Gli scritti di Nichiren Daishonin

Il ricevimento di nuovi feudi

CENNI STORICI – Nichiren Daishonin scrisse questa lettera da Minobu, a Shijo Kingo. Il signore di Ema, al cui servizio Shijo Kingo lavorava, si opponeva da tempo alla fede del suo vassallo nel Sutra del Loto, ed era arrivato a minacciare di trasferirlo in una remota provincia, se non avesse abbandonato la sua fede. Anche gli altri samurai gli erano ostili, tanto che Shijo Kingo rischiava di venire estromesso dal clan, perdendo ogni fonte di sostentamento.
Dovette sopportare per vari anni queste difficoltà fino a quando, nel 1277, essendo un medico capace, Kingo riuscì a guarire il suo signore da una grave malattia. Da quel momento le circostanze cominciarono a migliorare. Attorno al primo mese del 1278 gli fu permesso di accompagnare il signore Ema in un viaggio di servizio e, nel decimo mese, quando venne scritta questa lettera, gli furono elargiti almeno tre nuovi feudi.
Dal contenuto della lettera, però, si intuisce che Kingo non era affatto soddisfatto, perché le nuove proprietà assegnate erano situate sull’isola di Sado o in qualche altra zona remota. A questo proposito il Daishonin ammonisce il suo discepolo riguardo al nutrire tali sentimenti, esortandolo invece ad apprezzare il fatto che le circostanze stessero migliorando.

GOSHO – Ho ricevuto un kan di monete. Dunque il tuo signore ti ha affidato nuovi feudi? È una cosa così straordinaria che mi chiedo se non stia sognando. Sono senza parole!

La ragione è che il popolo del Giappone, così come tutti a Kamakura, persino quelli che sono al servizio del tuo signore, inclusi i membri della sua famiglia, ti disapprovano perché credi nell’insegnamento di Nichiren; mi meraviglio che tu abbia ricevuto nuovi feudi. Il solo fatto che ti sia stato permesso di rimanere al tuo posto nel clan è motivo di meraviglia. Per di più, ogni volta che ti è stata offerta una nuova tenuta, tu hai sempre rifiutato1.. Quanto deve essere sembrato strano questo comportamento agli altri e quanto sarà sembrato oltraggioso al tuo signore!

Stando così le cose, mi chiedevo cosa sarebbe successo questa volta. Poiché decine di colleghi ti avevano calunniato, credevo che non sarebbe più stato possibile per te ricevere un feudo. Pensavo che la situazione fosse troppo grave, persino i tuoi fratelli ti avevano abbandonato, eppure, hai ricevuto tale favore. Non potrebbe esserci onore più grande!

Dici che i tuoi nuovi possedimenti occupano un’area tre volte più grande di quella di Tono’oka2.. Un uomo della provincia di Sado, che ora si trova qui e che conosce bene la località, mi dice che, dei tre villaggi, quello di Ikada3. è il migliore e, benché i campi e le risaie non siano molto estesi, i profitti sono incalcolabili. Due delle tenute danno ognuna un reddito annuo di mille kan, la terza di trecento kan. Ha riferito che tale è il valore delle tue terre.

Comunque sia, tu eri stato abbandonato dagli altri samurai e dalle persone più vicine che godevano a farsi beffe di te e perciò aver ricevuto la lettera ufficiale di concessione di un feudo, anche se fosse inferiore a Tono’oka, sarebbe già una gran cosa; ma si tratta di un feudo tre volte più grande! Per quanto possa trattarsi di terre povere, evita di lamentarti con altri o col tuo signore. Se dici: «Sono buone terre, ottime terre», potrai ottenerne altre ma, se ti lamenti che la zona non ti piace e che la terra non rende, sarai abbandonato dal cielo e dagli uomini. Tienilo bene a mente. Il re Ajatashatru era un uomo saggio, ma quando uccise il padre, avrebbe dovuto essere immediatamente abbandonato dal cielo, e la terra si sarebbe dovuta aprire per inghiottirlo. Ma per i meriti acquisiti da suo padre, il re assassinato, inviando al Budda cinquecento carichi di offerte ogni giorno per vari anni, e per i meriti che lui stesso avrebbe in seguito acquisito divenendo un patrono del Sutra del Loto, difficilmente il cielo poteva abbandonarlo e la terra non si aprì; invece di cadere nell’inferno, divenne un Budda.

Il tuo caso è simile al suo: sei stato abbandonato dai fratelli, inviso ai colleghi samurai, perseguitato dai membri del clan, odiato dalla gente del Giappone, tuttavia, il dodicesimo giorno del nono mese dell’ottavo anno di Bun’ei (1271), fra l’ora del topo e l’ora del bue (dalle ventitré alle tre)4., quando incorsi nell’ira delle autorità, mi hai accompagnato da Kamakura a Echi nella provincia di Sagami, tenendo strette le redini del mio cavallo. Poiché hai dimostrato di essere il più grande alleato del Sutra del Loto di tutto Jambudvipa, senza dubbio per gli dèi celesti Brahma e Shakra sarebbe stato difficile abbandonarti.

Per la stessa ragione conseguirai la Buddità. Per quante gravi colpe tu possa avere, per non aver tradito il Sutra del Loto e per la devozione dimostrata accompagnandomi, diventerai sicuramente un Budda. È come il caso del re Possessore di Virtù che sacrificò la propria vita per salvare il monaco Realizzazione di Virtù e divenne il Budda Shakyamuni. La fede nel Sutra del Loto agisce come una preghiera. Rafforza sempre più il tuo spirito di ricerca e consegui la Buddità in questa esistenza.

A nessuno dei preti o laici del clan Ema era mai capitata una cosa così bella. Se parlo così, può apparire come un desiderio relativo a questa esistenza ma, poiché siamo persone comuni anche questa è una cosa naturale e inoltre esiste una via per diventare Budda senza separarsi dai desideri.

Il Sutra di Virtù Universale, spiegando l’essenza del Sutra del Loto, afferma: «Senza eliminare le illusioni o separarsi dai cinque desideri…»5.. Il Gran Maestro T’ien-t’ai in Grande concentrazione e visione profonda afferma: «I desideri e le illusioni sono illuminazione e nascita e morte sono nirvana». Il Bodhisattva Nagarjuna spiegando nel Trattato sulla grande perfezione della saggezza che il Sutra del Loto supera tutti gli altri insegnamenti della vita del Budda, dice: «[Il Sutra del Loto è] come un grande medico in grado di trasformare il veleno in medicina». Ciò significa che un medico mediocre cura una malattia con una medicina, un grande medico cura una malattia grave con un potente veleno.

Nichiren

Il decimo mese del primo anno di Koan (1278), segno ciclico tsuchinoe-tora

Risposta a Shijo Kingo

Note[+]

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