai che lo sostiene.
Mi auguro che una cosa del genere non succeda mai. Penso che anche la gente del paese desideri così. Ora siamo in una fase in cui non sappiamo in alcun modo prevedere cosa potrà accadere. In un momento simile il governo dovrà prendere delle decisioni anche in base all’opinione pubblica.

Vuol dire che anche la Gakkai agirà dopo aver osservato la direzione dell’opinione pubblica?
Non è una questione di che cosa farà la Gakkai. Il problema è con quanto senso di responsabilità il governo riuscirà a svolgere le indagini e che cosa deciderà in seguito. Anche il partito Komei – che partecipa a queste decisioni – deve sentire tutto il peso della sua responsabilità. I membri della Soka Gakkai sono presenti in tutti i ceti sociali giapponesi, quindi il parere all’interno dell’organizzazione non sarà poi così tanto distante dall’opinione pubblica.

In questa situazione, il capo del Partito Liberal Democratico e quello del Partito Democratico hanno annunciato uno dopo l’altro di preparare una proposta di modifica sulla Costituzione. Come valuta la discussione sulla modifica costituzionale?
Sono ormai passati circa sessant’anni da quando fu emanata la Costituzione giapponese. Ora i tempi, il mondo e anche la situazione sociale sono certamente cambiati. Quindi è naturale che la Costituzione possa essere discussa. Penso però che sia necessario farlo con la massima attenzione.

E per quanto riguarda l’articolo 9 [con il quale il Giappone rinuncia al diritto alla guerra]?
Prima di tutto penso che debbano essere rispettati i tre principi fondamentali della Costituzione: la sovranità del popolo, il pacifismo eterno e il rispetto per i diritti umani fondamentali. L’articolo 9 rappresenta simbolicamente il desiderio di pace eterna. Di conseguenza, penso che debba essere mantenuta saldamente l’idea e lo spirito della pace che rinuncia la guerra, agli armamenti e all’uso della forza. L’attuale questione è come bilanciare lo spirito di pace espresso nell’articolo 9 e il contributo che va dato a livello internazionale. La base della cooperazione internazionale deve essere costruita solo sotto l’egida delle Nazioni Unite. Penso che sia giusto mettere un freno all’invio di truppe all’estero sulla base di accordi tra paesi alleati. […]

A capodanno il presidente del consiglio Koizumi ha visitato il santuario scintoista Yasukuni [controverso simbolo dell’ultra nazionalismo imperiale, n.d.r.]. Questa visita lo ha sorpreso?
In effetti proprio non me l’aspettavo. La visita di un presidente del Consiglio allo Yasukuni rischia anche di diventare una violazione della Costituzione e questo ci rammarica. Adesso è molto importante curare i rapporti con i paesi asiatici. Non si deve creare una situazione che poi renderà difficile visitare la Cina. Credo che ostinarsi a visitare lo Yasukuni sia un fatto molto discutibile, che provoca effetti negativi nei rapporti con alcuni paesi asiatici.

Dopo le elezioni dell’anno scorso è nato un governo di coalizione composto da due partiti: il Partito Liberal Democratico e il Komeito. Sembra che il Partito Liberal Democratico abbia sempre più bisogno del sostegno del Komeito e della Soka Gakkai, disturbando così “le iniziative politiche del Komeito”.
Penso che la responsabilità del Komeito sia certamente aumentata, e che il Komeito, in senso sia positivo che negativo, stia attirando sempre più l’attenzione del pubblico. Credo che entrambe le forze, conservatrici e moderate, siano necessarie alla politica giapponese: solo con le forze conservatrici si entrerebbe in un vicolo cieco. Ritengo necessario aggiungere un altro modo di vedere e di pensare a quello delle forze conservatrici, e credo che se il Komeito portasse avanti il suo ruolo di forza moderata acquisterebbe poco a poco il consenso dell’opinione pubblica. Il mio desiderio è che il Komeito possa mettere in mostra le sue capacità.

Sono trascorsi otto anni da quando il Komeito è entrato a far parte dei partiti di governo. In questo periodo è riuscito a manifestare la sua capacità politiche?
Credo che il Komeito sia riuscito a dimostrare positivamente le sue capacità nei seguenti aspetti: la riforma del sistema pensionistico, la piattaforma sul sostegno sanitario dell’infanzia, la piattaforma sulle piccole e medie imprese. Credo allo stesso tempo che abbia dovuto operare delle scelte molto difficili.

Con “scelte difficili” s’intende anche l’invio del corpo d’autodifesa in Iraq?
Si, il Komeito ne era consapevole. Per questo motivo Takenori Kanzaki, il rappresentante del Komeito, aveva fatto una visita preventiva in Iraq. Per un partito che non è al governo è più facile parlare, ma un partito di governo deve prendersi una responsabilità che abbraccia tutto il popolo giapponese e lo Stato giapponese. Sono consapevole che per il Komeito ci siano state tante decisioni difficili da prendere e che oggi sia diverso da quando era un partito d’opposizione.

Se il Partito Liberal Democratico si indebolisse e non potesse più ottenere la maggioranza dei seggi, il Komeito passerebbe anch’esso all’opposizione o penserebbe a una collaborazione con il Partito Democratico?
Lo dovrebbe chiedere al Komeito.

Ma lei che cosa chiederebbe al Komeito?
Tenendo in considerazione il percorso del partito e il suo spirito originario, il Komeito ha un’idea chiara del fatto che la politica – basandosi sul concetto del “rispetto della vita umana” – si deve esercitare dal punto di vista della gente comune, incluso il problema dello “stato sociale”. Chiederei quindi al Komeito di mantenere sempre questo punto di vista. Se il partito si allontanasse da tale idea, penso che potrei prendere in considerazione la scelta di non sostenerlo più. Noi abbiamo la nostra posizione e non abbiamo nessun bisogno di essere né sfruttati né usati dalla politica.

Più il Partito Democratico aumenta la sua forza politica più i suoi aspetti politici vanno assomigliando a quelli del Partito Liberal Democratico. Quindi non è detto che il Partito Liberal Democratico debba per forza essere un partner del Komeito nel governo di coalizione.
Questo argomento andrà discusso all’interno del partito. Per quanto riguarda il governo bicolore, viene da chiedersi se questo sistema funzioni veramente nella società giapponese. Credo che vi siano troppe poche opzioni. Inoltre, l’affluenza degli elettori alle urne non sta forse diminuendo?

Sia il Partito Liberal Democratico sia il Partito Democratico non possono raggiungere la maggioranza con i propri voti, quindi entrambi i partiti sono molto più attenti al movimento del Komeito che detiene voti decisivo in Parlamento.
Infatti. La responsabilità del Komeito aumenta sempre di più. Ma ciò dipende più dal giudizio espresso dal popolo giapponese che dalla volontà del Komeito. Si sta delineando una realtà in cui il Komeito avrà un voto decisivo in Parlamento, come partner sia del Partito Liberal Democratico che del Partito Democratico. Ma ciò avverrà solo quando il Komeito riuscirà ad agire in modo tale da ottenere il consenso dell’opinione pubblica.

Naoto Kan, il rappresentante del Partito Democratico, sta inasprendo le sue critiche: «La politica giapponese non deve essere controllata dalla Soka Gakkai attraverso il Komeito» e ancora: «È strano che un partito che sembra uguale a una religione detenga il voto decisivo in Parlamento».
Ciò che il sig. Kan sta dicendo in questo momento ha un fine elettorale. Ogni volta che si avvicina la data delle elezioni salta fuori questo tipo di discorso.

Quindi senza dubbio non avete bisogno di collaborare con un Partito Democratico guidato da Kan che fa tali affermazioni?
Questo modo di dire fa pensare che un’organizzazione religiosa controlli la politica: ciò significa mancanza di conoscenza della religione. Noi non abbiamo mai avuto alcuna intenzione del genere. Penso che questo modo di pensare sia frutto di un terribile fraintendimento e che sia normale esprimere le nostre opinioni al partito, essendo l’organizzazione che lo sostiene. La cosa importante è come reagisce il Komeito dopo aver ascoltato le nostre opinioni. Ciò non significa che il Komeito sia agli ordini della Soka Gakkai. Penso che sia irragionevole che il Partito Democratico parli di ciò che “sembra”, e cioè che la Soka Gakkai governi tutta la politica. Visto che il Partito Democratico si è sforzato di elaborare le sue premesse elettorali, forse sarà meglio discutere a livello politico. […]

Per quanto riguarda la collaborazione elettorale, al Komeito e alla Soka Gakkai tocca sempre il “dare”, senza ricevere nulla in cambio.
Tra i membri della Soka Gakkai ci sono molte voci insoddisfatte del tipo: «Siamo sempre noi che sosteniamo»: sarà difficile trovare un modo per armonizzare queste voci. Ciò succede in particolare nei luoghi dove vige il sistema proporzionale: il Partito Liberal Democratico svolge la sua campagna elettorale in modo verticale, cioè attraverso vari settori e organizzazioni.

A proposito di Daisaku Ikeda, il presidente onorario: egli non dà indicazioni riguardo al discorso politico?
No, non dà nessuna indicazione riguardo alla politica. Il presidente onorario attualmente non incontra politici. Ogni anno, il 26 gennaio, scrive un’ampia Proposta di pace sul giornale dell’organizzazione. Anche quest’anno la pubblicherà. Questa Proposta contiene i punti fondamentali del suo pensiero, ma egli non parla e né discute di problemi politici.

Quest’anno [il 2004] sig. Akiya lei compie il ventitreesimo anno dalla sua nomina di presidente della Soka Gakkai. Quale sarà il suo futuro incarico?
Su questo non posso decidere da solo (risata). Se avrò ancora una missione, mi ci dedicherò anima e corpo.
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