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Il Komeito e la Soka Gakkai
Nell’ambito delle relazioni fra il Buddismo e la politica, finora sono stati studiati ampiamente i rapporti fra Stato e religione buddista in paesi come la Thailandia e lo Sri Lanka. Il caso, invece, della costituzione di un partito politico da parte di un gruppo buddista in una società democraticamente avanzata come quella giapponese non è stato ancora approfonditamente discusso a livello accademico. Nondimeno la sua potenziale importanza è evidente se si considera che il Komeito, sostenuto dalla Soka Gakkai, fa oggi parte della coalizione di governo come partner del Partito Liberal Democratico (Ldp).

Una delle caratteristiche della partecipazione politica della Soka Gakkai – attraverso il Komeito – è quella di aver dichiarato, fin dall’inizio, che la motivazione di questo impegno e l’attività politica in sé si basavano sui principi del Buddismo mahayana. Nella storia moderna del Giappone, i movimenti politici le cui attività si riferivano agli ideali buddisti sono stati ben pochi, e fra questi soltanto il Komeito è riuscito ad andare avanti con successo.

Nel dopoguerra, la vita politica giapponese era condotta sostanzialmente da due partiti: il Partito Liberal Democratico (Ldp) – che aspirava a una società basata sul modello occidentale di liberalismo, democrazia e capitalismo – e il partito socialista – che aspirava a una società socialista.

Ma essi non costituivano un tipo di sistema politico bipolare in grado di governare il paese in alternanza a seconda dei risultati elettorali: ci si trovava piuttosto di fronte a una politica basata su un conflitto ideologico nel quale le persone erano chiamate a scegliere se restare ancorate al vecchio regime o se fare la rivoluzione. Questo tipo di politica ideologica non lasciava spazi a compromessi o alla scelta tra diversi programmi di governo proposti da un insieme pluralista di partiti, perché ciascun partito rivendicava la legittimità della propria linea politica in termini di principi trascendenti.

La Soka Gakkai e il Komeito avevano una posizione critica riguardo a questo tipo di conflitto ideologico, sottolineando la necessità di superare il confronto fra posizioni di destra e di sinistra, fra idealismo e materialismo. Essi presupponevano che la politica dovesse essere una sorta di tecnologia, in grado di fornire alle persone strumenti concreti per migliorare le loro condizioni nella società, nell’educazione e nel benessere. Essi definirono tale politica, di stampo utilitaristico e realistico, “la politica della gente per la gente”, “la politica che sta dalla parte del cittadino comune, nella vita di tutti i giorni”.

In base a tale punto di vista, richiedevano ai politici di fondare la propria attività su tali ideali, affinché la politica non fosse utilizzata per il perseguimento di fini personali e non fosse una lotta di potere tra gruppi politici. Criticando la logica autoritaria, essi cercarono di far approvare leggi che restringessero l’entità dei finanziamenti indirizzati ai partiti per il sostegno dei candidati, e per rendere trasparenti le entrate e le uscite finanziarie. Il Komeito ha seguito questo tipo di logica politica sin dalla sua nascita, ottenendo degli ottimi risultati.

In generale, si può dire che tutte le accuse rivolte a Daisaku Ikeda e alla Soka Gakkai nascano da questo impegno politico e sociale dell’associazione. Impegno politico che – secondo le precise indicazioni di Daisaku Ikeda – avrebbe interessato solo e unicamente il Giappone e non i paesi del resto del pianeta dove fossero nate Soka Gakkai locali. Questa non era, e continua tuttora a non essere, una semplice indicazione, ma un vero e proprio divieto. Afferma infatti Ikeda: «Vorrei confermare che le attività della federazione politica del Komei sono strettamente limitate al Giappone e che nessuna attività politica verrà mai intrapresa all’estero».

Ma per comprendere l’intera problematica e i complessi processi che la sottendono bisogna evitare di valutare la condotta dei partiti giapponesi sulla base di una concezione della politica dove – ad esempio – i passaggi da una coalizione di destra ad una di sinistra sono impossibili. In particolare, per quanto riguarda la Soka Gakkai, bisogna partire da Tsunesaburo Makiguchi – il suo fondatore e primo presidente – morto in prigione nel 1945 ucciso dai nazionalisti giapponesi, e dal suo discepolo Josei Toda che – pur gravemente colpito nella salute – era riuscito a sopravvivere alla durezza estrema del carcere. Uscito di prigione, sentendo di non esser riuscito a proteggere il suo maestro e allo stesso tempo avvertendo il pericolo che il governo giapponese potesse subire ancora una volta un’involuzione autoritaria e tornare verso il fascismo, ritenne necessario avere una rappresentanza politica nel parlamento giapponese.

La paura di Toda nasceva dalla scarsa partecipazione e consapevolezza politica del popolo nipponico e dalla sua passività: i giapponesi, infatti, avevano avuto in regalo dagli americani una costituzione democratica senza dover lottare per conquistarla, e dunque avevano scarsamente sviluppato una coscienza politica critica. Di questa situazione approfittarono i primi politici, che poterono consolidare un sistema di corruzione stabile (kozo oshoku: lett. “corruzione strutturale”), che penetrò senza alcuna resistenza nei centri istituzionali del paese. A questo proposito, negli anni a seguire, Daisaku Ikeda scrisse: «La democrazia buddista è basata sulla rivoluzione umana individuale ed è orientata verso una società democratica costruita da una popolazione illuminata. La democrazia quindi dovrebbe essere un governo di popolazione “illuminata”. Un governo di gente cieca sarebbe un grave pericolo per la democrazia». Ovviamente il significato di “popolazione illuminata” nel pensiero di Ikeda non significa che tutti devono abbracciare il Buddismo, ma che ognuno deve avere coscienza della sua responsabilità civile e sociale, impegnarsi in prima persona e, su questa base, controllare con grande attenzione le attività dei politici.
Entrano sulla scena politica le minoranze religiose
Le minoranze religiose giapponesi si affacciarono alla politica nell’immediato dopoguerra soprattutto in conseguenza della dura repressione subita prima e durante il conflitto mondiale e alla libertà di culto introdotta dagli americani con la nuova Costituzione. Lo fecero con grande entusiasmo, pari a quello delle religioni tradizionali. Alcune di queste minoranze si presentarono immediatamente alle elezioni: tra queste Tenri-Kyo, Ittoen, Rissho Koseikai. I rappresentanti si candidavano soprattutto per la Camera dei Consiglieri, considerata dalle persone come la sede del buon senso comune e in grado di rappresentare non solo partiti politici o gruppi economici ma anche le aspirazioni dei cittadini.

Nel 1951, in seguito al Trattato di Pace di San Francisco, che sanciva la fine dell’occupazione americana, fu fondata l’Unione delle Nuove Organizzazioni Religiose del Giappone (Unroj): se prima della guerra i gruppi che non appartenevano allo Shintoismo, al Buddismo tradizionale e al Cristianesimo erano considerati eretici, con quel trattato venivano considerate alla stregua delle religioni tradizionali. Lo scopo principale dell’Unione era quello di ottenere maggiore contrattualità con il Governo giapponese per ottenere lo status giuridico di ente religioso. Ventiquattro nuovi gruppi religiosi si unirono sotto la direzione di Woodard, ex funzionario della Divisione per l’educazione e l’informazione culturale del Comando Supremo delle Forze Alleate.
Il Komeito, partito fondato dalla Soka Gakkai
L’impegno politico della Soka Gakkai iniziò nel 1955, con la presentazione di cinquantaquattro candidati indipendenti in alcune elezioni locali. In quel periodo la Soka contava circa 160.000 membri. Tra il 1959 e il 1962 furono eletti quindici candidati presentati dalla Soka Gakkai. Grazie a questo successo, nel 1962 la Gakkai fondò un’associazione politica denominata Komei Seiji Renmei (Lega per una Politica Pulita e Corretta). L’attività era portata avanti dalla sezione politica della Divisione Culturale Soka.

Due anni dopo, il 3 maggio 1964, Daisaku Ikeda annunciò la fondazione di un partito politico, il Komeito, basato sulla filosofia buddista, chiarendo che la Soka Gakkai lo avrebbe sostenuto (per questo motivo fu sciolta la sezione che aveva seguito fino allora l’attività politica). Ikeda chiarì inoltre che il partito avrebbe presentato candidati non solo alla Camera dei Consiglieri, ma anche a quella dei Rappresentanti, la Camera Bassa della Dieta. La notizia ebbe una grande ripercussione nel mondo politico e religioso del Giappone, perché il Komeito era il primo partito politico basato su una dottrina religiosa.

Il suo programma si basava su tre capisaldi:
  • realizzare la pace mondiale sulla base del concetto di cittadinanza globale elaborato da Toda, progetto che implica la pari dignità di ogni persona sulla Terra e il medesimo rispetto nei confronti di tutti;
  • realizzare una forma di “socialismo umanistico” fondato sull’umanesimo del pensiero buddista. (Quest’idea intendeva trascendere i sistemi sociali esistenti, sia quello capitalistico della libera impresa sia quello del socialismo materialista. Il fine era quello di realizzare una società che prendesse innanzitutto in considerazione l’uguaglianza e il benessere di tutte le persone);
  • il Komeito doveva essere il partito “delle persone comuni per le persone comuni”.

Fra le varie dottrine buddiste relative alla società, la Soka Gakkai e il Komeito sottolineavano soprattutto l’importanza della teoria della Via di Mezzo (chudo ron), prendendola come riferimento e cercando di adattarla alla politica. In generale, con Via di Mezzo nel Buddismo si intende un percorso che trascende i poli estremi del pensiero logico discorsivo. Ma indica anche la vera natura di tutte le cose, che non può essere definita tramite le categorie di esistenza o non esistenza. Essa è il superamento degli estremi delle visioni opposte, in altri termini, di tutti i dualismi. Tutte le cose di questo mondo esistono come mutua interrelazione tra soggetto e oggetto, tra causa ed effetto; questa visione buddista del mondo viene definita engi.

Sebbene il tipo di umanesimo e la politica della Via di Mezzo auspicati dal Komeito fossero già radicati nella cultura del popolo giapponese, le sue basi politiche e ideologiche vennero più profondamente identificate con l’idea religiosa di Nichiren Daishonin basata su una relazione ideale tra società, stato e religione descritta dall’espressione obutsu myogo.
La partecipazione politica e gli ideali buddisti
Quando un gruppo religioso sviluppa attività sociali e politiche come estensione del proprio pensiero religioso, occorre comprendere nel modo più chiaro possibile la relazione fra tale credo e le idee sociali e politiche del movimento.

Il concetto di obutsu myogo fu sottolineato particolarmente dal secondo presidente Josei Toda. Questo termine deriva dagli scritti di Nichiren Daishonin e si riferisce a una dottrina, che il Daishonin espose durante il periodo di Kamakura nel Giappone del tredicesimo secolo, relativa alla relazione ideale fra il potere legislativo della società e la religione. Tradotto letteralmente significa “unità di politica e Buddismo” oppure “fusione della politica e dell’insegnamento buddista”, senza però sottintendere l’idea dell’imposizione di una religione di stato. O è l’abbreviazione di oho, (letteralmente “la legge secolare dello Stato o il sovrano”), ma il Daishonin preferì estendere tale definizione alla società nel suo insieme, includendovi il sistema politico e i suoi aspetti culturali. Butsu è un’abbreviazione e indica il Buddismo o la Legge buddista. Il termine myogo indica una condizione in cui due entità formano una sostanziale unità. Secondo la dottrina di obutsu myogo, la compassione e il profondo rispetto per la dignità della vita contenuti nell’insegnamento del Daishonin sono la base sulla quale si possono sviluppare forme politiche, economiche, culturali e artistiche di natura davvero umanistica.

Nei discorsi e negli scritti Josei Toda sottolineava che il ruolo del governo doveva essere quello di costruire una società ideale nella quale ogni persona fosse in grado di svilupparsi in base alle proprie peculiarità, godendo appieno della propria vita. Insisteva anche sul fatto che sia i politici sia i funzionari, indipendentemente dal loro essere o non essere buddisti, avrebbero dovuto ispirarsi, nella loro politica, allo spirito dell’ideale buddista di compassione, che significa essenzialmente salvare le persone da ogni tipo di sofferenza e donare loro felicità, realizzando finalmente sulla terra una pacifica e simbiotica convivenza di tutti gli esseri viventi.

L’ex presidente della Soka Gakkai Einosuke Akiya affermava che il più grande desiderio del suo maestro Toda era quello di portare lo spirito buddista di compassione e benevolenza nella politica contemporanea.

Il secondo punto su cui insisteva Toda quando parlava di partecipazione attiva era quello di rimettere la politica nelle mani della gente comune. Il terzo e più importante motivo, infine, era la difesa della libertà di culto e della libera attività religiosa di ogni persona. Il governo militarista, prima e durante l’ultima guerra mondiale, aveva imposto lo Shintoismo come religione di stato, obbligando le altre religioni all’unità con quella. Makiguchi e Toda vennero arrestati per non avere aderito alla politica governativa in materia di religione, e Makiguchi morì in carcere da martire. Questa esperienza creò un forte spirito anti-autoritaristico nei confronti del potere statale, e costruì anche la base del pensiero anti-nazionalistico e antimilitarista che caratterizza la Soka Gakkai.
Dal principio di obutsu myogo a quello di rissho ankoku
È importante sottolineare un passaggio determinante nei fondamenti delle attività sociali e politiche della Soka Gakkai: dal principio di obutsu myogo a quello di rissho ankoku, dove rissho indica la dimensione religiosa e ankoku quella sociale.

L’idea di rissho ankoku è stata originariamente sostenuta da Nichiren Daishonin. Diamone una breve ricostruzione.

Il suo insegnamento si basa sulla tradizione del Buddismo mahayana che considera il Sutra del Loto la scrittura buddista fondamentale. Uno dei messaggi più importanti del Sutra del Loto è che ognuno è in grado di diventare Budda. Sebbene l’insegnamento buddista sia centrato sulla salvezza di ogni singola persona, esso ha come scopo l’Illuminazione di tutte le persone nella società. Questa è la nobile via del bodhisattva (bosatsu-do), e implica il fatto che la nostra Illuminazione non può completarsi senza essere accompagnata da quella degli altri.

Nichiren Daishonin negò l’idea di Illuminazione in un altro mondo, così come insegnato da alcune altre scuole buddiste e sottolineò il concetto di “essere un Budda adesso e in questo mondo” (issho jobutsu). Questo significa che ottenere la Buddità in questo mondo è un insegnamento fondamentale del Buddismo, e che la piena realizzazione di ogni singolo individuo è il fine ultimo di tale percorso. Egli espresse questo concetto anche come la “creazione della terra del Budda” in questo mondo, la costruzione di una “società ideale” così come intesa nel messaggio del Sutra del Loto, nella quale sia garantita a ogni persona una vita prospera e pacifica. È inevitabile che quanto più perseguiamo una vita migliore in questo mondo, tanto più dobbiamo impegnarci nel campo culturale, sociale e politico a vari livelli, perché ogni vita individuale è intimamente connessa all’ambiente, alla società e al proprio paese. La base del Buddismo mahayana, e dello stesso Daishonin, mostra dunque un forte orientamento verso un impegno positivo in questo mondo.

Secondo le parole di Daisaku Ikeda, rissho significa abbracciare e convertirsi all’insegnamento buddista, il che comporta una rivoluzione religiosa interiore. Ankoku si riferisce a una società prospera, alla felicità delle persone e alla pace nel mondo. Pertanto, dato che ankoku non verrà realizzato direttamente tramite la pratica di rissho, è necessaria una visione più ampia per collegare i due contesti. Una visione che include i concetti di “dignità della vita”, di “rispetto per l’umanità”, di “pacifismo assoluto”, istanze provenienti dalla vera natura dell’esistenza umana, che quindi possono essere considerate universali per tutta l’umanità e definite complessivamente “umanesimo”. Alla luce di questo principio, nell’espressione obutsu myogo o significa ankoku e butsu significa rissho. Nello spirito buddista, O abbraccia tutte le persone all’interno della società, e non indica più soltanto il sovrano o l’autorità governativa. In senso attuale, potremmo dire che o indica la società nel suo complesso, includendo la politica, l’educazione e la cultura, e che al giorno d’oggi il popolo è sovrano e la società intera è il re, perché la sovranità è prerogativa della gente comune.

Ikeda continua dicendo che non è necessario portare alcuna fede religiosa direttamente nelle questioni relative ad ankoku, ossia nelle attività sociali e politiche. Le persone che stanno costruendo il loro carattere attraverso pratiche religiose basate su rissho, dovrebbero partecipare alle attività sociali e politiche sostenendo ideali come quello della dignità della vita. Il Komeito è stato fondato con il desiderio di mettere in pratica, nel campo della politica, princìpi comuni all’intero genere umano e basati sull’umanesimo.

Perciò il Komeito è da intendersi nella dimensione di ankoku, e non c’è alcuna necessità di includere nelle sue attività la dimensione di rissho, che è puramente religiosa.

D’altro canto, Ikeda sottolinea la dimensione religiosa della Soka Gakkai, che sta promuovendo un movimento religioso teso alla realizzazione di rissho. In altre parole, sottolinea l’importanza di kosen-rufu, che significa diffondere l’insegnamento buddista in tutto il mondo nel senso di formare «un grande movimento culturale basato sull’insegnamento buddista», della «creazione di una nuova cultura basata sulla forza vitale degli esseri umani» e di «un’educazione che cerchi di sviluppare persone in grado di contribuire al miglioramento della società».

Partendo dall’ideale religioso di rissho ankoku, la Soka Gakkai continua a estendere il suo impegno culturale, educativo e sociale, comprese le attività politiche in Giappone come il sostegno ai candidati del Komeito e di altri partiti politici.
I primi attacchi
Sostenendo un partito indipendente, la Soka Gakkai voleva realizzare la cosiddetta “separazione tra politica e religione”. La ragione principale, nel pensiero di Ikeda, era quella di mantenere la Soka Gakkai come organizzazione strettamente religiosa, quindi non direttamente coinvolta nel governo. Questa era una priorità assoluta nella prospettiva del futuro dell’associazione. Il suo scopo era operare una divisione tra le attività religiose e quelle politiche che la Soka Gakkai intendeva sostenere.

La Costituzione giapponese garantiva ai gruppi religiosi il diritto di presentare candidati alle elezioni. Impedire alle organizzazioni religiose il loro impegno politico avrebbe significato venire meno alla libertà di espressione, garanzia di uguaglianza, e alla libertà di religione.

L’articolo 20 della Costituzione sanciva la separazione tra chiesa e stato. Ma “stato” in questo caso significava il governo nazionale, non i partiti politici, e “chiesa” faceva riferimento alle religioni e alle istituzioni religiose. L’articolo affermava la distinzione netta tra il governo nazionale e la religione, affinché lo stato fosse neutrale dal punto di vista religioso e non interferisse nelle attività religiose. Non proibiva alle organizzazioni religiose di prendere parte alla vita politica. Di conseguenza la Soka Gakkai era libera sia di appoggiare dei candidati per le elezioni sia di partecipare alla vita politica. In effetti gli scopi fondamentali della religione e della politica – in teoria – dovrebbero essere gli stessi: assicurare la felicità alla gente. Ma esse operano su piani diversi. Questo punto può essere più chiaro se si analizza il modo in cui religione e politica si confrontano con il problema delle armi nucleari. In quanto organizzazione religiosa il ruolo della Soka Gakkai è quello di diffondere l’idea che le armi nucleari minacciano il nostro diritto fondamentale alla vita e perciò devono essere eliminate. La funzione della politica, al contrario, è quella di cercare dei punti di accordo che possano portare a negoziati efficaci per ridurre ed eliminare questi strumenti di morte.

Nell’opinione pubblica giapponese rimaneva comunque un dubbio su una separazione tra Komeito e Soka Gakkai che appariva ancora vaga e incompleta. Nel 1965 l’Unione delle Nuove Organizzazioni Religiose del Giappone partecipò attivamente alle elezioni, inaugurando un proprio organismo politico: la Nuova Lega Politica del Giappone (Shin Nihon Seiji Rengo). La Lega presentò il suo segretario generale come candidato comune che fu eletto. Durante le elezioni del 1965 vinsero la Rissho Koseikai, la Seicho-no-Ie e la Reiyukai. Anche la Soka Gakkai riuscì a far eleggere tutti e nove i candidati.

In seguito a questa vittoria la Rissho Koseikai divenne, nell’Unione, l’organismo religioso più attivo in politica, e anche altri gruppi dell’Unione come la PL Kyodan e la Bussho Gonenkai diedero vita a vasti movimenti di sostegno ai candidati dell’Unione. La fondazione del Komeito diede il via quindi a tutte le iniziative politiche dei gruppi religiosi. Si diceva che l’Unione volesse mandare suoi rappresentanti alla Camera per tenere sotto controllo i membri del Komeito

È necessario mettere in evidenza che, a parte i rappresentanti del Komeito, tutti gli altri candidati sostenuti dall’Unione erano membri del Partito Liberal Democratico (Ldp), il partito conservatore al governo nel paese.

Si stava delineando una sorta di alleanza tra i nuovi gruppi religiosi e il partito politico governativo di stampo conservatore. Questa unità continua fino ad oggi, ma – a partire dagli anni settanta – le posizioni politiche delle nuove religioni iniziarono a dividersi rispetto alla creazione di un movimento che voleva fornire un sostegno governativo al Tempio Yasukuni di Tokyo, dove i caduti della guerra venivano venerati come eroi. Questo tempio era considerato dalle forze alleate come il centro ultranazionalistico che manteneva sveglio e attivo lo spirito bellico dei giapponesi. Gli alleati tagliarono tutti i legami privilegiati tra il governo e il tempio. Ma dopo l’indipendenza nacque un’associazione dei famigliari dei caduti che, attraverso il Partito Liberal Democratico, sottopose alla Dieta una proposta di legge sul Tempio. La maggior parte delle religioni giapponesi si oppose alla richiesta. Malgrado tutte le opposizioni, fino ai nostri giorni, ogni capo di governo è andato sempre in visita al tempio Yasukuni...

Come mai la Soka Gakkai volle arrivare alla Camera dei Rappresentanti utilizzando un partito politico autonomo? Una possibile risposta poteva essere la sua sfiducia nei confronti dei partiti politici esistenti. Il Partito Liberal Democratico al governo era infatti organizzato e portato avanti dalla vecchia classe dirigente e finanziaria, nonché dalle religioni tradizionali. Così il governo giapponese, i cui ministri facevano parte di questo partito, cominciò ad attaccare le attività religiose e politiche della Soka Gakkai. Nel gennaio del 1955 il Ministro della Giustizia dichiarò pubblicamente che il movimento di propagazione della Soka Gakkai poteva essere considerato come una violazione dell’"Atto di Prevenzione delle attività sovversive". L’interferenza politica nell’attività della Soka Gakkai divenne talmente evidente che nel luglio del 1957 perfino Daisaku Ikeda, allora responsabile del Dipartimento Giovanile, venne arrestato con l’accusa infondata (poi fu totalmente assolto) di violazione della legge elettorale.

Non fu solo il Partito Liberal Democratico a contrastare la Soka Gakkai, lo fecero anche i sindacati e il partito socialista che, al contrario, avrebbero dovuto essere gli alleati naturali delle classi lavoratrici.

Un esempio di tale conflitto fu la questione relativa alla Federazione giapponese dei sindacati dei minatori di Yubari, nell’Hokkaido. Nel 1956, mossi dal desiderio di migliorare la società, i membri della Soka Gakkai della zona avevano sostenuto un loro candidato alle elezioni per la Camera alta. I responsabili sindacali dichiararono che ciò aveva costituito una rottura della solidarietà sindacale – ci si aspettava che i membri del sindacato votassero per il candidati del sindacato – e da allora avevano cercato con ogni mezzo di escludere i membri della Soka Gakkai dai loro ranghi. Per esempio, fu impedito loro di usare la Banca di credito del sindacato, e le richieste di riparazioni nei loro alloggi vennero respinte. Si giunse al punto che i loro figli venivano evitati. Nel 1957 il sindacato, alla sua regolare assemblea generale, adottò ufficialmente una politica anti-Soka Gakkai. Questa decisione minacciò seriamente la libertà di religione dei membri della Soka Gakkai, che alla fine si decisero a protestare e a manifestare. In risposta, il sindacato sfidò la Soka Gakkai a un pubblico dibattito e il sindacato dei minatori dichiarò la sua intenzione di schiacciare la Soka Gakkai. Intervenne direttamente Ikeda, ma nel frattempo il sindacato – forse arrivato alla conclusione che le sue politiche violavano la libertà religiosa stabilita dalla Costituzione – aveva annullato il dibattito pubblico.

In conseguenza di tali esperienze, l’organizzazione iniziò a nutrire una profonda sfiducia e avversione nei confronti dei partiti di destra e di sinistra. Da ciò si può capire come per la Soka Gakkai a quel tempo non ci fosse altra scelta che quella di fondare un partito politico indipendente che riflettesse le idee politiche e le istanze dei suoi membri.

Il Komeito conquistò venticinque seggi alle elezioni generali per la Camera dei Rappresentanti nel 1967, e quarantasette seggi nel 1969.

Questo grande successo elettorale mise in allarme la società giapponese: sia la Soka sia il Komeito furono criticati perché si pensava che volessero utilizzare il potere politico per istaurare il Buddismo di Nichiren Daishonin come religione di Stato. Già nel 1965 la crescita del Komeito aveva creato un grande allarme tra le religioni tradizionali. Nell’agosto di quell’anno un gruppo di scuole buddiste tradizionali tenne una conferenza il cui tema era la necessità di prendere urgentemente misure decisive contro la Soka Gakkai.

Secondo un articolo apparso sulla rivista religiosa Chugai Nippo il 1° settembre 1965 la conferenza aveva così concluso: «L’entrata in politica della Soka Gakkai attraverso la fondazione del partito Komei avrà un grande impatto sul futuro del Buddismo. I praticanti buddisti devono perciò unirsi con decisione, passando dalla difesa all’attacco e dare vita a una guerra santa allo scopo di “confutare gli errori e rivelare la verità”». Tra le misure concrete proposte dalla conferenza c’era quella di sottoporre alla Dieta e al Governo una petizione con la richiesta di dichiarare illegale la Soka Gakkai in quanto “religione nociva”. In altre parole, la conferenza non era altro che un complotto per cercare di farsi complici le autorità nel tentativo di distruggere la Soka Gakkai. Agli inizi di settembre anche l’Unione delle Nuove Organizzazioni Religiose del Giappone decise di lanciare una campagna per togliere membri alla Soka Gakkai, i gruppi che aderivano – secondo la rivista Chugai Nippo – erano «preparati a prendere una dura posizione contro qualunque giornale o altro mezzo di comunicazione di massa che avesse cercato di accattivarsi il favore della Soka Gakkai o del Partito Komei e, se fosse stato necessario, a iniziare un movimento di boicottaggio contro tali media».

Per rispondere a questa situazione che si era andata amplificando sempre più, il 6 gennaio 1967, durante una riunione generale che si tenne al Nippon Budokan, Daisaku Ikeda affermò: «Come fondatore del partito Komei, ho la responsabilità di tracciare una prospettiva per il partito, oltre che vegliare su di esso. Dal momento che il partito del Komei è nato grazie al sostegno della Soka Gakkai, attualmente sia i suoi componenti sia i suoi sostenitori sono per la maggior parte membri della Soka Gakkai. Perciò penso che sia della massima importanza che parli di questa prospettiva a tutti i membri, e voglio cogliere l’occasione odierna per farlo. Vorrei che avanzassimo con lo slogan “Costruire una società pacifica e prospera con un governo basato sulla Via di mezzo”. Il primo passo che dobbiamo intraprendere in questa direzione è assicurare che quello giapponese sia un governo democratico e libero dalla corruzione. Concretamente ciò significa proteggere la Costituzione pacifista del nostro paese, stabilire una vera democrazia parlamentare e salvaguardare la libertà di parola, di associazione e di religione». Per quanto riguarda la politica estera Ikeda esortò il partito a impegnarsi per l’abolizione delle armi nucleari, per la riforma delle Nazioni Unite e per il totale disarmo internazionale, mirando alla realizzazione di un mondo pacifico senza guerre.
Ikeda chiarisce ancora la separazione della Soka Gakkai dal Komeito
Nel maggio del 1970 Daisaku Ikeda, dichiarò pubblicamente che la distinzione fra la Soka Gakkai e il Komeito avrebbe dovuto essere ulteriormente chiarificata, e che il Komeito sarebbe stato da quel momento in poi un partito politico laico senza implicazioni religiose. I punti principali di questa dichiarazione sono:
  • Lo scopo delle attività religiose della Soka Gakkai è quello di costruire una nuova cultura umanistica fondata sul Buddismo mahayana, e dunque esse non possono limitarsi alla sola attività politica.
  • La costruzione dell’Honmon no Kaidan, il Tempio principale dell’insegnamento essenziale, non deve essere realizzata dalla “nazione”, bensì dalla determinazione delle persone che hanno una fede pura nel Buddismo di Nichiren Daishonin. Perciò la Soka Gakkai non chiederà mai alla Dieta risoluzioni in tal senso o tenterà di creare una religione di Stato.
  • L’entrata in politica non è tesa a ottenere un qualsiasi fine religioso tramite l’utilizzo del potere dello Stato. Il Komeito dovrebbe essere un normale partito politico che persegue fino in fondo il benessere della società, e i fini religiosi non dovrebbero entrare nella sua politica. Il partito dovrebbe promuovere la libertà di culto e dovrebbe restare neutrale in campo religioso. Il Komeito, così come qualsiasi altro partito laico, dovrebbe essere sostenuto da cittadini di ogni orientamento religioso e dovrebbe mantenersi strettamente indipendente nel decidere la propria politica e nello scegliere i propri candidati.
  • La separazione fra i due organismi deve essere ulteriormente portata avanti. Ad esempio, ai membri del Komeito dovrebbe essere preclusa qualsiasi posizione di responsabilità nella Soka Gakkai.
  • Sebbene la Soka Gakkai continui a dare supporto al Komeito in quanto fondatrice del partito, deve essere assicurata ai suoi membri la libertà di sostenere qualsiasi altro partito politico.
  • Il presidente Ikeda ha deciso di essere un leader religioso per tutta la vita, e non prenderà mai parte alla vita politica.
Il Komeito diventa partito laico
Da quel momento in poi, il Komeito ha sempre mantenuto la sua identità di partito politico laico. Sebbene nel tempo sia variato il numero dei suoi seggi, è diventato un partito politico influente.

Negli anni novanta ci fu periodo di grande trasformazione. Nel 1993 il partito Liberal Democratico si divide nello Shinseito (il Nuovo Partito) e in altre fazioni. Di conseguenza, in occasione delle 40sime elezioni generali subisce una clamorosa sconfitta e si trova costretto a rinunciare al diritto di formare un governo. Invece, il Komeito conquista 51 seggi e aumenta. Di conseguenza, viene formata una coalizione di governo lo Shinshinto (New Frontier Party, Nfp) senza il Partito Liberal Democratico, nella quale Hosokawa, il leader del Nippon Shinto (Japan New Party, Jnp, partito da lui fondato nel 1992 e sciolto dopo l’adesione al Nfp) viene eletto primo ministro il 29 luglio. Tre membri dell’assemblea nazionale del Komeito entrano come ministri nel nuovo governo, per la prima volta nella storia. Si tratta di un evento di estrema importanza nella storia politica del Giappone, perché viene rovesciato il regime di governo monocolore del partito Liberal Democratico che era stato al potere per circa mezzo secolo. Il Komeito aveva contributo notevolmente al collasso del vecchio regime, e ha l’occasione di partecipare al governo. Si può ben dire che si stava verificando un evento di portata storica, perché era la prima volta che esponenti delle nuove religioni diventavano parte del potere politico, soprattutto considerando il lungo periodo nel quale tali movimenti erano stati trattati come minoranze dalla maggioranza politica e religiosa, ed erano stati sottoposti al controllo politico.

Comunque, questa nuova coalizione di governo senza Ldp durò poco. Il secondo governo di coalizione, di cui Hata divenne primo ministro, si costituì nell’aprile dell’anno seguente (1994) e nel giugno successivo andò in minoranza quando il partito socialista lasciò la coalizione. In seguito venne formato un governo abbastanza anomalo costituito da un’insolita alleanza tra il Partito Liberal Democratico e l’ala sinistra del partito socialista. Murayama, segretario del Partito socialista, divenne capo del governo.

In seguito a tale evento ebbe luogo un processo molto complesso di disintegrazione politica, durante il quale ebbe luogo la fondazione del partito della Nuova Frontiera formato da sei gruppi dell’opposizione incluso il Komeito. Nel 1996 il recupero dell’Ldp alle 41sime elezioni della Camera dei Rappresentanti permise a tale partito di ottenere l’incarico di formare un nuovo governo, evento che contribuì alla dissoluzione del partito della Nuova frontiera nel gennaio del 1998.

Il Komeito rafforzò la sua cooperazione con il Partito Liberal Democratico negli anni novanta, partecipando infine al governo Obuchi, in coalizione con l’Ldp e con il Jiyu-to (partito della Libertà), nell’ottobre del 1999. Il Komeito è rimasto un membro della coalizione di governo con l’Ldp e altri partiti conservatori fino a oggi.

Dopo l’eliminazione dell’aspetto religioso, il Komeito cercò di allargare la sua base elettorale al di là dei membri della Gakkai. Il risultato di tale campagna si vide nella quantità di voti ottenuti alle elezioni della Camera dei consiglieri, che superava il numero dei membri della Gakkai (6 milioni di membri, quasi 9.5 milioni di voti ottenuti alle ultime elezioni del 2001). Per potersi sviluppare come partito politico ampio e pluralista, il Komeito dovrà estendere a strati sociali sempre più diversi la sua base di sostenitori.

C’è anche un altro fattore importante in questo processo. Nelle fondamenta politiche del Komeito esiste ancora un certo tipo di universalismo derivante dai principi religiosi della Soka Gakkai, come le idee della “dignità della vita”, del “rispetto dell’umana natura”, del “rispetto dei diritti umani” e dell’“assoluto pacifismo”. Tuttavia, nella recente esperienza di coalizione di governo, non è più sufficiente che il Komeito si appelli a questo tipo di ideali universalistici, ma deve occuparsi di politiche più concrete e realistiche in accordo con l’interesse nazionale del Giappone. Dunque, se il Komeito continuerà a spostarsi in tale direzione, potrebbe farsi sempre più netta la sua separazione dall’idea universalistica derivante dal Buddismo di Nichiren Daishonin e della Soka Gakkai.

Attualmente la relazione tra Soka Gakkai e Komeito è sempre fonte di analisi, interpretazioni e discussioni. È indubbio che la Soka Gakkai sostenga il Komeito, ma i membri sono liberi di scegliere per quale partito votare, malgrado questo rapporto privilegiato.

L’adesione della Soka Gakkai è determinata da diversi “Consigli degli Affari Sociali”: uno nazionale, 13 regionali e 47 delle prefetture. Le decisioni dei consigli circa l’appoggio di candidati e ai partiti sono comunicate ai membri sia tramite le pubblicazioni della Soka Gakkai sia attraverso le riunioni dell’organizzazione. I membri sono liberi di non votare, e di votare per chiunque vogliano, ma vengono incoraggiati a votare per i candidati e i partiti appoggiati.

Le politiche di appoggio ai partiti e agli individui sono soggette a un considerevole esame critico da parte dei membri, che possono esprimere le loro opinioni direttamente ai legislatori o ai membri del Consiglio del partito, scrivendo o telefonando al quartier generale, scrivendo lettere agli editori dei quotidiani del Komeito, o attraverso i responsabili della Soka Gakkai che comunicano feed-back agli esecutivi del partito. Occasionalmente vengono fatte riunioni tra responsabili della Soka Gakkai ed esponenti del Komeito per esercitare un indispensabile scambio di opinioni.

Le segnalazioni da parte dell’organizzazione dei candidati sono basate sulle specifiche caratteristiche della persona: vengono prese in considerazione la sua posizione politica, le sue linee, la sua integrità, la sua visione, i traguardi legislativi e l’impegno verso un nucleo di valori coerenti con i principi etici della Soka Gakkai. Le raccomandazioni di partiti politici sono basate su una valutazione complessiva del grado in cui il partito sostiene i seguenti valori, con particolare enfasi all’ideale universale di dignità della vita: diritti umani e libertà di religione, pace e contributo alla comunità internazionale, cultura e welfare, impegno a rappresentare la voce della gente comune e a governare in modo pulito, senza alcuna corruzione.

A Kanagawa, ad esempio, come in altre prefetture esiste un organismo di sostegno sociale cui partecipano vari personaggi (avvocati, medici, responsabili Soka Gakkai). A questo organismo arrivano richieste di sostegno non solo dal Komei ma anche da altri partiti, e di volta in volta si decide se appoggiare o no un certo candidato. Ci sono stati casi di appoggio a politici del partito democratico perché erano in linea con i princìpi della Soka Gakkai. Ci sono comunque membri che non sono d’accordo con l’appoggio al Komei. L’ex presidente Akiya rilasciò alla rivista giapponese Aera una intervista su questo argomento.

All’epoca della decisione del governo giapponese di inviare truppe in Iraq, molti membri giapponesi della Soka Gakkai protestarono e si opposero alla decisione. Anche Ikeda e Akiya erano contrari a un intervento armato, ma favorevoli a un intervento sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Per quanto riguarda la pena di morte, tuttora in vigore in Giappone, sia Josei Toda sia Daisaku Ikeda avevano affermato chiaramente che doveva essere abolita.

Il partito Komei ha più volte presentato mozioni per l’abolizione della pena di morte: e per la Soka Gakkai questo è un caposaldo. In Giappone comunque è difficile avere una maggioranza su questo tema: dopo le stragi dell’Aum Shinrikyo con il gas sarin l’opinione pubblica è diventata sempre più contraria all’abolizione.

Negli anni il Komeito ha proposto, con grande successo, leggi volte a promuovere la pace, i diritti umani e il welfare. Queste aree erano state in qualche modo trascurate nel processo politico giapponese che sia era concentrato soprattutto nella creazione di una rapida crescita economica. Alcuni esempi di leggi fatte approvare dal Komeito riguardano i libri di testo gratuiti per i bambini, l’obbligo di porre etichette sui cibi e bevande con gli ingredienti e le date di produzione e scadenza, una serie di rigide misure contro l’inquinamento per la protezione dei cittadini e dell’ambiente.

È necessario sottolineare che la Soka Gakkai, dall’inizio del suo impegno politico nel 1955, non ha mai sostenuto finanziariamente alcun candidato o partito politico.

Inoltre nei vari decenni di storia del Komeito, che comprendono l’aver gestito 17 portafogli ministeriali sotto nove gabinetti, il partito non ha mai introdotto leggi o esercitato potere politico a favore della Soka Gakkai.

La Soka Gakkai, dal canto suo, non ha mai cercato, né intende cercare, particolari benefici o status dallo Stato. Il presidente della Soka Gakkai Einosuke Akiya nel 1995 dichiarò le tre seguenti linee riguardo l’impegno politico dell’organizzazione:
  • la Soka Gakkai non cercherà mai il sostegno da parte dal governo né userà il potere politico per diffondere i suoi principi;
  • non cercherà mai una protezione o dei privilegi dallo stato;
  • chiederà ai partiti e ai candidati sostenuti neutralità in materia di religione.
Attraverso il suo impegno politico, la Soka Gakkai continuerà a dare impulso a governi e politiche migliori e allo sviluppo di una società civile e di una cultura democratica in Giappone. Non verranno tollerati accenni di corruzione da parte di candidati appartenenti alla Soka Gakkai. I candidati colpevoli verranno rimossi dalle loro posizioni e/o espulsi dalla Soka Gakkai.
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