Dal 30 giugno al 3 luglio, presso l’Università Luiss di Roma, si è svolta la nona conferenza annuale della European Academy of Religion (EuARe), uno dei principali appuntamenti europei dedicati alla ricerca accademica sul fenomeno religioso e sul suo ruolo nella società. Nell’ambito della conferenza, un panel è stato dedicato al pensiero di Daisaku Ikeda e all’impegno della Soka Gakkai per la pace, il dialogo e la costruzione di una società più giusta.
Moderato dal professor Massimo Introvigne, sociologo e fondatore del CESNUR – Centro Studi sulle Nuove Religioni, il panel ha approfondito il contributo di Ikeda al dialogo interreligioso, evidenziando le numerose affinità tra il suo pensiero e gli orientamenti emersi dal Concilio Vaticano II, in particolare con la dichiarazione Nostra Aetate, che ha segnato una svolta nei rapporti tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane.
Nel corso dell’incontro sono stati richiamati alcuni temi comuni, tra cui il dialogo come metodo di incontro, il rifiuto di ogni forma di intolleranza e discriminazione, la tutela della libertà religiosa e delle minoranze e la responsabilità verso l’ambiente.
È stato inoltre ricordato il contributo di Ikeda alla promozione della pace, dell’educazione e del disarmo nucleare, insieme all’impegno della Soka Gakkai nel favorire il dialogo interculturale e interreligioso.
Rosita Šorytė, membro del comitato scientifico della European Federation for Freedom of Belief, ha dedicato il suo intervento alla Fondazione Be the Hope, presentata come un soggetto della società civile che promuove iniziative per la pace, ispirate alla convinzione che la trasformazione interiore sia il fondamento del cambiamento sociale.
Ampio spazio è stato riservato all’esperienza di Senzatomica, la campagna nata nel 2011 con la mostra “Trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”. Attraverso un percorso narrativo e coinvolgente, l’iniziativa invita a riflettere sulle conseguenze delle armi nucleari, dando voce alle testimonianze degli hibakusha e promuovendo la responsabilità personale nella costruzione della pace.
È stata inoltre presentata la campagna “Cambio io, cambia il mondo”, dedicata alle sfide ambientali e al ruolo che ogni persona può svolgere nella tutela del pianeta. Il simbolo del colibrì, che porta una goccia d’acqua per contribuire a spegnere l’incendio della foresta, rappresenta il valore delle azioni individuali come punto di partenza per un cambiamento collettivo.
Tra i temi affrontati anche il rapporto tra linguaggio e trasformazione sociale, evidenziando come le parole possano contribuire a generare consapevolezza, orientare il dibattito pubblico e favorire nuovi modi di immaginare il futuro. In questo contesto, la Fondazione Be the Hope è stata presentata come un esempio di come valori spirituali possano tradursi in azioni concrete capaci di contribuire al dialogo pubblico.
Il ruolo dell’arte come strumento di dialogo tra culture e religioni è stato al centro dell’intervento di Francesca Corrao, professoressa di Lingua e cultura araba presso l’Università Luiss. Ripercorrendo l’esperienza dell’Istituto di Filosofia Orientale fondato da Daisaku Ikeda nel 1962, Corrao ha illustrato il festival “Poetic Heart: Connecting Humanity”, promosso dalla Soka Gakkai a Dubai dal 2012. Il progetto coinvolge bambini e ragazzi nella scrittura di poesie dedicate a temi della vita quotidiana, favorendo il dialogo attraverso l’espressione artistica.
A concludere il panel è stato l’intervento di Francesca Benna, dottoranda in Peace Studies presso l’Università Sapienza di Roma, dedicato al Toda Peace Institute di Tokyo. L’Istituto è stato presentato come uno spazio internazionale di ricerca e confronto sui temi della sicurezza umana, della nonviolenza, della diplomazia dal basso e della costruzione della pace, attraverso il dialogo e la cooperazione tra persone, istituzioni e comunità.





