Non si può più attendere. Bisogna salvare il pianeta.

È questo l’appello lanciato durante il 50° anniversario del Club di Roma (www.clubofrome.org), fondato dall’economista e imprenditore italiano Aurelio Peccei e dal direttore scientifico dell’Ocse Alexander King nel 1968. Il presidente Ikeda, che ha conosciuto Peccei nel 1975 a Parigi, è membro onorario di questa associazione civile, la prima senza scopo di lucro che ha analizzato a livello internazionale i principali problemi globali, come la povertà, i cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile.

La cerimonia per celebrare i 50 anni dalla fondazione si è svolta a Roma il 17 e il 18 ottobre presso l’Istitutum Patristicum Augustinianum ed è stata organizzata in collaborazione con la Fondazione Aurelio Peccei, il Wwf, Novamont e Asvis.

Già con il primo celebre rapporto “I limiti dello sviluppo” (The limits to growth, Universe Books, 1972), il Club di Roma aveva evidenziato la necessità di abbandonare il paradigma economico basato sull’idea di una possibile crescita infinita.

Come on! Salvare il pianeta è ancora possibile” è il titolo del rapporto, presentato in Corea all’inizio di ottobre, di cui hanno discusso i maggiori esperti internazionali di sviluppo sostenibile in occasione del 50° anniversario. Sulla Terra oggi vivono quasi 8 miliardi di esseri umani e, nel caso continuino a prevalere gli interessi di pochi a discapito della collettività, occorreranno le risorse prodotte da due pianeti Terra per soddisfare la popolazione mondiale. Occorre urgentemente cambiare rotta, abbandonare le fonti fossili e limitare le concentrazioni di gas serra in atmosfera che sono drasticamente aumentate nel corso di questi cinquant’anni, altrimenti guerre, povertà e distruzione di habitat e specie comprometteranno la vita sul nostro pianeta. “Gli umani e gli animali da allevamento costituiscono il 97% del peso di tutti i vertebrati viventi sulla Terra” – scrivono gli esperti – “buona parte del restante 3% (tutti i mammiferi, pesci, anfibi e rettili) non ha probabilità di scampare all’estinzione”. Alla crisi ambientale, favorita anche dalla crescita esponenziale delle megalopoli, dall’invasione della plastica e da un modello agricolo insostenibile, si aggiungono in questi ultimi due decenni anche crisi sociali, politiche e morali. Dalla conferenza per il cinquantesimo anniversario del Club di Roma è emerso un messaggio chiaro: “La massimizzazione del profitto e la salvaguardia del pianeta sono in un conflitto ormai insanabile. Stiamo andando a sbattere”.

La principale minaccia è rappresentata dai cambiamenti climatici, per questo occorre rinforzare l’accordo di Parigi del 2015 e mutare rapidamente i sistemi di produzione e consumo. Bisogna invertire la rotta soprattutto rispetto alle emissioni di anidride carbonica che lo scorso anno sono tornate a crescere dell’1,4%. Ma gli esperti avvertono: “Vanno ridotte almeno del 6,2% all’anno”. Occorre anche rivedere i finanziamenti che i governi stanziano per raggiungere questo scopo. Purtroppo, a fronte dei 600 miliardi di dollari destinati alle fonti fossili, sono solo 100 quelli stanziati per la riduzione dei gas serra.

La conclusione a cui sono giunti gli autori dell’ultimo rapporto del Club di Roma, che denunciano la necessità di ridurre le emissioni di CO2 del 50% nei prossimi 30 anni (data entro cui dovranno inderogabilmente essere abbandonati i combustibili fossili), comunque fa ancora sperare: gli obiettivi dell’accordo di Parigi sono ancora realizzabili; occorre però affrettarsi con la riconversione green dell’economia. Alla due giorni romana sono intervenute numerose personalità di spicco a livello internazionale, fra queste anche uno dei maggiori esperti mondiali di questioni ambientali, per alcuni anni membro del Bundenstag e co-presidente del Club di Roma dal 2012 al 2018 , Ernst Ulrich von Weizsäcker che, con Dasiaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale, ha scritto il libro “La gioia del meno” (Edizioni Piemme, Milano, 2017).

Von Weizsäcker per l’occasione ha ribadito: “Siamo in una fase di transizione da un mondo vuoto a un mondo pieno. Dobbiamo tornare agli aspetti positivi del mondo vuoto. Dobbiamo cambiare. Per farlo serve un nuovo illuminismo, che ci consenta di passare dal dogmatismo ancora imperante in Occidente all’equilibrio tra uomini e natura, pubblico e privato, progresso e stabilità, maschile e femminile”. Per farlo il Club di Roma ha reso note delle proposte concrete da sottoporre all’attenzione dei politici. Le ha sintetizzate uno degli autori dell’ultimo rapporto Anders Wijkman, membro dell’Accademia svedese delle scienze: “Eliminazione di tutte le fonti fossili entro il 2050. Occorre fermare immediatamente le prospezioni per la ricerca di depositi geologici di carbone. Fine dei sussidi a petrolio, carbone e gas: queste centinaia di miliardi di dollari devono andare allo sviluppo delle rinnovabili. E poi occorre far partire il carbon pricing”.

(di Maria Cristina Fraddosio)