In Italia prevale una visione pragmatica del cambiamento: oltre1 italiano su 2 (57%) crede di poter contribuire a un cambiamento positivo della società, mentre molti desiderano fare la propria parte ma non sanno come (27%). A ostacolare questi sogni, un “muro” di paura del giudizio altrui (36,7%) e sfiducia verso le istituzioni (40,5%). Accanto alle barriere, si afferma però una nuova idea di “umanesimo”: la quasi totalità degli italiani (92%)è convinta che ogni persona abbia un potenziale capace di trasformare la propria vita e la collettività.
È il “paradosso del cambiamento”, il fenomeno sociale emerso dall’indagine realizzata da Astra Ricerche per l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai in occasione del decennale dell’Intesa con lo Stato italiano (2016-2026)1.
La ricerca è inserita all’interno di “Dove nasce il cambiamento”,il media dossier con cui l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ripercorre dieci anni di Intesa attraverso dati, approfondimenti, testimonianze e il racconto dei progetti realizzati grazie ai fondi dell’8×1000. Un percorso che, dal 2020 a oggi, ha permesso di sostenere 150 progetti con un investimento complessivo di 33,6 milioni di euro nei campi dei diritti umani, dell’educazione, della cultura e della tutela ambientale.
Il dossier delinea un Paese realista ma non rassegnato: se è vero che la sfiducia verso le istituzioni, la paura del giudizio altrui e la mancanza di strumenti bloccano l’azione, quasi la metà del campione (45,2%) vede margini di miglioramento nei prossimi 5 anni. Gli italiani, quindi, sono ottimisti ma sembrano disorientati di fronte a una realtà percepita come complessa e difficile da interpretare.
“L’indagine ci restituisce un dato particolarmente significativo: gli italiani non hanno smesso di credere nella possibilità di costruire una società migliore. Accanto alle difficoltà e alle incertezze del presente emerge una forte fiducia nel valore della persona e nella capacità di ciascuno di contribuire al bene comune. È un messaggio importante, perché ci ricorda che il cambiamento non nasce solo dalle grandi decisioni collettive, ma anche dalle scelte quotidiane, dalle relazioni che costruiamo e dalla responsabilità che decidiamo di assumerci verso gli altri. Una visione che sposa la prospettiva dell’umanesimo buddista, in cui ogni individuo ha un potenziale capace di generare valore per sé e per la comunità”, dichiara Anna Conti, Vicepresidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.
L’8×1000 PER TRASFORMARE I VALORI IN AZIONE
Emerge che gli italiani credono nell’impegno individuale e collettivo, ma per tradurre i valori in azione servono strumenti concreti. L’8×1000 è proprio questo: uno strumento che consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF allo Stato o a una delle confessioni religiose che hanno stipulato un’Intesa con lo Stato italiano, contribuendo così alla realizzazione di progetti di interesse sociale, culturale, educativo, umanitario e ambientale.
Non a caso, chi sceglie a chi destinare l’8×1000 indica come criteri principali la trasparenza nell’utilizzo dei fondi (40,5%), la vicinanza ai propri valori (34,8%) e l’impatto concreto dei progetti realizzati (33,9%). L’appartenenza religiosa incide invece in misura più limitata (16,4%), a conferma di come la scelta sia guidata soprattutto dalla fiducia e dalla condivisione degli obiettivi perseguiti.
Dal 2020, grazie ai fondi dell’8×1000, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ha sostenuto 150 progetti con un investimento complessivo di 33,6 milioni di euro, raggiungendo 233 città in Italia e all’estero, coinvolgendo 428 associazioni e sostenendo oltre 361.900 persone. Gli interventi hanno interessato gli ambiti dei diritti umani, educazione, cultura, inclusione sociale, cooperazione internazionale e tutela dell’ambiente.
SPERANZA E DISORIENTAMENTO: LE EMOZIONI DEL PAESE
Nonostante le difficoltà del presente, la maggior parte delle persone continua a immaginare un futuro migliore. Se solo il 10,5% prevede un cambiamento radicalmente positivo nei prossimi cinque anni, quasi 1 italiano su 2 (45,2%) ritiene che il mondo possa comunque migliorare. Eppure, quando si passa dai desideri all’azione, emergono ostacoli concreti. Le emozioni più diffuse di fronte alle grandi sfide globali sono la speranza che qualcun altro agisca (20,9%) e il senso di impotenza (20,7%). A frenare l’impegno contribuiscono soprattutto la sfiducia nelle istituzioni (40,5%), la mancanza di risorse (30,3%) e il non sapere da dove cominciare: oltre 1 italiano su 4 (27%) afferma infatti di voler contribuire al cambiamento senza sapere come farlo.
IL NUOVO UMANESIMO: 92% DELLE PERSONE CREDE NEL POTENZIALE DEL SINGOLO INDIVIDUO
Il Dossier restituisce anche una visione del cambiamento fortemente centrata sulla persona. Per il 39,2% degli italiani la trasformazione individuale e quella sociale devono procedere insieme, mentre il 37,8% ritiene che il cambiamento collettivo inizi dalla capacità di migliorare sé stessi e ispirare gli altri attraverso il proprio esempio. Non sorprende quindi che quasi il 92% degli intervistati sia convinto che ogni persona abbia un potenziale capace di trasformare la propria vita e contribuire alla felicità degli altri. Una convinzione trasversale – per età, genere e territorio – che rappresenta uno dei risultati più significativi dell’indagine e suggerisce come, anche in un tempo caratterizzato da incertezza e polarizzazione, la fiducia nelle capacità dell’essere umano continui a rappresentare una leva fondamentale per la costruzione del bene comune.
SE GLI ITALIANI AVESSERO UN SUPERPOTERE ELIMINEREBBERO LE GUERRE
Se potessero intervenire direttamente sulle grandi sfide del nostro tempo, gli italiani non avrebbero dubbi: il primo “superpotere” che sceglierebbero è quello di porre fine alle guerre. La pace è infatti indicata dal 63,8% degli intervistati come la priorità assoluta su cui agire. Seguono l’eliminazione della povertà (46,7%) e delle malattie (43,7%), mentre ottengono minori consensi temi come il cambiamento climatico, l’accesso universale all’istruzione o la riduzione delle disuguaglianze. Le risposte delineano una scala di valori molto chiara, che mette al centro la tutela della vita umana, la sicurezza collettiva e la solidarietà. Un dato particolarmente significativo in un contesto internazionale segnato da conflitti, crisi umanitarie e crescenti tensioni geopolitiche.
Il decennale dell’Intesa tra l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e lo Stato italiano sarà celebrato con un evento in programma lunedì 20 luglio, ore 17:00, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma. L’evento prevede un convegno che riunirà accademici e rappresentanti delle istituzioni religiose e civili per riflettere sul significato dell’Intesa nel sistema costituzionale italiano e sul ruolo delle confessioni religiose nella società contemporanea.
Maggiori informazioni su https://ottopermille.sokagakkai.it/





