Estratto della lettera inviata alla Dirigenza RAI dopo la trasmissione “Chi l’ha visto”. Nel rispetto della privacy, sono stati omessi i nomi delle persone

Oggetto: SERVIZIO NEL PROGRAMMA “CHI L’HA VISTO?” ANDATO IN ONDA IL 20.03.2019

Scriviamo per segnalarLe il servizio andato in onda il 20 marzo 2019 nell’ambito del celebre programma di RaiTre “Chi l’ha visto?” in cui l’Istituto è stato inopinatamente abbinato a un odioso fatto di cronaca. Mi riferisco al tentato omicidio perpetrato da … omissis … nei confronti della moglie, lo scorso ottobre 2018.

Il programma “Chi l’ha visto?” si era già interessato, il 10 ottobre 2018, al predetto caso in quanto il tentato omicida, costituitosi dopo alcuni giorni di latitanza, aveva rilasciato proprio alla trasmissione “Chi l’ha visto?” una dichiarazione secondo cui la moglie sarebbe appartenuta a una “setta satanica”, riferendosi invece al nostro Istituto religioso. La redazione di “Chi l’ha visto?” ha poi intervistato, a seguito delle incredibili parole del latitante il responsabile dell’Ufficio Stampa dell’Istituto, il quale ha naturalmente evidenziato l’assurdità dell’accostamento.

Nel servizio andato in onda il 20 marzo scorso un altro giornalista della redazione di “Chi l’ha visto?”, ha ripreso la triste vicenda … omissis … per poi dipingere l’Istituto con tratti assolutamente non corrispondenti alla realtà.

Dobbiamo premettere che l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai raccoglie e riunisce i praticanti, attualmente in Italia circa 90.000, che professano la fede buddista di Nichiren Daishonin, avente le sue radici nell’antica tradizione del Sutra del Loto, e comprende, tra le sue varie finalità, quella di far conoscere e diffondere i principi universali di benevolenza e compassione verso tutti gli esseri viventi, propri del buddismo, e di promuovere le iniziative educative, culturali e umanitarie più opportune per la realizzazione dei valori della pace nel mondo, dell’aiuto e del sostegno verso tutti gli esseri viventi e per la elevazione materiale e spirituale della società, rispettando al tempo stesso la cultura, gli usi, i costumi e le leggi locali.

L’Istituto, ente di religione e di culto riconosciuto con D.P.R. del 20 novembre 2000 e con il quale lo Stato ha stipulato Intesa, approvata con legge del 28 giugno 2016 n° 130 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 15.07.2016, rappresenta una delle minoranze religiose più numerose nel nostro Paese, intrattiene da anni rapporti con gli altri enti religiosi presenti sul territorio, compresa la Chiesa Cattolica e le altre tradizioni buddiste con cui ha rapporti di reciproca stima e solidarietà.

L’Istituto, inoltre, si è fatto promotore di iniziative culturali coessenziali alle proprie origini tra cui l’organizzazione di mostre sulla abolizione delle armi nucleari, una di esse insignita, peraltro, della medaglia della Presidenza della Repubblica, partecipando attivamente ad Ican – International Campaign to Abolish Nuclear Weapons premiato a Stoccolma nel 2017 con il premio Nobel per la pace, ha raccolto circa 900.000 firme unitamente alla Comunità di Sant’Egidio per una moratoria sulla pena di morte ed ha promosso altre numerose iniziative protese a diffondere gli ideali buddisti di compassione e rispetto per la sacralità della vita umana.

Maestro dell’Istituto, così come di tutte le organizzazioni consorelle della Soka Gakkai presenti in 192 fra Paesi e territori del mondo, è Daisaku Ikeda, filosofo buddista, educatore nonché prolifico scrittore e poeta che ha intrattenuto dialoghi con molti illustri politici e pensatori a livello internazionale alla ricerca di risposte ai problemi globali, sostenendo attraverso la Soka Gakkai Internazionale le attività delle Nazioni Unite ed avendo prodotto una vasta mole di scritti sui temi della pace e della condizione umana. Per i suoi meriti è stato insignito dal Presidente della Repubblica quale Grande Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica Italiana.

Alla luce di quanto sopra, l’impostazione del servizio andato in onda ieri sera è grave e seriamente allarmante in quanto propone al pubblico una macabra “spiegazione” di un gesto criminale che sembra trovare una giustificazione nella appartenenza della vittima a un ente religioso.

È palese come emerga una, forse anche involontaria, “caccia alle streghe”. Caccia alle streghe estremamente pericolosa perché questo ordine di idee non solo vorrebbe spiegare e involontariamente giustificare in qualche modo quanto accaduto, ma potrebbe anche istigare altri gesti inconsulti e criminali a danno di persone inermi.

Solo per citare alcune delle inesattezze funzionali al vero e proprio “impianto accusatorio” orchestrato nei confronti della Soka Gakkai, il giornalista:

  • riferisce che l’Istituto è riconosciuto dallo Stato per via di un “accordo” del 2016, senza precisare che si tratta in realtà della Intesa stipulata nel 2015 ai sensi dell’art. 8 della Costituzione fra Stato Italiano e Istituto, intesa poi votata in Parlamento all’unanimità nel 2016, dopo contatti quasi ventennali con lo Stato italiano e dopo un attento vaglio da parte dello Stato stesso all’esito di continue verifiche, com’è stato doveroso per tutti gli enti religiosi che hanno stipulato un’intesa e dei quali lo Stato riconosce il valore e la funzione sociale (oltre al nostro Istituto, le altre intese sono undici stipulate con: la Tavola valdese, le Assemblee di Dio in Italia, l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del settimo giorno, l’Unione Comunità Ebraiche in Italia, l’ Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia, la Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Chiesa Apostolica in Italia, l’Unione Buddhista italiana – UBI e Unione Induista Italiana);
  • evidenzia che l’unica conseguenza dell’Intesa sia l’ottenimento del contributo dell’otto per mille (che – si fa osservare – il nostro Istituto non ha ancora ricevuto) mentre la funzione dell’intesa con lo Stato, per la sua rilevanza costituzionale e la funzione sociale riconosciuta dallo Stato, riveste – com’è noto – una serie di aspetti tra cui l’insegnamento religioso nelle scuole, la libertà di insegnamento, l’assistenza spirituale da parte dei ministri di culto presso le cc.dd. “strutture obbliganti”, ecc.;
  • afferma – errando – che il contributo dell’otto per mille serve al sostentamento dell’Istituto mentre è noto che tale risorsa, liberamente scelta dai contribuenti, è destinata a finalità sociali che devono essere preventivamente stabilite da ciascun ente religioso beneficiario. Al sostentamento dell’Istituto si provvede non attraverso l’otto per mille bensì – in maniera libera e spontanea – attraverso le offerte dei fedeli che ne fanno parte;
  • utilizza l’aspetto dell’otto per mille per gettare un’ombra sinistra sulle offerte che gli appartenenti all’Istituto fanno liberamente, senza alcuna pressione. Pur dando voce … omissis … per conto del nostro Istituto, la quale conferma la libera scelta di ogni fedele nel fare un’offerta, questa dichiarazione viene “strozzata” nella giustapposizione con tre testimonianze che riferiscono di “pressioni”;
  • riporta – erroneamente – la notizia per cui la Soka Gakkai in Germania, in Francia e in Belgio è stata considerata dalle commissioni come pericolosa, senza prima accertare se ciò risponda al vero o meno e decontestualizzando la citazione – risalente a circa vent’anni orsono – tratta da uno studio sulle nuove religioni. Il testo era diretto a individuare le ragioni dei fatti di violenza verificatisi in altri gruppi religiosi e, soprattutto, intendeva dimostrare, con i contributi di diversi importanti autori, che questi casi costituivano delle eccezioni in un vasto panorama di gruppi assolutamente non pericolosi. In questo contesto – e solo in questo contesto – si inserisce il contributo di Stuart Wright che intende dimostrare, fornendo l’esempio della tabella riportata dal giornalista, come in alcuni Stati (Belgio Francia e Germania) alcune commissioni di nomina governativa (di certo non rappresentative dell’orientamento degli Stati) abbiano stilato quelle “liste” perché strumentalizzate a loro volta da gruppi antisette che cavalcavano le vicende criminose verificatesi in quegli anni per “dimostrare” che anche tutti gli altri gruppi erano pericolosi. In quelle liste, scritte da consulenti cc.dd. “antisette” dei governi, compare anche l’Opus Dei, gli Hare Krishna e il Tai Chi. Il senso del capitolo del libro menzionato è quindi di spiegare e criticare lo scivolone in cui incorsero tali commissioni, e non certo quello di convalidare le loro conclusioni. Tanto più in quanto lo stesso libro riferisce che le relazioni di tali commissioni non hanno avuto alcun seguito e sono invece state stigmatizzate da altre istituzioni pubbliche (ad esempio dalla UNHCR, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, e dallo stesso dipartimento di Stato degli USA). Sarebbe, dunque, stato opportuno procedere a una verifica accurata delle fonti.
  • ancora, il giornalista non ha voluto tenere conto di quanto pure comunicatogli via mail dalla, portavoce dell’Istituto nell’intervista, e cioè che in Spagna il direttore generale della Soka Gakkai spagnola è anche presidente dell’Unione Buddhista della Catalogna mentre in Belgio la Soka Gakkai è parte integrante dell’Unione Buddhista Belga.
  • riporta che la Soka Gakkai in Francia è considerata come una “setta” con scopo di lucro senza accertarsi se tale notizia sia vera o no; la notizia, infatti, non è vera in quanto la Soka Gakkai in Francia non è una setta ma una realtà religiosa con piena libertà di culto e con propri centri di riunione;
  • a proposito della lettera scritta dalla Sig.ra P. M. all’Istituto, riporta la notizia secondo cui “la Procura di Roma sta accertando eventuali responsabilità penali” senza verificare se ciò corrisponda al dato reale, dal momento che la predetta lettera parla di “esposto” (che non dà luogo necessariamente a indagini) e non di “denuncia” o di “querela”;
  • non ha tenuto conto di tutto il materiale pure fornitogli via mail dalla portavoce a proposito dei reciproci rapporti di stima e fiducia fra l’Istituto e l’UBI (Unione Buddhista Italiana) e degli attestati di stima da parte di esponenti dello stesso nei confronti dell’Istituto. Nella comunicazione inviata al giornalista venivano illustrati gli ottimi rapporti dell’Istituto con l’UBI, le tante iniziative culturali svolte insieme, le conferenze, gli articoli di rappresentanti dell’UBI sui nostri giornali, la fraterna amicizia con il fondatore dell’UBI Vincenzo Piga e gli incontri presso il monastero Fudenji della scuola Soto Zen, nonché la costante partecipazione della Soka Gakkai alla festa interbuddista del Vesak. Il giornalista è stato inoltre informato del fatto che la carica di Presidente dell’UBI Europea è stata ricoperta da un membro della Soka Gakkai britannica e che la stima e la considerazione dell’UBI nei confronti della Soka Gakkai è testimoniata anche da un’intervista di membro del Consiglio Direttivo dell’UBI, pubblicata su “Lindro” in cui, a proposito delle differenze fra Soka Gakkai e UBI, ha dichiarato, fra l’altro, che “c’è una differenza di pratica ma i princìpi di fondo sono gli stessi” [ecco il link: https://www.lindro.it/bettera-buddhismo-moderno-banalizzare/] e dai rapporti di reciproca stima con Vincenzo Piga, fondatore dell’Unione Buddhista Italiana e della Fondazione Maitreya, il quale in un’intervista ha lodato la comunità buddista della Soka Gakkai dicendo “Ammiro moltissimo il fatto che la Soka Gakkai abbia particolarmente curato questo aspetto della comunità dei praticanti: facilitare gli incontri, lo scambio di esperienze, mettere i praticanti in condizioni di potersi autogestire, aiutarsi a vicenda. Purtroppo devo riconoscere che, a quanto ne so, questa esperienza della Soka Gakkai non trova riscontro in altre tradizioni o scuole”. (Pubblicata su Dharma, la rivista dell’UBI).

Stante quanto sopra si chiede una rettifica completa, obiettiva, efficace e tempestiva di quanto emerso dal servizio andato in onda il 20 marzo 2019, concordando una successiva rettifica con il nostro Istituto.

Leggi anche il Comunicato relativo alla trasmissione Rai del 20 Marzo

Lettera alla Rai Chi l'ha Visto