Intervista a Soichiro Tahara pubblicata sul Seikyo Shimbun  del 17 novembre 2019

La seconda parte dello speciale per il 18 novembre, anniversario della fondazione della Soka Gakkai, contiene l’intervista al giornalista Soichiro Tahara*.  Al suo interno, tra i vari argomenti, il signor Tahara ha parlato anche della Soka Gakkai in quanto movimento delle persone comuni e del suo ruolo nella società.

La Soka Gakkai è una comunità che incoraggia le persone

D: La Soka Gakkai è diventata oggetto della sua attenzione fin dal periodo del boom economico giapponese.

La prima volta che realizzai interviste sulla Soka Gakkai fu nel 1964, l’anno delle Olimpiadi di Tokyo.

All’epoca la Soka Gakkai si stava sviluppando con grande vigore, superando ogni ostacolo. Nonostante fosse esposta ad aspre critiche da parte della società – che derivavano anche dalla severità con cui l’organizzazione aveva imposto di rimuovere gli oggetti di culto delle altre religioni prima di consegnare il Gohonzon (cfr. RU, vol. 6, cap. 2, pag. 120) – l’organizzazione stava realizzando una grande espansione. Qual era il fattore principale di quello slancio straordinario? Questa motivazione mi spinse a realizzare delle interviste.

Mi fu quindi presentata l’impiegata di un’azienda che faceva parte del Gruppo giovani donne: la intervistai ponendole una serie di domande e tra queste le chiesi perché avesse deciso di entrare a far parte della Soka Gakkai e perché fosse così dedita alle attività dell’organizzazione.

Il motivo per cui scelsi di intervistare una donna era perché, allora come oggi, le donne in Giappone sono vittime di una discriminazione di genere profondamente radicata nella società. Proprio per questo ero interessato a capire come le donne – solitamente viste come persone deboli –  fossero considerate all’interno della Soka Gakkai.

Pensavo che se la Soka Gakkai fosse stata un’organizzazione che portava le donne a provare malcontento e insoddisfazione, allora non avrebbe avuto alcuna ragione di esistere. Ma non era affatto così.

Qual è il valore degli zadankai a livello sociale?

D: Per i suoi articoli ha condotto delle interviste anche sugli zadankai.

Esatto. Ciò che suscitava il mio maggiore interesse erano proprio gli zadankai. Ho partecipato più volte a queste riunioni. Credo costituiscano la chiave dello sviluppo costante della Soka Gakkai.

Durante il boom economico, arrivavano a Tokyo, in cerca di lavoro, persone provenienti da ogni zona del Giappone. I dipendenti di grandi aziende potevano contare sui sindacati dei lavoratori; tutti gli altri, invece, non avevano alcuna associazione né tantomeno amici sui quali fare affidamento. Per questo motivo, spesso vivevano in una condizione di completo isolamento. La Soka Gakkai ha accolto queste persone e le ha incoraggiate costantemente.

Gli zadankai sono piccole riunioni in cui si incontrano circa venti o trenta persone. In quell’occasione e nella più assoluta sincerità, molte di loro condividono le proprie esperienze individuali, affermando ad esempio: “Praticando è successo questo”, oppure: “All’inizio le cose non andavano bene, ma in questo modo ho realizzato il mio obiettivo”. È come una sorta di comunità. La cosa più degna di nota è che in uno zadankai le persone riescono a parlare tra loro, a consigliarsi reciprocamente riguardo alle rispettive sofferenze e difficoltà. Questo è un aspetto molto importante.

Dopo aver partecipato a uno zadankai, il proprio atteggiamento diventa positivo e propositivo. Tutti i membri della Soka Gakkai sono allegri e gioiosi. Sono molto cordiali, mai scontrosi e cupi. Poiché recitano Daimoku, sono estremamente pieni di energia e vitalità.

Il destino si può cambiare

D: Lo zadankai può essere paragonato a “un’oasi nella propria comunità locale”

Nelle grandi città sta scomparendo il senso della comunità, e questo è uno dei principali problemi dell’odierna società giapponese. Aumenta sempre più il numero degli hikikomori (persone che scelgono di isolarsi completamente dalla società, chiudendosi in casa e rifiutandosi di avere qualsiasi tipo di contatto con l’esterno, n.d.t.). Si pensa che attualmente siano ormai circa tre milioni in tutto il Giappone.

In generale, i giapponesi tendono a essere diffidenti poiché pensano che se aprissero imprudentemente il loro cuore e parlassero con qualcuno di cose personali, potrebbero essere raggirati o rimanere delusi. Ma negli zadankai della Soka Gakkai questa preoccupazione non appare: si può parlare di qualsiasi cosa perché lì ci sono persone di cui ci si può fidare profondamente. E tutto questo è di vitale importanza.

Inoltre, attraverso le interviste ai membri della Soka Gakkai, sono venuto a conoscenza del concetto di “trasformare il karma in missione”: si tratta di un principio per cui si può cambiare il proprio karma e diventare felici in questa stessa esistenza e non dopo la morte.

Normalmente non sono di certo pochi coloro che si trovano ad affrontare difficoltà e sofferenze: c’è chi versa in gravi condizioni economiche, chi è malato, chi perde il lavoro. Queste persone desiderano superare tali avversità e condurre un’esistenza degna di essere vissuta. Vorrebbero comprendere profondamente il motivo, lo scopo per cui sono in vita. Grazie alla fede e alla pratica del Buddismo del Daishonin, sono in grado di farlo.

Un’altra cosa importante è che nello zadankai nessuno viene giudicato “dall’alto in basso”; tutti sono uguali e sono liberi di parlare allo stesso modo.

Lo stesso Presidente Ikeda non parla mai, in alcun modo, mostrando un atteggiamento di superiorità rispetto agli altri. A mio parere, questo rappresenta un aspetto positivo della Soka Gakkai. 

Le interviste al presidente Ikeda

D: Ha intervistato il presidente Ikeda due volte.

Inizialmente ero convinto che, essendo il leader di una grande organizzazione, avrebbe sicuramente parlato solo a livello teorico, in un’atmosfera tesa e distante.

Ma quando lo incontrai di persona, non ci fu nulla di tutto questo. Non ebbe assolutamente un atteggiamento di superiorità o di arroganza anzi, mi ascoltò con grande attenzione senza mai interrompermi, sebbene fossi uomo più giovane di lui e, senza rendermene conto, finii per parlare quasi solo io.

In questo, Daisaku Ikeda ha molto in comune con Konosuke Matsushita e Akio Morita, rispettivamente fondatori della Panasonic e della Sony: anche lui è un ottimo ascoltatore.

Chiesi al presidente Ikeda quale fu il motivo che lo spinse a entrare a far parte della Soka Gakkai. Mi rispose che prima di iniziare a praticare partecipò a una riunione tenuta dal secondo presidente Josei Toda (che all’epoca era il direttore generale). Era il periodo post-bellico e la popolazione giapponese versava in condizioni di estrema povertà.

Durante la guerra, Josei Toda fu arrestato e imprigionato a seguito di varie accuse, tra cui quella di opposizione alla religione di Stato, lo Shinto. Questo era considerato un crimine contro l’Imperatore. All’epoca molte le persone abiuravano la loro fede e si convertivano alla religione shintoista nel momento in cui venivano incarcerate con l’accusa di aver commesso reati politici e di opinione. Josei Toda, invece, nonostante avesse sperimentato sulla propria pelle i patimenti del carcere, rimase fedele fino alla fine al proprio credo, senza mai prendere in considerazione l’opzione della conversione. Proprio per questo Ikeda pensò di potersi fidare di lui e di ciò che affermava.

Proseguendo nella sua risposta, il presidente Ikeda mi spiegò di aver deciso di iniziare a praticare non tanto per la dottrina e gli insegnamenti del Buddismo di Nichiren Daishonin, quanto perché si fidava di quell’uomo.

Rimasi profondamente colpito da questa sua affermazione così sincera. Il presidente Ikeda non parla o agisce per un secondo fine, con l’intenzione nascosta di mostrare quanto sia una brava persona. Potrei sembrare scortese nel dire una cosa del genere, ma credo che sia davvero una persona schietta. 

La vita attraversa le tre esistenze? 

Un’altra domanda che posi al Presidente Ikeda riguardava il concetto della vita che attraversa le tre esistenze di passato, presente e futuro. Molte religioni parlano di vita passata, presente e futura. Tuttavia, nessun essere umano ha mai visto con i suoi occhi la propria esistenza passata, né tantomeno quella futura, allora perché si sostiene che esistano pur non avendo alcuna prova al riguardo? A questa mia domanda Daisaku Ikeda rispose in modo semplice e comprensibile:

«Non sappiamo se esistano o meno, ma credo sia meglio credere che esistano. Pensare che non ci sia un’esistenza futura e perciò commettere solo azioni malvagie, ma accorgersi poi che una vita futura esiste davvero, sarebbe un bel problema per noi. Se al contrario compiamo solo azioni buone spinti dalla convinzione che ci sia un’esistenza futura, anche se alla fine non ci fosse davvero, non sarebbe comunque positivo per noi?».

“Certo! Questo punto di vista è davvero interessante”, pensai. Continuò affermando che la cosa più importante è come viviamo la vita presente. Non cercò neanche minimamente di mettermi in difficoltà con discorsi filosofici complessi. Fui completamente a mio agio.

Molte persone al di fuori della Soka Gakkai pensano che i membri di questa organizzazione venerino il presidente Ikeda quasi come un guru, ma non è affatto così. Attraverso le mie numerose interviste, ho percepito profondamente che Daisaku Ikeda è una persona davvero piena di umanità, con cui si può parlare apertamente di qualsiasi cosa. 

Il legame che unisce ogni singola persona

D: Nel corso degli anni, la Soka Gakkai ha dovuto affrontare una serie di prove e avversità.

In periodi particolarmente difficili per la Soka Gakkai, come quello, intorno al 1970, in cui sorse la questione delle presunte violazioni della libertà di parola e di stampa, onestamente pensai che la Soka Gakkai si sarebbe sciolta, invece, non successe nulla del genere.

Deciso a comprendere il motivo che impedì la distruzione dell’organizzazione, chiesi alle praticanti del Gruppo donne che intervistai: «Cosa ha permesso alla Soka Gakkai di sopravvivere?» oppure: «Perché i membri credono nel Presidente Ikeda?».

A queste mie domande, la risposta fu unanime: «Il maestro Ikeda non è semplicemente un leader, né tantomeno un guru» e anche: «È grazie al legame diretto con il maestro».

Continuarono affermando: «Sensei ci considera tutti importanti e preziosi, e si prende cura di ciascuno di noi, instaurando un legame “cuore a cuore”. Osservando il suo comportamento, si comprende che non pensa affatto a se stesso e ai suoi interessi personali, ma che al contrario si preoccupa unicamente di come può incoraggiare tutte le persone a diventare felici».

Ogni singolo membro della Soka Gakkai vede il presidente Ikeda non come un leader, ma come il proprio Maestro, come “il mio Ikeda sensei”: la stragrande maggioranza delle persone che intervistai mi diede questa risposta. Ancora una volta pensai: “Tutto questo è sorprendente”. Ecco perché la Soka Gakkai è riuscita a superare le grandi difficoltà che ha dovuto affrontare.

Lo stesso vale infatti per il cosiddetto “incidente di Osaka”, per cui Daisaku Ikeda fu accusato di aver violato le leggi elettorali dell’epoca durante la campagna per le elezioni della Camera dei consiglieri del 1956. Riuscì a vincere laddove nessuno credeva che avrebbe potuto farlo: come fu possibile?

In quel periodo, il presidente Ikeda girò Osaka in lungo e in largo, incontrando ogni singolo membro e riflettendo con ciascuno di loro sul modo per rendere Osaka una città migliore: così i membri si fidarono di lui e si schierarono al suo fianco col desiderio di proteggerlo. Come risultato, Daisaku Ikeda realizzò una grande vittoria, contro ogni aspettativa.

Il principio di “trasformare il karma in missione” che risuona nel mondo intero

D: Attualmente la Soka Gakkai ha iniziato a spiccare il volo verso una religione mondiale

Oggi la Soka Gakkai è arrivata a utilizzare il termine “altre religioni[1]”: credo che questo sia una cosa importantissima. Com’è noto a tutti, al di fuori del Giappone vi sono varie religioni, tra cui il Cristianesimo e l’Islam. Lo stesso presidente Ikeda nel corso degli anni ha dialogato attivamente con molti esponenti di altre religioni, espandendo la cerchia dell’amicizia.

Inoltre, credo che il principio di “trasformare il karma in missione” abbia una forte risonanza in tutto il mondo: questo principio spiega che il karma non è qualcosa di prestabilito e ineluttabile, ma che al contrario si può trasformare nell’esistenza presente. Ritengo che questo sia uno dei fattori principali che sta permettendo alla Soka Gakkai di svilupparsi a livello globale.

Questo e altri princìpi si diffondono attraverso gli zadankai, dove le persone possono parlare liberamente, a cuore aperto, arrivando a creare vere e proprie comunità. In queste riunioni vengono condivise esperienze permeate da ottimismo e positività, per cui, nonostante si possa aver subìto varie sconfitte, grazie alla pratica buddista ci si è rialzati ribaltando la situazione. Tutto questo infonde una grande speranza negli altri, che arrivano a pensare: “Allora posso farcela anch’io”. Ciò trascende qualsiasi differenza di etnia o lingua.

[Dare] una nuova definizione alla nostra epoca, utilizzare un nuovo linguaggio che possa essere da bussola per i giovani

D: Quali sono le sue aspettative nei confronti della Soka Gakkai?

Il Giappone non si trova più ad affrontare gli orrori e le sofferenze della guerra, delle epidemie e della povertà che ha sperimentato in epoche passate. Tuttavia, seppur da un altro punto di vista, anche quella in cui viviamo adesso è un’epoca difficile, in quanto caratterizzata dai fenomeni del calo demografico da un lato e dell’invecchiamento progressivo della popolazione dall’altro, per cui alcune persone arrivano a superare anche i cento anni di età.

I giapponesi credono che questo sia il “crepuscolo” della società attuale. Per fare un esempio, nel 1989, tra le cinquanta più grandi società al mondo per capitalizzazione di mercato, ben trentadue erano giapponesi, proprio come descritto nel libro Japan as number one – lessons for America di Ezra F. Vogel (che analizza come il Giappone sia diventato la potenza industriale più efficace del mondo, n.d.t.). Lo scorso anno, però, solo una società giapponese è rimasta tra le prime cinquanta società più potenti al mondo; tutte le altre hanno perso la loro posizione e si sono viste superare sia dalla Cina sia dalla Corea del Sud.

Personalmente credo che questa nuova epoca abbia bisogno di una “nuova definizione”, di un nuovo linguaggio: non dobbiamo pensare di essere giunti al “crepuscolo” della nostra società. Al contrario, proprio ora è il momento di indicare come costruire una società sostenibile nei prossimi cento o duecento anni.

Per questo, il mio desiderio è che la Soka Gakkai diffonda un nuovo linguaggio, che sia in grado di infondere la speranza che si possono avere dei sogni e che questi si possono realizzare. Questo nuovo linguaggio diventerà una bussola per i giovani, nonché la forza per creare il futuro.

In quest’epoca caratterizzata da vite centenarie, le persone si interrogano sul significato dell’esistenza stessa; la religione (lett. il potere della religione) è fondamentale per aiutarle a trovare una risposta a una simile domanda.

Queste sono le aspettative che nutro nei confronti della Soka Gakkai.

 

Il libro La Soka Gakkai, scritto da Soichiro Tahara (edito dalla Mainichi Shimbun)

*Soichiro Tahara: nato nel 1934 nella prefettura di Shiga. Dopo essersi laureato all’Università Waseda, ha lavorato prima presso la società di produzione cinematografica Iwanami Production, per poi essere assunto dalla rete televisiva Television Tokyo Channel 12 (l’attuale TV Tokyo). Nel 1977, ha iniziato la sua carriera di freelance, dando vita a nuovi orizzonti del giornalismo televisivo con programmi come “Asamade Namaterebi!” (lett. “In diretta fino al mattino!”), un talk show notturno incentrato sulla politica. Nel 1998 ha vinto il premio per il giornalismo intitolato al celebre giornalista giapponese Mataichi Kido. Ha scritto numerosi libri, tra cui Nihon no sensou (La guerra del Giappone), Nihonjin no tameno shin“koufukuron” (Una nuova “eudemonia” per i giapponesi), Hitoha 120sai made ikirarerunoka (Una persona può vivere fino a 120 anni?).

[1]              “Altre religioni” (giap. Tashu): espressione che nel corso del tempo è andato a sostituire il termine jashu (“dottrine erronee” o “fedi religiose erronee”), utilizzato precedentemente (cfr. RU vol. 5, cap. 3, pag. 110 e RU, vol. 2, cap. 3, pag. 107), n.d.t.