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Costruzione e demolizione dello Sho Hondo

Nel 1964 la Soka Gakkai propose alla Nichiren Shoshu la costruzione di un nuovo edificio, lo Sho Hondo, per custodire il Dai Gohonzon. L'allora patriarca Nittatsu accettò, sottolineando in vari discorsi che questo maestoso edificio dovesse rappresentare il Grande Santuario dell’insegnamento del Daishonin e simboleggiare l’armoniosa unità tra monaci e laici. Ma il deterioramento dei rapporti fra il clero e la Soka Gakkai, iniziato intorno agli anni '40 e culminato nel 1991, portò alla sua completa distruzione che si concluse nel 1999.
Nell'articolo che segue presentiamo un'accurata ricostruzione degli eventi.

Le Tre grandi Leggi segrete
La questione che più preoccupò il Budda storico Shakyamuni fu quella di trasmettere e propagare in modo corretto il Dharma, la Legge universale a cui egli stesso si era illuminato. «Dopo la mia estinzione – si legge nel 23° capitolo del Sutra del Loto – nell’ultimo periodo di cinquecento anni, dovrai diffonderlo (il Sutra del Loto, ndr.) in tutto il Jambudvipa e non permettere mai che (la sua diffusione) sia interrotta» (Sutra del Loto, Esperia edizioni, Milano, pag. 386). Alla morte di Shakyamuni il Dharma si suddivise ben presto in varie scuole che derivavano dagli insegnamenti che il Tathagata aveva esposto durante tutto l’arco della sua vita.
Nichiren Daishonin (1222-1282) con un’intensa attività di propagazione e l’iscrizione del Dai Gohonzon - l’Oggetto di culto ove è materializzata la sua illuminazione - riuscì a diffondere l’essenza del Sutra del Loto, l’insegnamento esposto da Shakyamuni negli ultimi otto anni di vita. Il Daishonin aveva colto nel titolo del Sutra del Loto, Myoho-renge-kyo, l’insegnamento fondamentale per rendere tutte le persone - senza distinzione di sesso o di condizione sociale – in grado di raggiungere lo stesso stato vitale del Budda. Inoltre egli stabilì tre principi essenziali per permettere alle persone dell’Ultimo giorno della Legge di conseguire la Buddità: le Tre grandi Leggi segrete (“segrete” finché il Daishonin non le rivelò).
«Adesso lascerò qui questa buona medicina. Prendetela e non temete che non vi guarisca». (Sutra del Loto, Esperia edizioni, Milano, pag. 300)
In questa frase del capitolo Juryo del Sutra del Loto era contenuto l’insegnamento lasciato da Shakyamuni per la salvezza dell’umanità. Le parole “medicina”, “prendetela” e “qui” costituivano appunto le Tre grandi Leggi segrete.
La “medicina”, è il Dharma, la Legge mistica di Nam-myoho-renge-kyo che il Daishonin proclamò il 28 aprile 1253.
“Prendetela” rappresenta le attività di propagazione.
“Qui” è il luogo in cui ogni discepolo pratica il Buddismo, ma anche il tempio in cui dove custodire il Dai Gohonzon.
Se Nichiren Daishonin realizzò le prime due Grandi Leggi Segrete, lasciò invece ai suoi discepoli il compito di realizzare la terza, il Grande Santuario di Honmon, il Santuario del suo insegnamento. Infatti, l’Atto di trasmissione di Minobu, luogo in cui morì nel 1282 atti di trasmissione, Nichiren Daishonin nominò suo erede il discepolo Nikko Shonin indicò un “qui” preciso e le condizioni per erigere il santuario. «Quando un sovrano accetterà questa Legge, il Grande santuario di Honmon sarà eretto ai piedi del monte Fuji. Aspettate semplicemente che arrivi il tempo giusto. Questo sarà il Santuario di Honmon. Soprattutto i miei discepoli devono rispettare queste disposizioni».
La tomba del Daishonin, il Dai Gohonzon e il centro delle attività di propagazione restarono a Minobu per qualche anno, finché non si venne a creare una situazione talmente confusa da rischiare di compromettere l’ortodossia del suo insegnamento. Il sostegno dato alla setta Nembutsu da Hakiri Sanenaga, signore di quella regione, da Mimbo Niko, uno dei cinque preti anziani, costrinse Nikko a lasciare il monte Minobu, portando con sé il Dai Gohonzon, il Gosho e le ceneri del Maestro.
Nikko si diresse verso il monte Fuji, dove era la casa della sua famiglia e dove risiedeva Nanjo Tokimitsu, signore di Ueno, uno dei discepoli prediletti dal Daishonin. E proprio lì, ai piedi del monte Fuji, la famiglia Nanjo regalò a Nikko un vasto pianoro chiamato Oishigahara (campo dalle grosse pietre) da cui si godeva una vista meravigliosa sul monte Fuji e sulla baia di Suruga. Nikko e i suoi discepoli lavorarono duramente per bonificare questo terreno e finalmente nell’estate del 1290 fu inaugurato il tempio Taiseki. Il Dai Gohonzon fu conservato proprio lì per ben 700 anni.
(Quando si scrive il nome di un tempio giapponese si può trovare il termine ji, che significa “tempio”. In questa sede evitiamo la ripetizione del termine ogni volta che scriviamo “tempio” in italiano, n.d.r.)
Soka Gakkai e Nichiren Shoshu
Il tempio Taiseki divenne la sede della scuola Fuji, così ebbe origine l’ordine monastico che considerava Nichiren e Nikko i suoi fondatori e che molto più avanti, il 10 giugno 1912, fu chiamato Nichiren Shoshu.
Com’è sempre accaduto fin dalla nascita del Buddismo, da Shakyamuni in poi, la Legge ha avuto momenti in cui perse vigore, per poi ritrovare nuovo slancio. La storia della Nichiren Shoshu, i preti che si succedettero a Nikko e successivamente a Nichimoku, non fa eccezione, infatti alternò periodi di declino e di ritorno alla purezza originaria. Uno dei patriarchi più significativi in questo senso fu il 26° patriarca Nichikan Shonin (1665-1726).
Quando nel 1930 Tsunesaburo Makiguchi, pedagogista e filosofo, incontrò il Buddismo del Daishonin la scuola era in declino. Makiguchi, certo di aver trovato la giusta risposta alle sofferenze dell’umanità, insieme al discepolo Josei Toda fondò un’associazione laica di educatori: la Soka Kyoiku Gakkai, “Associazione per la creazione di valore”, in seguito Soka Gakkai.
Negli anni ‘40 per convogliare il consenso popolare a favore della seconda Guerra mondiale, il governo giapponese aveva imposto lo Shintoismo come religione di stato. La Nichiren Shoshu, guidata all’epoca dal patriarca Nikkyo, si era piegata al volere del governo, accettando di installare nei tempi buddisti i kamifuda (talismani shintoisti) e successivamente emise un comunicato, datato 10 ottobre 1942, nel quale invitava i fedeli buddisti a frequentare i templi shinto. Di fatto aveva rinnegato il Buddismo di Nichiren Daishonin.
Makiguchi si oppose fermamente a queste azioni e, dopo esser stato perseguitato dalla “Polizia del pensiero”, nel 1943 fu arrestato insieme a Josei Toda ed altri diciannove membri della Soka Kyoiku Gakkai. A quel punto la Nichiren Shoshu vietò a tutti i membri della Soka Kyoiku Gakkai di recarsi al Taiseki-ji ed espulse gli esponenti che erano stati imprigionati, arrivando a fare pressioni sulla moglie di Makiguchi, senza peraltro convincerlo a rivedere le sue posizioni.
Un anno dopo, all’età di settantasette anni, Makiguchi morì di stenti in carcere, ma ormai aveva dato impulso a una propagazione senza precedenti del Buddismo di Nichiren Daishonin, che fu poi realizzata dal suo discepolo Josei Toda e – a livello mondiale – dall’attuale presidente della Soka Gakkai Internazionale, Daisaku Ikeda.
In carcere Josei Toda, come narrato nel romanzo La Rivoluzione Umana, si illuminò al profondo significato della vita e non appena liberato, il 3 luglio 1945, fra le macerie di un paese in ginocchio, comprese e decise che il suo compito era ricostruire la Soka Gakkai allo scopo di realizzare la pace nel mondo (kosen-rufu).
Iniziò con una richiesta alla Nichiren Shoshu per uniformare la pratica di Gongyo in tutti i templi, chiese inoltre che fossero eliminate le preghiere silenziose dedicate all’imperatore e alle divinità shinto. Il 3 maggio 1951 accettò la carica di secondo presidente della Soka Gakkai, impegnandosi solennemente a convertire 750.000 famiglie insieme al suo giovane discepolo Daisaku Ikeda. Il 2 aprile 1958 Josei Toda morì e due anni dopo, il 3 maggio 1960, Daisaku Ikeda assunse la carica di 3° presidente della Soka Gakkai.
Man mano che la propagazione avanzava, anche su scala mondiale, la Soka Gakkai costruì e donò alla Nichiren Shoshu numerosi templi. Venne anche decisa la costruzione di tre nuove sale da offrire al clero del Taiseki-ji: il Daikyakuden (eretto nel 1964) per ospitare i membri della Soka Gakkai che venivano in pellegrinaggio da oltre oceano, il Dai-bo adibito al Patriarca e all’amministrazione (1963) e il Daike-jo. In quell’occasione furono raccolti miliardi di yen fra i membri della Soka Gakkai, a sostegno del Tempio principale.
Il 22 luglio 1979 scomparve il vecchio patriarca Nittatsu e subito dopo, in circostanze poco chiare, il monaco Shin’no Abe assunse la carica di 67° patriarca con il nome di Nikken.
In seguito al marasma suscitato dalla dubbia legittimazione di Nikken come patriarca, un’associazione di monaci dissidenti, la Shoshinkai (gruppo di monaci dissidenti), si separò dalla Nichiren Shoshu con i suoi ottanta templi. Per sopperire a tale perdita, nel 1980 la Soka Gakkai s’impegnò a costruire altri duecento nuovi luoghi di culto in venti anni ma Nikken non si ritenne soddisfatto e impose ai laici di donare al clero duecentocinquanta templi in soli dieci anni. Alla fine ci si accordò per la costruzione di altri duecento templi in dieci anni.
Il tempo giusto
Come ricordavamo all’inizio, nell’Atto di trasmissione di Minobu il Daishonin aveva affermato: «Quando un sovrano accetterà questa Legge, il Grande Santuario di Honmon-ji sarà eretto ai piedi del monte Fuji. Aspettate semplicemente che arrivi il tempo giusto. Questo sarà il Santuario di Hommon-ji. Soprattutto i miei discepoli devono rispettare queste disposizioni».
Ma qual era il tempo giusto previsto da Nichiren Daishonin? Secondo la Nichiren Shoshu si doveva aspettare che l’imperatore, a quel tempo Hiroito, si convertisse. Per la Soka Gakkai, invece, “aspettare il tempo” significava “creare” le condizioni affinché quel tempo si presentasse al più presto: agire e pregare perché il maggior numero di persone s’impegnasse a compiere la propria rivoluzione umana trasmettendo agli altri la Legge mistica. «Nella nostra epoca – disse il presidente Toda già nel 1951 accettando la presidenza della Soka Gakkai – la sovranità risiede nel popolo; quindi per realizzare kosen-rufu oggi dobbiamo fare shakubuku e convertire ogni singola persona alla fede nel Gohonzon. Solo allora potremo costruire il vero Grande santuario. In quell’epoca ognuno di voi sarà diventato una persona di grande valore». Il Grande santuario doveva dunque essere la dimostrazione della profonda fede della gente e non semplicemente un edificio donato dalle autorità.
Nel 1964, in occasione dell’inaugurazione del Daikyakuden, il grande edificio per ricevere i pellegrini al tempio, la Soka Gakkai propose alla Nichiren Shoshu la costruzione di un nuovo edificio, sempre nell’area del Taiseki-ji, la cui sala di preghiera potesse accogliere ben 6.000 persone. Il patriarca Nittatsu accettò, sottolineando in vari discorsi il concetto che questa costruzione (lo Sho Hondo) fosse il Grande Santuario di Honmon (l’insegnamento del Daishonin), possedesse il significato di uno sviluppo senza precedenti e simboleggiasse l’armoniosa unità di clero e laici.
Un gruppo di preti e laici, il Myoshinko, tentò di opporsi alla realizzazione della grande opera, ma il progetto decollò ugualmente.
La costruzione dello Sho Hondo
Il Grande santuario doveva essere, al contempo, una grandiosa opera architettonica e un luogo aperto a tutti. Fu studiato da un apposito comitato costituito da ingegneri, architetti e professionisti che s’impegnarono nella soluzione dei vari problemi tecnici e architettonici, rendendo pubblici tutti i dettagli. Le sue fondamenta si estendevano per 330 metri da Nord a Sud e per 130 metri da Est a Ovest, mentre la struttura era formata da quattro parti: il primo accesso era il Giardino della Legge, con la fontana a forma di fiore di loto, poi il Padiglione della perfetta armonia, il Tempio della purificazione e infine il Santuario mistico.

ShoHondo 1

Sho Hondo 2

Il basamento dell’altare che avrebbe ospitato il Dai Gohonzon era fatto di materiali pregiati provenienti da centotrentacinque paesi di tutto il mondo. Proprio sotto l’altare era stato allestito uno scomparto, contenente cinque scatole in legno di canfora rivestite di bronzo, che fu sigillato il giorno stesso dell’inaugurazione, per essere poi aperto: una prima volta dopo settecento anni, una seconda dopo tremila e una terza dopo diecimila anni. Lo Sho Hondo doveva essere il Santuario definitivo della Legge mistica, costruito dalla gente per la gente e sarebbe dovuto durare per tutto il tempo a venire.
La prima delle cinque scatole conteneva i testi dei discorsi solenni tenuti dal patriarca Nittatsu e dal presidente Ikeda, in occasione di tutte le tappe principali della realizzazione del tempio, dalla cerimonia d’auspicio tenuta il 12 ottobre 1967, fino all’inaugurazione del 17 ottobre 1972. Nella seconda scatola erano riposti i paramenti indossati da Nittatsu, nella terza l’abito formale indossato da Ikeda. La quarta scatola conteneva gli elenchi di tutti i nomi, in 133 volumi di 2000 pagine ognuno, degli otto milioni di persone che avevano donato le offerte utilizzate per la costruzione del tempio. La quinta scatola custodiva le firme, in ventisette volumi, dei cinquantamila partecipanti all’inaugurazione.
La costruzione dello Sho Hondo (dal 1965 al 1972) avvenne grazie alla cooperazione delle sei maggiori imprese del Giappone e ognuna di esse assegnò venti ingegneri a quel lavoro, per un totale di centoventi professionisti. Yoshimune Zaitsu, rappresentante degli imprenditori, scrisse che furono utilizzate le tecniche oggi applicate ai super grattacieli e, come confermò anche Shigeru Aoki, autorevole esperto di costruzioni antisismiche, la struttura era assolutamente sicura in caso di terremoti.
Vennero usate sofisticate tecnologie, furono compiute analisi dinamiche e prese precauzioni per ogni possibile evenienza, dal momento che nell’immensa sala non ci dovevano essere colonne per sorreggere l’enorme tetto a forma di ala di airone, l’emblema di Nanjo Tokimitsu, ad impedire la visione del Dai Gohonzon. Per tutta questa serie di motivi la meravigliosa costruzione fu oggetto di numerosi studi e pubblicazioni specialistiche. Il 12 ottobre 1972 il Dai Gohonzon fu trasferito nello Sho Hondo, durante una commossa e solenne cerimonia d’inaugurazione, alla presenza del patriarca Nittatsu e del presidente Ikeda.
Rottura delle relazioni tra la Soka Gakkai e il clero
Con l’avvento del nuovo e “discusso” patriarca Nikken, la relazione tra la Nichiren Shoshu e la Soka Gakkai andò sempre più deteriorandosi. Mossi dal desiderio di controllare i laici, al Tempio avevano studiato bene il piano, ovviamente in gran segreto. Il nome in codice era cut – “taglio” in inglese – abbreviato in “Operazione C” e significava separare il presidente Ikeda dalla base dell’organizzazione. Il piano prevedeva: decapitare la Soka Gakkai esautorando Ikeda per screditarlo agli occhi dei discepoli, scomunicare i fedeli in Giappone e in tutto il mondo, impedire le visite al Dai Gohonzon e non consegnare più i Gohonzon, al solo scopo di spingere i membri della Soka Gakkai ad aderire alla Nichiren Shoshu, per poterne gestire direttamente le offerte.
Con ciò i preti guidati dal patriarca Nikken realizzavano in pieno una delle cinque offese più gravi del Buddismo: distruggere l’armonia e l’unità del sangha (la comunità dei credenti). Ma l’“Operazione C” risultò fallimentare, anzi addirittura controproducente, come era avvenuto in passato in situazioni analoghe: nel ’32, ’44, ’52 e ’79.
Seguirono due lunghi anni in cui i principianti di tutto il mondo continuarono a recitare Daimoku senza sapere quando avrebbero potuto ricevere il Gohonzon. Finché il prete responsabile del tempio Joen, Sendo Narita, che si era dissociato dalla Nichiren Shoshu nel novembre ’92, indignato dell’arbitraria scomunica dei membri della Soka Gakkai, decise di donare loro uno dei tesori del tempio: un Gohonzon trascritto nel 1720 dal patriarca Nichikan Shonin. Questi era noto all’epoca per aver ristabilito, grazie alla sua opera esegetica, la purezza degli insegnamenti del Daishonin.
Con l’iniziativa di Sendo Narita, appoggiata e sostenuta dalle due Associazioni di monaci riformati, i membri di tutto il mondo poterono finalmente ricevere il Gohonzon di Nichikan e contestualmente riconsegnare quello di Nikken.
La distruzione dello Sho Hondo
Il piano per separare il presidente Ikeda dai membri della SGI era fallito, ma Nikken volle ugualmente sferrare un ultimo attacco al cuore del movimento laico. Erano passati sette anni da quando ci fu l’annuncio del progetto per la distruzione del Grande Santuario. Nonostante le proteste di dieci milioni di credenti e di tutto il mondo accademico, passò all’eliminazione dei giganteschi testimoni della passata unità: lo Sho Hondo e il DaiKyakuden, ostaggi silenziosi distrutti dalla sua folle gelosia.
Contraddicendo le decisioni del patriarca Nittatsu, il suo predecessore, nonché quanto da lui stesso affermato in precedenza in varie occasioni (I documenti parlano da soli), nell’aprile del 1998 segretamente e in tutta fretta Nikken fece trasferire il Dai Gohonzon nel tempio Hoanden. Immediatamente dopo cominciò i lavori di demolizione dello Sho Hondo che si protrassero per ben due anni. «Raramente un edificio dei nostri tempi ha oltrepassato i limiti localistici e culturali per parlare all’intera umanità. Forse l’eccezionalità di questa costruzione ha contribuito ad alimentare il suo deliberato disfacimento perché, nel corso della storia, le grandi realizzazioni hanno sempre suscitato forze contrastanti, mosse dall’invidia e dalla paura…». Queste le parole di David G. De Long professore alla facoltà di Architettura dell’Università di Pennsylvania, uno dei numerosissimi studiosi che hanno scritto testimonianze contro la distruzione dello Sho Hondo.
Il 28 ottobre 1998 fu abbattuto l’ultimo dei pilastri di sostegno della vela, quel giorno Emyo, il quotidiano del tempio, tuonava a caratteri cubitali. “Membri della Soka Gakkai, arrendetevi”.
I pretesti addotti
Comunque, a seguito delle proteste di tutto il mondo, il patriarca Nikken fu costretto a trovare dei pretesti per giustificare la distruzione di un’opera così importante e preziosa. Il primo pretesto fu di carattere grammaticale oltre che dottrinale. Egli arrivò ad asserire che l’espressione giapponese taru beki usata dal patriarca Nittatsu nella frase: «Lo Sho Hondo è il supremo edificio che diventerà (in giapp. taru beki ) il Grande Santuario dell’Insegnamento di Nichiren Daishonin» - non indicasse una certezza, ma una semplice probabilità. Nikken cioè sosteneva che il verbo taru beki dovesse essere interpretato come “potrebbe diventare”.
Ma uno dei due autorevoli studiosi della lingua giapponese, curatore del dizionario citato dallo stesso Nikken, confermò che beki è un verbo ausiliare che indica una certezza e una conseguenza logica, non una semplice probabilità. Dunque la frase in oggetto avrebbe dovuto essere interpretata come: «Lo Sho Hondo è un grande edificio degno di diventare il Grande santuario dell’Insegnamento di Nichiren Daishonin all’epoca di kosen-rufu». Un altro pretesto addotto per procedere alla distruzione del Tempio fu invece di carattere architettonico e strutturale. Nikken sostenne che sui muri esterni sarebbero comparse delle macchie causate dal cemento realizzato utilizzando sabbia marina.
La sabbia, a causa del sale contenutovi, avrebbe potuto essere corrosiva, indebolendo così le strutture in cemento armato del tetto che sarebbe potuto crollare da un momento all’altro. I precisi resoconti dei lavori di costruzione dimostrarono invece che, nella produzione del cemento, fu usata solo sabbia fluviale dragata da Shibakawa a Minobu, lungo il fiume Fuji, appositamente deviato per la realizzazione del progetto. Inoltre, per testare la qualità della sabbia e di tutti gli aggregati usati per la fabbricazione del cemento, era stato istituito un apposito centro di analisi, così da ottenere i massimi livelli di qualità dei materiali.
Le principali imprese di lavori pubblici giapponesi (molte delle quali avevano partecipato alla costruzione) si rifiutarono di redigere un progetto per l’abbattimento dello Sho Hondo. Un imprenditore in odore di fallimento, membro di un gruppo di laici (danto) affiliato alla Nichiren Shoshu accettò la commessa per la strabiliante cifra di 5 miliardi di yen, circa 35 milioni di dollari. La demolizione durò due anni, per concludersi nel gennaio del 1999. Ecco alcune immagini:

Distruzione dello Sho Hondo N.1 Distruzione dello Sho Hondo N.2 Distruzione dello Sho Hondo N.3 Distruzione dello Sho Hondo N.4 Distruzione dello Sho Hondo N.5 Distruzione dello Sho Hondo N.6 Distruzione dello Sho Hondo N.7 Distruzione dello Sho Hondo N.8 Distruzione dello Sho Hondo N.9 Distruzione dello Sho Hondo N.10 Distruzione dello Sho Hondo N.11 Distruzione dello Sho Hondo N.12 Distruzione dello Sho Hondo N.13 Distruzione dello Sho Hondo N.14 Distruzione dello Sho Hondo N.15

more Video in inglese sulla costruzione e distruzione dello Sho Hondo
Conclusione
Ora lo Sho Hondo non c’è più, come i trecento alberi di ciliegio dei suoi viali, anch’essi distrutti barbaramente. In un’epoca come la nostra, in cui la sovranità appartiene al popolo, possiamo forse affermare che il Grande Santuario dell’Insegnamento di Nichiren Daishonin risiede nel cuore e nelle case di ogni membro della Soka Gakkai, che lotta insieme al maestro per la pace e la felicità di tutte le persone.
Approfondimenti al testo
Atti di trasmissione
Nichiren designò il ventiseienne Nikko Shonin come suo erede spirituale e leggittimo successore, scrivendo due documenti: L'Atto di trasmissione di Minobu e l'Atto di trasmissione di Ikegami (Deumilauno nr.68 e Gosho Zenshu p.1600)
Atto di trasmissione di Minobu

«Io, Nichiren, desidero trasmettere tutti gli insegnamenti che ho propagato durante la mia vita a Byakuren Ajari Nikko, che sarà il maestro della propagazione del Buddismo definitivo. Quando un sovrano accetterà questa legge, dovrà essere costruito ai piedi del monte Fuji il grande santuario di Honmon. Semplicemente aspettate il momento propizio. Questo sarà il grande santuario del Buddismo definitivo».
Nono mese del quinto anno di Koan (1282)».

Atto di trasmissione di Ikegami

«Desidero trasmettere i cinquanta anni di insegnamenti del Budda Shakyamuni a Byakuren Ajari Nikko, che deve diventare l'abate del tempio del monte Minobu. I monaci o i laici che non rispetteranno questo testamento saranno dei calunniatori della legge.
Il tredicesimo giorno del decimo mese del quinto anno di Koan (1282),
a Ikegami nella provincia di Musashi,Nichiren».

CHI ERANO I "CINQUE PRETI ANZIANI"
La scuola che fa capo al Taiseki-ji non è sempre stata la più importante. Anzi, altre correnti che derivavano dall'insegnamento di Nichiren allargarono la propria sfera di influenza più rapidamente della Scuola Fuji. Per quale motivo?
Poco prima di morire, Nichiren Daishonin scelse sei suoi discepoli e li chiamò i “preti anziani”. In precedenza, durante l’esilio a Sado, alcuni tra costoro si erano occupati dei credenti di una particolare zona, sostenendoli e istruendoli. Quando il Daishonin si trasferì a Minobu, la loro autorità crebbe, dal momento che, oltre a prendersi cura dei seguaci laici nelle rispettive zone, avevano cominciato ad estendere le attività di propagazione a regioni più distanti.
Dopo la morte del Daishonin, Nikko Shonin in qualità di suo legittimo successore assunse la carica di patriarca del tempio Minobu-san Kuon. Qualche tempo dopo la traslazione delle ceneri di Nichiren al monte Minobu, i sei preti anziani si riunirono per una cerimonia commemorativa del Maestro. Prima di far rientro alle proprie regioni di attività, cinque di loro (tra cui Nikko) sottoscrissero un impegno, in accordo con le ultime volontà di Nichiren, con cui stabilirono di tornare a Minobu a turno, ogni mese, per vegliare la tomba del Maestro accompagnati da due dei propri discepoli. Di fatto nessuno di loro, tranne Nikko e dieci dei discepoli - tra cui Nichimoku - che erano stati presenti alla cerimonia, si presentò per adempiere alla promessa fatta.
I “cinque preti anziani” smisero tutti di visitare Minobu e si limitarono ad allargare le rispettive sfere di influenza. Questo portò alla nascita delle molte scuole Nichiren esistenti tutt’oggi.
I cinque preti anziani, in ordine di designazione, furono i seguenti:

Nissho (1221-1323), il più vecchio dei cinque preti, fu il primo prete convertito dallo stesso Daishonin. Originario della provincia di Shimosa, iniziò i suoi studi sul Buddismo presso un tempio della scuola Tendai intorno al 1235. In seguito, ne proseguì l’approfondimento della dottrina al monte Hiei. Sapendo che Nichiren aveva proclamato un nuovo insegnamento, si recò a visitarlo a Matsubagayatsu, a Kamakura e divenne suo discepolo nel 1253. Si dedicò alla propagazione soprattutto a Kamakura. Dopo la cerimonia commemorativa per la morte di Nichiren, fece ritorno a Kamakura dove costruì il tempio Hokke. A causa delle pressioni esercitate dal governo sui seguaci di Nichiren, egli si dichiarò appartenente alla scuola Tendai. Nissho infatti aveva molti amici, suoi vecchi compagni di studio, tra i preti del Monte Hiei (centro della scuola Tendai) e si allontanò da Nikko. Esiste oggi solo una scuola che si rifà al suo insegnamento.

Nichiro (1245-1320) nato nella provincia di Shimosa, era il nipote di Nissho e si convertì nel 1254 insieme a suo padre, aveva 40 anni quando morì il Daishonin. Oltre ad aiutare suo zio con i credenti di Kamakura, usò la residenza di Ikegami Munenaka, dove era morto il Daishonin, come base per le sue attività. Qui in seguito costruì il tempio Ikegami Hommon designando come fondatore il Daishonin stesso e nominandosi secondo prete capo. Prima di convertirsi Nissho aveva fatto parte della scuola Tendai, forse per questo lui e suo nipote Nichiro avevano sempre continuato a considerarsi come preti Tendai. Questo è provato dal fatto che, dopo la morte del Daishonin, entrambi si dichiararono seguaci di T’ien-t’ai. Nichiro e i suoi discepoli visitarono spesso Kyoto dando luogo così alla nascita di scuole come la Shijo, la Happon (Honmon Hokke Shu) scuola ricordata spesso in riferimento alle dispute dottrinali all’interno delle scuole Nichiren e la Butsuryu Shu che poneva l’accento sulle preghiere magiche per ottenere benefici immediati e, per questo motivo, si diffuse ampiamente tra la popolazione urbana locale.
In tarda età Nichiro visitò Nikko al Fuji per ricordare assieme a lui il defunto maestro, ma non cambiò il suo parere in merito alle questioni riguardanti la dottrina o il primo successore.

Niko (1253-1314) veniva dalla provincia di Awa, la cui parte meridionale corrisponde all’odierna prefettura di Chiba.Questa era stata la zona di cui si era occupato fin da prima della morte del Daishonin. Divenne discepolo di Nichiren nel 1265.
Quando morì Dozen-bo, il maestro del Daishonin, Niko si recò al tempio Seicho e lesse ad alta voce il Gosho Ripagare i debiti di gratitudine sulla sua tomba. Ebbe anche il compito di trascrivere e sistemare col titolo di Lezioni trascritte una serie di lezioni sul Sutra del Loto che il Daishonin aveva tenuto a Minobu. A giudicare da questo si può presumere che Niko eccellesse nello studio del Buddismo. Nonostante per molto tempo si fosse rifiutato di visitare Minobu, come gli altri del resto, nel 1285, vi fece ritorno e Nikko lo nominò responsabile dell’istruzione dei preti. Ma Niko non si preoccupò di confutare o rifiutare insegnamenti che Nichiren considerava erronei e questo suo atteggiamento influenzò Hakiri Sanenaga, credente e signore di Minobu, che in un primo momento era stato un seguace del Daishonin ma che poi aveva cominciato a pregare nei santuari shintoisti. Nikko ammonì lui e Hakiri più volte ma quest’ultimo preferendo l’atteggiamento più compiacente di Niko si rifiutò di prestare ascolto a tali esortazioni.
Dopo la partenza di Nikko Shonin da Minobu (1289), Niko vi rimase per qualche tempo, dal momento che Hakiri faceva affidamento su di lui. Tornò ad Awa all’età di 61 anni e vi morì l’anno seguente. Quella che oggi è conosciuta come scuola Minobu deriva da lui. Durante il periodo Edo (1600-1867), questa allargò a tal punto la sua influenza da diventare la più grande di tutte le sette Nichiren.

Nitcho (1252-1317), nato nel villaggio di Omosu del distretto di Fuji provincia di Suruga. Dopo al scomparsa del padre andò a vivere a Kamakura con sua madre che si risposò con Toki Jonin e da cui lui fu adottato. Nel 1267 divenne discepolo di Nichiren. Quando il Daishonin morì aveva 31 anni. Si tenne lontano da Nikko Shonin per un po’ dopo la morte del Daishonin. Disconosciuto da Toki Jonin perché non si era presentato al turno a lui destinato per custodire la tomba del fondatore , lasciò la famiglia. Nel 1291 si dichiarò appartenente alla scuola Tendai e si dissociò dalla dottrina di Nichiren, ma nel 1302 fece ritorno a Omosu per seguire Nikko Shonin che lì si era ritirato per istruire i suoi discepoli.

Nichiji (nato nel 1250), che aveva 33 anni alla morte del maestro, faceva parte della famiglia Matsuno della zona del Fuji. La madre di Nanjo Tokimitsu era sua sorella maggiore. Nichiji si era dedicato attivamente alla propagazione sotto la guida di Nikko Shonin, ma dopo la morte del maestro si avvicinò per un certo periodo a Nichiro. In occasione del 7° anniversario della morte del Daishonin si dice che eresse una statua del defunto maestro e che la consacrò nel tempio Ikegami Honmon. Circa 13 anni dopo la morte del Daishonin, decise di propagare il Buddismo oltre oceano e si ritiene che si sia recato nell’Hokkaido, nella Cina del nord fino a raggiungere la Mongolia. Non si hanno notizie sugli ultimi anni della sua vita.
Le altre scuole originate dai preti anziani
Nissho, Nitcho e Nichiji non hanno dato vita a scuole di grossa rilevanza, al contrario di Nichiro e Niko, da cui originano parecchie scuole importanti. Oltre alle scuole originate dai preti anziani, ne nacquero altre otto – incluso il Taiseki-ji – dai discepoli di Nikko e Nichimoku, definite gli otto templi principali del Fuji. Per un breve periodo, durante l’era Meiji (1868-1912), esse si unirono in un’unica scuola che si diede il nome di setta Nichiren – scuola Nikko: era solo un espediente per aggirare le manovre politiche del governo Meiji, volte a riorganizzare la comunità buddista. La scuola Nikko si sciolse dopo circa venti anni.
Gli otto templi, in realtà, si differenziavano sia come riti che come pratiche, oltre che dal punto di vista dottrinale. Esaminiamo con più attenzione alcune delle loro vicende.
Kitayama Honmon-ji. Dopo aver affidato l’amministrazione del Taiseki-ji a Nichimoku Shonin, Nikko Shonin fondò il seminario di Omosu nelle vicinanze di Kitayama ai piedi del Monte Fuji e lì si dedicò a istruire i suoi discepoli. Il seminario fu più tardi ampliato fino a divenire il tempio Kitayama Honmon, che mantenne i contatti col Taiseki-ji fino alla fine del XV secolo.
Fu incorporato nella scuola Nikko nel 1876, ma divenne poi indipendente, col nome di setta Honmon Shu, nel 1899. È dal 1941 che, avendo accettato la politica di unificazione delle sette buddiste del governo militare, si è unita alla setta Minobu.
Yobo-ji. Lo Yobo-ji, a Kyoto, prende origine dal prete Nichizon (1265-1345). Nichizon accompagnava il 3° patriarca, Nichimoku Shonin, nel viaggio a Kyoto per rimostrare contro la corte imperiale, quando quest’ultimo morì durante il cammino. Nichizon andò a Kyoto, vi si stabilì e si dedicò alla propagazione.
In precedenza, quando Nikko Shonin aveva fondato il Taiseki-ji, Nichizon aveva eretto il Kujo-bo, un tempio con alloggi all’interno del comprensorio del tempio principale.
Il nome di Nichizon è rimasto famoso a causa di un aneddoto. Un giorno, mentre Nikko Shonin stava tenendo una lezione, Nichizon si distrasse per guardare una foglia che stava cadendo da un pero del giardino. Rendendosi conto che quell’atteggiamento non era quello di una persona seriamente impegnata a vivere secondo la Legge, Nikko Shonin lo cacciò su due piedi dal Tempio Principale. L’azione punitiva lo spinse a rinnovare la sua determinazione e da quel momento si impegnò con devozione nelle attività di propagazione.
Si dice che nell’arco di 12 anni abbia costruito 36 templi in tutto il paese. Grazie ai risultati ottenuti, fu in seguito riaccolto al Taiseki-ji. Fondò il tempio Hokke-do a Kyoto nel 1308 e un altro sempre nella capitale, dopo la morte di Nichimoku Shonin nel 1333, quello che circa 200 anni dopo fu chiamato Yobo-ji. Lo Yobo-ji si tenne in contatto con il Taiseki-ji per un po’ di tempo. Dal momento che si trovava a Kyoto, centro tradizionale del Buddismo giapponese, vi si formarono molti preti. Ci fu un periodo, infatti, in cui molti di loro assunsero la posizione di patriarca del Taiseki-ji.
Dopo lo scioglimento della scuola Nikko, comunque, lo Yobo-ji divenne una setta indipendente e tale rimane ancora oggi.
Hota Myohon-ji. Prende origine da Nichigo (1293-1353), un altro prete che accompagnava Nichimoku Shonin durante il suo ultimo viaggio. Nichigo tornò al Taiseki-ji, portando le ceneri del defunto patriarca. Quest’ultimo aveva già trasferito le responsabilità della sua posizione, inclusa l’amministrazione del tempio principale, al quarto patriarca, Nichido Shonin.
Tuttavia il prete Nichigo affermò che Nichimoku aveva affidato a lui quel tratto di terra all’interno dell’area del Taiseki-ji sul quale si trovava il Renzo-bo, un tempio con alloggi. La sua insistenza creò una vera e propria disputa all’interno del clero.
Più avanti negli anni, Nichigo si spostò a Hota (prefettura di Chiba), dove costruì un tempio che sarebbe diventato il Myohon-ji. Perfino dopo la sua morte la disputa continuò, per circa 70 anni, causando terribili tensioni all’interno del clero.
Discorsi del Patriarca Nittatsu e del Presidente Ikeda
Laici e clero uniti per sempre
(dal discorso del patriarca Nittatsu tenuto in occasione della trentatreesima riunione generale della Soka Gakkai nel maggio 1970, all’epoca in cui lo Sho Hondo era in costruzione).
Desidero congratularmi con il presidente della Soka Gakkai Ikeda per il decimo anniversario della sua nomina. In questo decennio il presidente Ikeda ha conseguito, per la Nichiren Shoshu, risultati impensabili. Il Taisekiji fu fondato il 12 ottobre del 1290 e da allora sono passati 680 anni. A quell’epoca Oishigahara era un appezzamento di terreno lungo 2 chilometri da nord a sud e 550 metri da est a ovest. Nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, le proprietà del Taisekiji ammontavano a 234 acri ma, a seguito della riforma agraria, nel dopoguerra fummo costretti a rinunciare a 197 acri dei nostri terreni, rimanendo così con soli 37 acri. Dal 1960, grazie agli sforzi sinceri del presidente Ikeda, i nostri terreni ammontano a 867 acri e così attualmente le nostre proprietà sono tre volte più ampie di quanto non fossero alla fine del secondo conflitto mondiale.
Per quanto riguarda i templi della Nichiren Shoshu, prima del 1960 erano 199; in questi dieci anni il presidente Ikeda ci ha fatto dono di 133 templi e così oggi il numero dei nostri templi ammonta a 332. Per quanto riguarda il numero dei preti, nel 1960 erano 330 oggi sono 990, con un incremento di 570 in dieci anni. Per i credenti laici invece, la crescita è stata tale da arrivare agli otto milioni di oggi. Sono immensamente grato al presidente Ikeda, che grazie ai suoi sforzi instancabili ha conseguito tali risultati, per aver realizzato il kosen-rufu della Nichiren Shoshu. Il santuario in costruzione non è un santuario nazionale ma appartiene al mondo intero, poiché ospiterà il supremo Honzon (oggetto di culto).
Lo Sho Hondo che stiamo costruendo, può essere edificato solo grazie alle offerte sincere di otto milioni di credenti e su proposta del Presidente Ikeda. Membri della Soka Gakkai, spero sinceramente che vi dedicherete sempre al conseguimento del grande scopo di kosen-rufu proteggendo il Presidente Ikeda in grande unità, guardando ai prossimi dieci anni.
Tempio della religione mondiale
(Discorso di Daisaku Ikeda in occasione della cerimonia per il completamento dello Sho Hondo, 1 ottobre 1972)
In questa solenne occasione, alla presenza del patriarca, celebriamo il completamento dei lavori dello Sho Hondo. Desidero esprimere la mia gratitudine a tutti gli ospiti e a coloro che, a vario titolo, ci sono stati d’aiuto nella costruzione di questo magnifico tempio, ai rappresentanti del clero, ai membri della Hokkeko e della Soka Gakkai. La costruzione di questo edificio, uno dei più grandi del mondo nel suo genere e, voglio aggiungere, uno dei più significativi, è giunta al termine sotto la protezione del Dai Gohonzon.
Come presidente del Comitato per la Costruzione e a nome di più di otto milioni di membri che con le loro generose donazioni hanno permesso l’edificazione del tempio, desidero esternare le mie più vive congratulazioni al patriarca Nittatsu, in questo giorno di gioia. Desidero anche ringraziarlo per il sostegno datoci in questi otto anni e mezzo di lavori. Inutile dire che la costruzione dello Sho Hondo è stata l’esecuzione di un grande progetto, sia per le sue dimensioni sia per il tempo e le risorse richieste. Si può dire che questo edificio sia unico per le caratteristiche che lo contraddistinguono; per fare un esempio, gli ingegneri che si sono messi all’opera lo hanno fatto con la consapevolezza di costruire non soltanto un edificio ma un simbolo religioso per tutto il genere umano. In questa maestosa opera siamo stati assistiti da un gran numero di specialisti e tecnici: ingegneri, architetti ed altri professionisti si sono impegnati nella soluzione dei problemi tecnici che sono sorti in gran numero nel corso dei lavori. Sei ditte di costruzioni hanno prestato la loro opera e tutte le persone, dai direttori dei lavori alle maestranze, individualmente hanno profuso sinceramente il loro impegno, consapevoli di quanto significativo fosse il loro lavoro.
Desidero ringraziare ognuno di loro ed offrire le mie preghiere per la prosperità del loro lavoro e la felicità delle loro famiglie. Lo Sho Hondo è stato edificato grazie all’offerta sincera di otto milioni di credenti, per questo motivo esso non è da interpretarsi come un trono, simbolo dell’autorità religiosa, ma come un luogo che appartiene a tutti dove ognuno, a prescindere dalla nazionalità, dal sesso o dall’età, potrà venire ad offrire le sue preghiere al Dai Gohonzon per la pace, lo sviluppo, e la cultura. Se gli edifici religiosi fossero usati dai credenti solo per delegare ai preti di pregare per loro sarebbero privi di significato, per magnifico che possa essere il loro aspetto. Essi hanno senso perché sono il luogo dove i credenti, preti e laici, si riuniscono in un’unica preghiera in perfetta unità con il Budda.
Lo Sho Hondo ha esattamente questo scopo. È stato costruito dalla gente per la gente e sarà usato dalle persone di tutto il mondo.
Se le dimensioni e la bellezza fossero l’unico criterio rilevante per l’edificazione di un edificio religioso allora qualunque religione potrebbe costruirne uno superiore, sarebbe solo questione di mezzi e di tecnologie. Con la costruzione dello Sho Hondo si chiude il primo capitolo della storia della Nichiren Shoshu e se ne apre un altro, quello che riguarda la storia delle attività religiose unicamente rivolte al benessere del genere umano.
L'origine della pace nel mondo
(Discorso del 66° patriarca della Nichiren Shoshu, Nittatsu Shonin, in occasione della cerimonia di inaugurazione dello Sho Hondo tenutasi il 12 ottobre 1972, nell’anniversario dell’iscrizione del Dai Gohonzon)
L’aria è frizzante e la brezza accarezza le pendici del monte Fuji. Dove arriva il soffio lieve, le foglie dai colori sfumati si alzano in volute. Ovunque echeggiano suoni di rinnovamento per il cambio di stagione. In questo ambiente naturale è emerso lo Sho Hondo, generando un’atmosfera di vitalità e irradiando una splendente luce di pace in tutti gli angoli della terra. Lo Sho Hondo poggia su solide fondamenta che si estendono per 330 metri da sud verso nord e per 130 metri da est verso ovest. Qual è il suo significato? La mia interpretazione è che rappresenta i trentatré regni del dio buddista Taishaku e i tredici gradini della pratica buddista. Quindi lo Sho Hondo indica la Torre Preziosa della Legge Mistica presente in ogni vita dell’universo.
La sua struttura architettonica consiste principalmente di quattro parti: il Santuario Mistico, il Tempio della Purificazione, il Padiglione della Perfetta Armonia e il Giardino della Legge. Il primo accesso allo Sho Hondo è il Giardino della Legge dove si trova la fontana a forma di fiore di loto con otto petali.
Il Padiglione della Perfetta Armonia indica la combinazione dei tre aspetti della vita come sono rivelati nel Buddismo. Lo Sho Hondo è anche il centro del Buddismo di Nichiren Daishonin da cui nel futuro la Legge Mistica si propagherà nel mondo. Il progetto di costruire lo Sho Hondo viene da Daisaku Ikeda, presidente della società laica della Nichiren Shoshu, che ha serbato in cuore per anni questa idea grandiosa. In risposta al suo desiderio, otto milioni di seguaci hanno aderito con entusiasmo, offrendo sinceramente il denaro necessario per finanziare l’impresa. Kimio Yokoyama, uno dei credenti laici, si è impegnato totalmente per creare un eccellente progetto architettonico.
I lavori per la costruzione sono stati affidati ad un gruppo di imprese. I materiali provengono da tutto il mondo. In quattro anni sono stati profusi enormi sforzi da circa un milione di persone che hanno lavorato alla costruzione di questo grande edificio, il tempio bianco immacolato che splende grandiosamente sotto il sole. La cerimonia di completamento dei lavori si è tenuta il 1° ottobre. Dietro lo Sho Hondo si estende la piana di Sengo, a nordest s’innalza la cima del monte Fuji, mentre a nordovest sorge quella del monte Tenshidake. Di fronte, il nuovo edifico guarda la pianura di Oishigahara e, al di là di queste vaste distese di terre, domina la baia di Suruga. Intorno a questa costruzione di stile moderno ci sono boschetti di piante secolari; tutto questo fa dello Sho Hondo il più bel paesaggio che l’uomo sia mai stato capace di realizzare. In conformità con il volere di Nikko Shonin, io, Nittatsu ho trasferito nello Sho Hondo il Dai Gohonzon del Grande Santuario. Ora che il Supremo Oggetto di culto del Vero Buddismo è collocato nel luogo più idoneo, prosperità e pace durature prevarranno senza dubbio in tutto il mondo.
Nel Sutra viene chiaramente spiegato che noi che dedichiamo la nostra vita al Gohonzon, potremo ottenere l’Illuminazione senza cambiare la nostra identità di comuni mortali. Come è spiegato nel capitolo Yujutsu del Sutra del Loto i benefici dei Budda di ogni epoca diventeranno senza dubbio anche i nostri. Inoltre siamo qui presenti nel grande Santuario dove viene custodito il Dai Gohonzon, l’entità di ichinen-sanzen. Questo luogo altro non è che la pura terra dell’eterna Illuminazione.
Prego che tutti voi, con le vostre preghiere sincere per il supremo scopo di kosen-rufu, poniate il seme della Buddità nel cuore di tutta la gente del mondo, e rendiate la terra della perfetta Illuminazione una realtà, portando così pace e felicità su tutta la terra senza alcun compromesso. Possa la compassione di Nichiren, fondatore del vero Buddismo, raggiungerci.
I documenti parlano da soli
Seguono ora i testi di alcuni discorsi, pronunciati dal precedente patriarca Nittatsu e dallo stesso Nikken riguardo al significato dello Sho Hondo; il lettore potrà così rendersi conto come le recenti affermazioni di Nikken siano in palese contraddizione con quanto affermava precedentemente e costituiscano una prova del tentativo di costruire un alibi ai propri intenti distruttivi.
I discorsi di Nittatsu
1) Direttiva di Nittatsu Shonin, 28 aprile 1972
Iniziata da Daisaku Ikeda, responsabile di tutte le associazioni laiche della Nichiren Shoshu, e sostenuta economicamente dalle donazioni dei preti e dei credenti laici, la costruzione dello Sho Hondo è iniziata cinque anni fa, nel 1967, presso il Tempio Principale. È stata fissata per ottobre di questo anno una grande cerimonia per commemorare il completamento dello Sho Hondo.
Con il presente documento, io, Nittatsu, intendo chiarire il significato dello Sho Hondo per chiunque, all’interno o all’esterno della comunità della Nichiren Shoshu, e con questo intendo lasciare una prova del suo significato per le future generazioni.
Lo Sho Hondo è il vero Grande Santuario del Vero Buddismo di questa epoca che ha il significato descritto nell‘Atto di trasmissione di Minobu e nel Gosho Le Tre Grandi Leggi Segrete. In altre parole lo Sho Hondo è il supremo edificio che diventerà il Kaidan (Grande Santuario) di Hommon-ji (tempio del vero insegnamento del Sutra del Loto) all’epoca di kosen-rufu. Comunque, poichè ci sono ancora molte persone che offendono la Legge, il Dai Gohonzon del Grande Santuario, che dovrà essere custodito nello Sho Hondo, non sarà aperto al pubblico.
Tuttavia gli sforzi sinceri che otto milioni di credenti non hanno risparmiato per costruire lo Sho Hondo, contribuiranno ulteriormente allo sviluppo di kosen-rufu nel futuro e affermo che lo Sho Hondo dovrà sicuramente essere il simbolo della sua realizzazione. Spero sinceramente che tutti i preti e i credenti laici della Nichiren Shoshu, tenendo questo profondamente presente, faranno del loro meglio per il completamento dello Sho Hondo, con una sincera collaborazione tra preti e laici, così da poter celebrare questo fausto evento senza alcun incidente.
Questo io ammonisco.
28 aprile 1972 Nittatsu Hosoi
Amministratore Capo della Nichiren Shoshu

2) [Alla riunione del Comitato per la Costruzione dello Sho Hondo] il patriarca (Nittatsu) ha evidenziato gli errori inerenti all’opinione generale sul “santuario” [che il santuario dovrebbe essere costruito accanto al tempio principale (hondo)] dicendo che è più appropriato che il Dai Gohonzon del Grande Santuario sia custodito nello Sho Hondo al Taiseki-ji, ed ha affermato che costruire lo Sho Hondo equivale di fatto a stabilire il Grande Santuario. Queste parole profondamente importanti del patriarca si accordano con la dottrina della Nichiren Shoshu.
(Dai-Nichiren, organo della Nichiren Shoshu, marzo 1965)

3) Quando io (Nittatsu) rifletto attentamente, mi rendo conto che sono passati 686 anni da quando il Budda dell’Ultimo Giorno della Legge, Nichiren Daishonin, ha iscritto in questo Paese il Dai Gohonzon del Grande Santuario del Vero Buddismo, il supremo oggetto di culto per l’intera umanità. Inoltre bisogna anche dire che, poiché le voci che recitano il Daimoku della Legge mistica riempiono non solo il Giappone ma anche il mondo intero, le auree parole del Daishonin che predicevano kosen-rufu non sono state proferite invano.
In questo contesto, Daisaku Ikeda, responsabile di tutte le organizzazioni laiche della Nichiren Shoshu, percependo che il momento era appropriato, ha espresso la solenne promessa di costruire, a titolo di offerta, lo Sho Hondo presso il nostro Tempio Principale. Si è anche fatto carico di provvedere al progetto per la costruzione di questo edificio che avverrà usando materiali provenienti da vari paesi del mondo e le tecniche della più moderna architettura, detrminato a far sì che questo edificio sia la struttura più grandiosa del mondo intero.
Io, Nittatsu, proclamo che il Dai Gohonzon del Grande Santuario del vero Buddismo sarà custodito in questo Sho Hondo nella speranza che tutte le persone dell’ultimo Giorno della Legge prendano fede [nel Dai Gohonzon] e vi trovino la fonte dell’ottenimento della Buddità nella forma presente. Spero che il clero e laici della Nichiren Shoshu si uniscano e contribuiscano gioiosamente, in base alle loro possibilità economiche, a questo grande obiettivo che capita una sola volta nella vita, distinguendosi così in un aspetto della loro fede. Il merito e i benefici di questo contributo al Dai Gohonzon nell’Ultimo Giorno della Legge sono maggiori di quelli derivanti dal fare offerte al Budda Shakyamuni per diecimila anni.
Il Gran Maestro T’ien-t’ai affermava: «Il beneficio supera quello [che il Bodhisattva Jotai] ottenne spezzandosi le ossa al Castello Fragrante o quello [che Sessen Doji] ottenne gettando il proprio corpo sulla Montagna Nevosa». Desidero con tutto il cuore che i credenti della Nichiren Shoshu, preti e laici, considerino il profondo debito di gratitudine nei confronti del Budda e che, tenendo questo bene in mente, facciano questa offerta al Dai Gohonzon senza eccessivo attaccamento ai “tesori del magazzino”, accumulando così una buona fortuna grande quanto il Monte Sumeru.
(dall’Ammonimento pronunciato da Nittatsu Shonin il 12 settembre 1965)

4) Non esiste un compito più importante per i preti ed i credenti laici della Nichiren Shoshu della costruzione dello Sho Hondo. In altre parole, come indicato nell’ammonimento del patriarca, questo sarà il grande palazzo incomparabilmente puro in cui verrà custodito il Dai Gohonzon del Grande Santuario del Vero Buddismo. Questa è la fondazione del Grande santuario, il mandato del Daishonin e il nostro più grande compito e desiderio come suoi seguaci insieme all’adempimento a lunga scadenza della realizzazione concreta di kosen-rufu.
In questo momento senza precedenti speriamo che tutti i credenti della Nichiren Shoshu comprendano l’importanza del suddetto ammonimento, si uniscano al voto formulato dal responsabile di tutte le organizzazioni laiche della Nichiren Shoshu [Daisaku Ikeda] e facciano offerte, basate su una fede profonda, ai tre tesori del Buddismo della semina, contribuendo così alla realizzazione di uno scopo senza precedenti.
(da una notifica distribuita dall’Ufficio Amministrativo della Nichiren Shoshu, 12 settembre 1965)

5) Il Daishonin trasmise il suo grande ideale a Nikko Shonin. Così facendo egli ha trasmesso l’incarico di fondare il Grande Santuario di Hommon-ji a Nikko Shonin sotto forma dei due documenti di trasmissione. Di conseguenza, adesso l’oggetto di culto del Grande Santuario è conservato nello Hoanden e grazie al grande desiderio espresso dal Sig. Ikeda, responsabile di tutte le organizzazioni laiche della Nichiren Shoshu, il prossimo dicembre inizierà la costruzione dello Sho Hondo, che dovrà essere considerato la sede del Grande Santuario del Vero Buddismo.
(Dalle osservazioni di Nittatsu durante una visita al tempio Nissho-ji, 10 settembre 1968)

6) È inutile dire che lo Sho Hondo è l’edificio sacro [il Grande Santuario] in cui il Dai Gohonzon del Grande Santuario del Vero Buddismo sarà custodito e che sarà protetto da Bonten, Taishaku e dalle altre divinità. L’iscrizione (sulla prima pietra) recita: «Questo Sho Hondo è il vero grande Grande Santuario dell’Insegnamento Essenziale del Sutra del Loto nel quale sarà conservato il Dai Gohonzon donato a tutta l’umanità». Devo dire che questo ha un significato profondo.
(Dalla cerimonia di posa della prima pietra per lo Sho Hondo, 12 ottobre 1969)
I discorsi di Nikken
1) Circa 680 anni dopo che il fondatore Nichiren Daishonin ebbe realizzato lo scopo del suo avvento, l’attuale patriarca Nittatsu Shonin e il signor Ikeda, responsabile di tutte le organizzazioni laiche della Nichiren Shoshu e principale protettore del Buddismo stanno per la prima volta proiettando una grande luce sul mandato di Nichiren Daishonin di realizzare kosen-rufu della Vera Legge e costruire concretamente il Grande Santuario.
(da Dai-Nichiren, novembre 1967)

2) Naturalmente al tempo di kosen-rufu lo Sho Hondo del Taiseki-ji diventerà il Grande Santuario, in accordo con Le Tre Grandi Leggi Segrete e con l’Atto di trasmissione di Minobu. Dalle sue dimensioni imponenti e dall’attuale fase di sviluppo di kosen-rufu che da origine ad esse, è evidente che lo Sho Hondo possiede il significato di kaidan di cui si parla nei Gosho Le Tre Grandi Leggi Segrete ed Eredità per la propagazione in una singola esistenza.
(Commento del Dipartimento di studio della Nichiren Shoshu alla Direttiva del patriarca Nittatsu in occasione della prima riunione del Comitato per la Costruzione dello Sho Hondo, 26 marzo 1972)

3) Ritengo che la frase nell’Ammonimento [del 28 aprile 1972] «che contiene il significato dell’Atto di trasmissione di Minobu e del Gosho Le Tre Grandi Leggi Segrete» sia molto importante. Possiamo interpretare questa parte dell’Ammonimento come segno del suo [di Nittatsu Shonin] «desiderio che lo Sho Hondo [adesso completato] diventi il vero Grande Santuario del tempio Hommon-ji all’epoca di kosen-rufu». Così indica l’Ammonimento.
(Discorso ad una classe di ricerca al Fuji Gakuin, 18 giugno 1974)

4) Dall’Ammonimento del 28 aprile 1972 risulta chiaro che lo Sho Hondo diventerà l’edificio princiaple del tempio Hommon in quel tempo. Sarà così realizzato il Grande Santuario di cui parla Nichiren Daishonin.
(Postscritto alla seconda edizione di Sul Grande Santuario, dicembre 1974)

5) Sarebbe presuntuoso da parte mia cercare di indovinare i pensieri di Nittatsu Shonin, ma quando rifletto sul perché egli abbia deciso di costruire lo Sho Hondo, che diventerà l’edificio principale dell' Hommon-ji al tempo di kosen-rufu, credo che sia stato motivato dal fatto che ormai i credenti della Nichiren Shoshu sono più di dieci milioni.
(Ibidem)

6) Lo spirito dell’Ammonimento del 28 aprile 1972 può essere così interpretato: dapprima costruiamo un edificio con il desiderio che divenga nel futuro il tempio Hommon e nel frattempo aspettiamo il momento in cui kosen-rufu sarà realizzato. Credo che questo modo di pensare non sia in contrasto con la volontà di Nichiren Daishonin espressa nell’Atto di trasmissione di Minobu e nel Gosho Le Tre Grandi Leggi Segrete, ma anzi costituisca l’incarnazione del suo mandato.
(Ibidem)

7) Poiché è giunto il tempo di realizzare la volontà del Budda espressa nell’Atto di trasmissione di Minobu e in Le Tre Grandi Leggi Segrete, attraverso il reale sviluppo di kosen-rufu e poiché la prova concreta di kosen-rufu appare gradualmente, terremo fede al nostro compito con la costruzione dello Sho Hondo, mantenendo la massima armonia tra clero e laici e aspettando il tempo in cui esso manifesterà il suo vero di significato di Grande Santuario del tempio Hommoni all’epoca del raggiungimento di kosen-rufu. In questo senso il patriarca ha chiaramente rivelato che lo Sho Hondo è il reale Grande santuario del Vero buddismo.
(A proposito del vero significato del Grande Santuario del Vero Buddismo, 16 febbraio 1976)

8) Oggi che la Vera Legge si è improvvisamente diffusa e così tante persone godono dei benefici della Legge Mistica, dobbiamo prima di tutto costruire una struttura che diventerà il Grande Santuario del tempio Hommon-ji nel futuro. Poi, quando kosen-rufu avanzerà ulteriormente, vedremo il giorno in cui lo Sho Hondo avrà finalmente il nome di Grande Santuario del tempio Honmon-ji. È corretto, dal punto di vista delle auree parole di Nichiren Daishonin, seguire queste tappe.
(Dal poscritto alla seconda edizione di Sul Grande Santuario, dicembre 1974)

9) Il patriarca Nittatsu ha dato il nome di Sho Hondo a questo grande edificio che custodisce il Dai Gohonzon, proprio perché ha considerato il suo profondo significato attraverso la linfa vitale della Legge tramandata da Nichiren Daishonin e da Nikko Shonin.
(Discorso al Tozan commemorativo del 10° anniversario dell’inaugurazione dello Sho Hondo, 12 ottobre 1982)

10) Lo Sho Hondo e il Grande Santuario (kaidan) di Ichinen Sanzen di pratica (ji) del Vero Insegnamento di Honmon che possiede il significato di uno sviluppo di kosen-rufu senza precedenti.
(Discorso alla cerimonia commemorativa del 700° anniversario della fondazione del Taiseki-ji, 13 ottobre 1990)
Testimonianze
Sono riportati di seguito i discorsi di alcune personalità che hanno preso posizione contro le attuali decisioni Nikken di abbattere lo Sho Hondo.

1) Commento di Takudo Hosoi, prete capo del tempio Jisshu-ji di Tokio e figlio del precedente patriarca Nittatsu Hosoi
(dal numero del 10 aprile del Kaikaku Jiho, pubblicazione dell’Associazione per la Riforma della Nichiren Shoshu).
«Il trasferimento del Dai Gohonzon può essere descritto solo come un atto di follia. All’epoca della costruzione dello Sho Hondo, molti credenti, soprattutto membri della Soka Gakkai, fecero delle donazioni come espressione della loro profonda fede e sincerità. La costruzione dello Sho Hondo è stata una magnifica vittoria iscritta negli annali della Nichiren Shoshu. Così dichiarò il precedente patriarca Nittatsu: “Il Dai Gohonzon deve essere custodito nello Sho Hondo per tutta l’eternità”.
«Il patriarca Nikken invece ha improvvisamente spostato il Dai Gohonzon dallo Sho Hondo e sta chiamando questo edificio “inutile rovina”. Ha calpestato la sincerità dei credenti. Questo è un atto imperdonabile. Egli ha anche tradito le volontà del precedente patriarca. Fino ad ora ha distrutto la Grande Sala di Ricevimento, il Daikejo e il tempio Mutsubo, tutti lavori compiuti all’epoca di Nittatsu. È in preda alla gelosia nei confronti del precedente patriarca e sta trattando il clero come se fosse una sua proprietà personale.
«Se il patriarca Nikken insiste nel dire di aver preso la decisione di chiudere lo Sho Hondo perché la Soka Gakkai e il presidente onorario Ikeda sono divenuti corrotti e hanno offeso la Legge, allora egli dovrebbe chiudere tutti i templi e tutte le proprietà donate dalla Soka Gakkai. O meglio dovrebbe restituirli alla Soka Gakkai».

2) Commento di Kimio Yokoyama, architetto capo e progettista dello Sho Hondo
(dal numero del 10 aprile 1998 del Kaikaku Jiho).
«Riguardo alla forma dello Sho Hondo, il patriarca Nittatsu aveva richiesto espressamente che l’edificio fosse progettato in modo che i credenti potessero agevolmente vedere il Dai Gohonzon. Appariva animato dalla grande preoccupazione che il Grande Santuario potesse venir usato dalle persone di tutto il mondo per centinaia e anche migliaia di anni nel futuro. Noi architetti abbiamo disegnato l’edificio in modo che potesse resistere per centinaia di anni a venire.
«È incredibile che Nikken stia progettando la demolizione di questo edificio dopo solo poco più di venti anni dal suo completamento. Qualunque ragione abbia per fare una cosa del genere, è al di là della mia comprensione. Come nel caso della Grande Sala di Ricevimento, anche lo Sho Hondo non ha affatto problemi di resistenza ai terremoti. Il Dott. Shigeru Aoki, autorevole esperto di costruzioni antisismiche, assicura che la struttura è sicura in caso di terremoto. Quando abbiamo progettato lo Sho Hondo abbiamo compiuto un’analisi dinamica e abbiamo preso precauzioni per ogni possibile evenienza. Così la struttura può facilmente resistere a scosse dell’entità di quelle del grande terremoto di Hanshin. Ho inoltre letto su una pubblicazione della Nichiren Shoshu che sui muri esterni dello Sho Hondo avrebbero iniziato a comparire delle macchie e questo sarebbe, a loro avviso, un chiaro sintomo di danni alle strutture in cemento armato che lo sostengono. Ma in realtà una tale conclusione, basata solo sull’aspetto esteriore, è quantomeno affrettata.
«Lo Sho Hondo è una costruzione che riveste una grande importanza sia dal punto di vista del valore architettonico, che dal punto di vista culturale, in Giappone ma anche nel resto del mondo. Distruggerlo significherebbe ignorare gli sforzi e i sentimenti di un popolo, ma anche la sua storia e la sua cultura».

3) Commento di Yoshimune Zaitsu, rappresentante degli imprenditori che hanno preso parte alla costruzione dello Sho Hondo.
(Kaikaku Jiho, 10 aprile, 1998)
«Lo Sho Hondo è stato costruito grazie alla cooperazione delle sei maggiori compagnie di costruzioni del Giappone. Ogni compagnia aveva assegnato ben venti ingegneri a quel lavoro, così il progetto è stato seguito da 120 ingegneri. Fino ad ora non ho mai visto tanti ingegneri coinvolti nella costruzione di un edificio come nel caso dello Sho Hondo.
«Lo Sho Hondo è stato costruito utilizzando le tecnologie che vengono applicate oggi per la costuzione dei super grattacieli. Inoltre poiché lo Sho Hondo doveva anche risultare una costruzione artistica, sono state necessarie delle tecnologie molto più sofisticate di quelle comunemente usate nella costruzione di strutture convenzionali. Molti degli ingegneri che hanno collaborato al progetto dello Sho Hondo, grazie all’esperienza acquisita, adesso occupano posizioni di rilievo nel loro campo. È dunque possibile affermare che lo Sho Hondo è una struttura pionieristica per le tecnologie di assemblaggio delle costruzioni in cemento armato e questo è un ulteriore aspetto della enorme importanza di questo edificio che lo rende qualcosa di speciale rispetto agli edifici ordinari. Lo Sho Hondo è una delle migliori strutture costruite in Giappone e ritengo anche a livello mondiale. Le varie fasi della costruzione, i progetti e le tecniche usate sono stati oggetto di studi che hanno dato luogo a pubblicazioni specialistiche.
«Ritengo che non sia facile demolire una struttura così solida. Se sarà veramente distrutta, produrrà una enorme quantità di rifiuti industriali che potrebbe danneggiare la natura circostante. Lo Sho Hondo è stato ideato e costruito perché fosse in grado di durare per più di cinquecento anni e possibilmente fino a mille anni.
«Se la Nichiren Shoshu attuerà la sua intenzione di demolirlo, attirerà su di sé grandi critiche non solo da parte degli esperti di architettura e di costruzioni, ma da parte della società intera».
Ricordiamo infine che molti altri professionisti e associazioni di architetti in tutto il mondo hanno inviato lettere di protesta al Tempio Principale affinché la distruzione di un così importante patrimonio artistico e architettonico, non abbia luogo né ora né mai.
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