È stato firmato ieri a Roma il Manifesto interreligioso dei Diritti nei percorsi del fine vita, voluto dal Tavolo interreligioso, dal Gmc Università Cattolica (Hospice Villa Speranza) e dalla Asl Roma 1 che ha ospitato la manifestazione presso il complesso di Santo Spirito in Sassia.

Il Manifesto definisce i diritti e garantisce, oltre alle cure, il rispetto della dignità e il supporto religioso e spirituale per chi si trova nella fase finale della vita in strutture sanitarie, attraverso questi 9 punti, declamati ieri all’uditorio dall’attore Sebastiano Somma:

  • diritto di disporre del tempo residuo;
  • diritto al rispetto della propria religione;
  • diritto a servizi orientati al rispetto della sfera religiosa, spirituale e culturale;
  • diritto alla presenza del referente religioso o assistente spirituale;
  • diritto all’assistenza di un mediatore interculturale;
  • diritto a ricevere assistenza spirituale anche da parte di referenti di altre fedi;
  • diritto al sostegno spirituale e al supporto relazionale per sé e per i propri familiari;
  • diritto al rispetto delle pratiche pre e post mortem;
  • diritto al rispetto reciproco.

Al Manifesto si è arrivati dopo un percorso, pienamente condiviso, tra varie confessioni religiose, e non solo, che poi lo hanno siglato attraverso i propri rappresentanti: Centro islamico culturale d’Italia, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Diocesi ortodossa romena d’Italia, Hospice Villa Speranza-Università Cattolica del Sacro Cuore, Istituto buddista italiano Soka Gakkai, Unione buddhista italiana, UnioneComunità ebraiche italiane, Unione induista italiana, Unione italiana Chiese cristiane avventiste del Settimo giorno, Vicariato di Roma, Avo (Associazione volontari ospedalieri), Csv Lazio (Centro servizio per il volontariato), Cittadinanzattiva- Tribunale per i diritti del malato.

«Un dialogo tra realtà diverse – ha sottolineato il ministro della sanità Giulia Grillo intervenuta alla manifestazione – che, in maniera pregevole, ha scelto questo argomento del fine vita per confrontarsi. Condivido in pieno i nove punti del Manifesto; ora vedremo come declinarli nel concreto». Un aspetto, quest’ultimo, così avvertito che già nello stesso pomeriggio di ieri il Tavolo interreligioso si è di nuovo riunito, anche per discutere dell’altro punto dell’assistenza ai minori, suggerito – proprio in un clima di dialogo – dalla giornalista Monica Mondo che ha presentato la mattinata.

Significativo il fatto che il Manifesto arrivi da Roma e dal Lazio, dove è in corso – come hanno sottolineato l’assessore regionale Alessio D’Amato, il direttore generale della Asl Rm 1 Angelo Tanese e il presidente del Gmc del Gemelli Pier Francesco Meneghini – un percorso condiviso di umanizzazione della sanità, anche in riferimento alle cure palliative.

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