Quando si recita daimoku di fronte al Gohonzon, su quale punto dell’oggetto di culto (dovremmo) concentrarci?
Non c’è un punto dell’Oggetto di culto predefinito dove concentrarsi: ci si concentra dove viene più naturale posare lo sguardo. Si può, ad esempio, guardare verso la parte centrale del mandala dove sono iscritti gli ideogrammi di Nam-myoho-renge-kyo, ma va altrettanto bene osservare per intero l’Oggetto di culto. Si recita con gli occhi aperti, ma coloro che hanno problemi con la vista possono recitare Daimoku immaginando il Gohonzon in cuor proprio.
In definitiva ciò che conta è la serietà e la profondità della propria preghiera.
QUAL È IL SIGNIFICATO DEL JUZU?

Il juzu è uno degli accessori della pratica buddista. In origine veniva utilizzato nel brahmanesimo e solo successivamente fu adottato dal Buddismo. All’inizio veniva usato dai monaci per contare i giorni oppure per contare quante volte si pregava per il Budda. Il significato letterale dei due ideogrammi giapponesi è “numero di grani”. In pratica questo oggetto veniva usato per contare il numero dei Daimoku recitati.
PERCHÉ DURANTE LA PREGHIERA SI CONGIUNGONO LE MANI?
Congiungere i palmi della mano e tenerli all’altezza del petto (giapp. gassho) è una delle forme di saluto che si usavano in India fin dall’antichità. Nel Buddismo fu introdotto come forma di rispetto nei confronti dei Budda e Bodhisattva. La stessa forma viene utilizzata anche nel Buddismo di Nichiren Daishonin. Nel Sutra del Loto è […]